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Numero: 2-ottobre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 19 Settembre 2018

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Riforma o d-istruzione della scuola?
Quando "gli asini" andavano dietro la lavagna!!!
di Di Berto Mancini Antonella - Emergenza scuola
Mentre scrivo, la Camera ha votato la fiducia al pacchetto Gelmini sulla scuola. Il maxiemendamento al decreto legge è stato approvato con 321 favorevoli, 255 contrari e due astenuti. Domani mattina alle 10.30 inizierà l'esame degli ordini del giorno presentati al provvedimento, mentre il voto finale della Camera sull'intero decreto arriverà giovedì. Il testo passerà quindi al vaglio del Senato, dove dovrà essere convertito in legge entro il 31 ottobre.
Se non sbaglio, i decreti leggi vengono proposti in casi straordinari di necessità e urgenza.
E' vero, a mio parere che la Scuola è un istituzione che soffre, il suo malessere è noto a tutti, ma risolvere tutto ciò con un decreto urgente e toccare solo un ciclo, quello che a tutt'oggi è sicuramente il più funzionante, mi pare un'azione che come al solito non è legata ad una riflessione, confronto, dibattito ma all'alzata di testa di un ministro.

Questa nostra povera scuola italiana viene ogni volta modificata da questo o quel ministro di turno, senza considerare che queste decisioni cadono a pioggia sulla testa di insegnanti, dirigenti, alunni e genitori e ogni volta, poi, si deve lavorare per adattare la nuova legge alla realtà della scuola, quella vera.
Se si guarda indietro negli ultimi anni, si troverà un bel balletto di idee.
Questa volta però c'è un elemento centrale: alla base non c'è una valutazione psicopedagogica, un'attenzione alla didattica, una valutazione dei programmi didattici, ma come ho letto da qualche parte "si scrive Gelmini ma si legge Tremonti" perché alla base c'è una necessità di rispondere a valutazioni economiche del Governo.
Mentre in Europa il budget assegnato all'Istruzione è in aumento, in Italia si va verso una restrizione con una grossa penalità sul piano della funzione educativa, formativa e pubblica della scuola.
Se la società ha bisogno di uomini e donne "con la testa ben fatta" è nella scuola che bisogna investire di più, ovviamente con i dovuti accorgimenti nell'individuare le necessità e i bisogni primari.

Di tutta la questione della Gelmini, ovviamente a parte grembiuli e grembiulini, ciò che mi preoccupa di più è la questione del maestro unico. Quando venne introdotta la pluralità degli insegnanti nelle classi si sollevarono ugualmente forme di protesta. Questo è ovvio perché ogni nuovo cambiamento ne produce.
Ma l'introduzione di più insegnanti in una classe aveva già intuito il cambiamento verso il quale andava la società.
Oggi non si può tornare indietro.

In nessuna disciplina esiste più il "tuttologo" ma ognuna ha, al proprio interno, un numero sempre maggiore di branche specialistiche; la pluralità della nostra società, la presenza in classe di bambini provenienti da culture diverse da dover assemblare e rispettare, la necessità dell'insegnamento di più lingue e anche di più religioni. La necessità da parte degli insegnanti di dover tenere in equilibrio non solo le diverse esigenze di bambini stranieri, ma anche delle loro famiglie. Come può un solo insegnante prestarsi a materie come informatica, inglese, musica?
Non possiamo tornare indietro e riproporre un maestro (solo maschio?!) unico di fronte a una classe di vivaci bambini del 2010.

Le scuole elementari sono piene di attività, di microambienti attivi, creativi, dove tutti si mettono in gioco per permettere ad ogni bambino che è "unico"- lui sì che lo è - di trovare la sua modalità espressiva. La sfida di molte scuole elementari è di rendere interpreti delle scelte di progettazione e realizzazione i bambini, le bambine e tutti gli adulti coinvolti.
Viene realizzata un'organizzazione flessibile delle attività didattiche: classi aperte, cooperative learning, lavoro a gruppi, insegnamento individualizzato, attività di mutuo aiuto, tutoraggio: si potrà continuare in questa direzione col maestro unico? Credo proprio di no.
In molti quartieri delle periferie delle grandi città c'è uno sviluppo demografico con fasce di emarginazione sociale piuttosto rilevanti, numerose famiglie con situazioni di grave disagio socio-ambientale dove si rende costante e necessario creare una rete di scambio e di aiuto con altre istituzioni per una maggiore integrazione scuola-territorio.
Anche di questo si farà carico il "maestro unico" ? e come?
Riuscirà davvero ad assolvere tutto ciò che compete ad una scuola complessa com'è oggi la scuola, specchio di una società altrettanto complessa, caotica e confusa, multiforme?

Se non sbaglio da anni le nostre leve di insegnati sono preparate per insegnare e quando arrivano nella scuola reale, quella dove si fa scuola, viene loro chiesto di dedicarsi ad una materia e non ad altre, perché si è ritenuto che i bambini possano usufruire di un insegnamento ampio e specifico in ogni ambito disciplinare e non diventare bravi solo a seconda dell'interesse del proprio insegnante, un po' come accadeva ai nostri tempi, con il maestro unico che non faceva ginnastica perché non sapeva muoversi, non insegnava musica perché non era pronto, faceva copiare i disegni perché non sapeva fare!

Cambia anche il Tempo Pieno che non sarebbe più tale. Pensare di "togliere", di trasformare" (non si riesce a capire come "magicamente" si possa aumentare, visto che è il contrario di tagliare!!) il Tempo Pieno significa anche dimenticare cosa significa il Tempo Pieno nell'attuale società e non solo per le famiglie ma soprattutto per le donne, per le quali la gestione dell'impresa famiglia-lavoro diventerebbe ancora più complessa.
Anche ciò non depone a favore della Gelmini, donna anche lei?!

Diminuzione del numero delle scuole?
Bene, in questo modo la fascia d'età tra i 14 e i 16 anni, più a rischio anche dal punto di vista dello sviluppo evolutivo, legata anche a fasce di svantaggio socio-culturale, sarà sempre meno tutelata. Soprattutto nei piccoli comuni aumenteranno gli studenti che dovranno fare i chilometri per raggiungere le scuole e aumenterà la dispersione.
Non ci rimetterà l'istituto, ci rimetterà il quartiere dove la scuola è ubicata che perderà un ulteriore risorsa per la tenuta sociale del territorio. Verranno lasciati ancor di più nell'ignoranza milioni di ragazzi, in un paese in cui la dispersione scolastica è ai livelli più alti in Europa e in cui c'è anche una crescita dell'analfabetismo di ritorno.

Io credo che questa non sia una riforma bensì una distruzione dell'istruzione.

Per ultima una questione che mi sta particolarmente a cuore. L'inserimento dei bambini disabili ha ormai una lunga tradizione nella scuola italiana e da tempo non è più interpretato come mero inserimento fisico del bambino nella scuola, ma è realizzata una consapevole integrazione.
L'integrazione scolastica degli alunni disabili ha bisogno di risorse e di tempi lunghi, i soli che consentono quel paziente lavoro che ha permesso ai ragazzi disabili, di ottenere, grazie all'inserimento nella scuola di tutti, ottimi risultati per loro, per le loro famiglie, per i docenti e per la scuola tutta.
L'integrazione dei bambini disabili, la progettazione di interventi finalizzati alla loro integrazione nella classe, favorisce gli altri bambini nel processo di maturazione e socializzazione, nella conoscenza e sperimentazione dei concetti di solidarietà, di collaborazione e di rispetto per l'altrui personalità, al di là delle capacità individuali di prestazione.
Le relazioni sociali con i pari forniscono ai bambini diverse forme di aiuto e costituiscono una forma di riconoscimento implicito della loro accettazione nell'ambiente sociale della scuola, ciò specialmente per i disabili a cui maggiormente in genere è ostacolato il contatto con i pari.
Per tutto ciò il ruolo dell'insegnante di sostegno è fondamentale.
In un intervento ad un convegno sulla disabilità, centrai la mia discussione sul ruolo dell'insegnante di sostegno come costruttore di una ragnatela di rapporti legati tra di loro e interdipendenti in cui un elemento non può fare a meno dell'altro.L'insegnante di sostegno lavora su più fronti: lavora con tutti gli alunni mediando il rapporto tra di loro e l'alunno disabile; lavora sul versante del bambino con un lavoro educativo didattico ben progettato e sul versante della classe sia come organizzazione cooperativa del lavoro che come realizzazione di un percorso di gruppo, per conoscere i deficit e le caratteristiche originali di ogni alunno. Questa figura professionale mette in rete le proprie competenze comunicative con quelle degli altri docenti, per coordinare i diversi livelli della progettazione educativa.
Il lavoro d'equipe garantito anche dalla legge prevede la sinergia di tutte le forze che lavorano per il bambino nel territorio.
Oggi gli insegnanti hanno anche acquistato una maggiore capacità di individuare le diverse situazioni di disagio e di difficoltà e le istituzioni scolastiche e i servizi del territorio collaborano sempre più efficacemente per la tutela dei minori e per individuare il miglior intervento per ogni problematica.

Dunque come potrà un solo insegnante rivolgersi allo stesso tempo ai ragazzi sempre più numerosi inseriti in una classe e allo stesso tempo ai bisogni di un bambino disabile ed eventualmente a quelli di bambini problematici non certificati? Già oggi abbiamo classi "numerose" se pensiamo che al loro interno sono inseriti anche più di un bambino con bisogni speciali: dove finiranno questi bambini? Chi li seguirà? Dove andrà a finire tutto il lavoro e l'esperienza accumulata questi anni a livello di integrazione? Come si potrà organizzare un GLH, quando già adesso è problematico organizzare le fuoriuscite dei maestri dalle classi? Questa situazione di complessa gravità deve interessare tutti perché tutti ne siamo coinvolti e occorre fare attenzione a che le scuole non vengano lasciate sole ad affrontarla perché questa "riforma" (???) Gelmini non sarà confinata entro le mura degli edifici scolastici ma scardinerà un sistema di vita sociale, con aspetti che interessano anche la tutela dei minori, non solo quelli svantaggiati, e delle loro famiglie.

E sottolineo ciò che ha scritto Lella Costa: "Cara ministra Gelmini in Italia i maestri unici ci sono già, sono le maestre: uniche non perché sono sole in cattedra ma uniche perché ognuna di loro svolge il proprio lavoro con unicità, con competenza e capacità di entrare nella testa e nel cuore dei bambini."

Mi viene tanto da dire, come alcuni slogan degli studenti, "Gelmini, vada dietro la lavagna!"

Dott.ssa Antonella Di Berto Mancini Psicologa RMA
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