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n. 30 febbraio 2013
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Ripartire da noi stessi
La priorità della formazione
di Ansuini Cristina - Orizzonte scuola
Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate. Forse questa è l'occasione per pensare diversamente da come abbiamo fatto finora, l'occasione per reinventarci il futuro e non rifare il cammino che ci ha portato all'oggi e potrebbe domani portarci al nulla.
Tiziano Terzani


Se torno un po' indietro nel tempo riesco a focalizzare il mio tortuoso percorso per approdare nella scuola: dopo diplomi, lauree e corsi post universitari per prepararmi ad altro, sono diventata insegnante di religione.

Come neofita avevo diritto a un tutor, col quale mi incontravo una volta al mese, insieme ad un manipolo di novelline come me, per confrontarmi sulle mie difficoltà e le mie conquiste, farmi suggerire le modalità di approccio più giuste, libri e riviste da consultare, strategie da seguire, schede da testare.
Sapevo come impostare una programmazione e scrivere un'unità didattica.
Periodicamente mi venivano proposti dei corsi di aggiornamento, differenti, tra i quali scegliere seguendo le mie inclinazioni, i miei interessi o le mie necessità formative del momento.

Non nascondo che a volte tutto questa cura mi andava un po' stretto, ma mi faceva sentire sempre sostenuta, sempre con un paracadute a portata di mano in caso di emergenza.
Quando, dopo aver vinto il concorso, sono entrata di ruolo diventando una maestra "normale", con tutte le virgolette che questa definizione può contenere, sono stata buttata nell'arena di punto in bianco, senza rete: "Da oggi lei si occuperà dell'ambito logico-matematico di una seconda elementare!" mi disse la Direttrice di allora.
Dopo il primo momento di puro panico, mi sono precipitata in una libreria specializzata e ho fatto incetta di libri di esercizi, guide didattiche, schedari...essere circondata da "materiale" utilizzabile mi rassicurava - questa "fissa" mi è rimasta!
Quindi mi sono abbonata ad un paio di riviste che potevano darmi la cadenza - anche temporale! - degli argomenti da proporre, oltre a spunti di lavoro, infine mi sono messa alla ricerca di un tutor tutto mio, sul modello di quello che avevo nei primi anni che insegnavo religione, per ritrovare quella relazionalità così salutare per il mio mestiere.
Sono stata fortunata perché sulla mia strada ho sempre incontrato dei tutor d'eccezione, ai quali sarò grata per sempre, perché mi hanno dato un'impronta, aiutandomi a costruirmi quell' idea di insegnante che mira all'essere più che al fare.
La mia formazione è tutt'ora improntata alla ricerca personale, alla causalità nel trovare il corso di formazione che fa per me, all'improvvisazione, all'estemporaneità, ma penso che oramai non sia più il tempo della libera iniziativa.
Piuttosto è il caso di ripensare la nostra figura professionale alla luce di un mondo che cambia, di una situazione che si evolve continuamente e a velocità supersonica e quindi di organizzarla con scrupolo scientifico, magari guardandosi un po' intorno e rubacchiando qualche idea qua e là: come si diventa insegnanti in Finlandia, a quanto sembra una delle migliori scuole del mondo? E come si continua ad essere insegnanti in situazioni che funzionano un po' meglio della nostra?

Facendo riferimento alla mia esperienza, leggendo e chiedendo "in giro" ho cercato di mettere insieme qualche idea che può essere utile alla riflessione in questo senso:

Formazione universitaria seria e fortemente selettiva, che preveda una metà delle ore di lezione frontali - tradizionali e on line -, basate sulle più recenti teorie pedagogiche, didattiche e psicologiche, e metà "sul campo", a scuola con i bambini, cimentandosi con laboratori e lezioni di vario genere, per concretizzare, toccare con mano quello che si studiato nella teoria;

 Ingresso nella scuola con il supporto di un sistema di tutoraggio serio: un insegnante all'interno della scuola dove il neo insegnante presta servizio, con interventi un po' più sistematici, organizzati e mirati rispetto a quelli che si attuano nel sistema attuale, e dei gruppi di lavoro esterni alla scuola in cui si lavora, che raccolgano altri neo immessi e abbiamo dei supervisori tutor, che possano avere quell'ottica esterna che consente le letture più chiare. Questi gruppi avrebbero lo scopo di far condividere le esperienze, ma anche degli strumenti utili, operativi per affrontare le situazioni più diverse;

Formazione continua, basata su serie di corsi tra i quali scegliere quello più adeguato al momento formativo, alle inclinazioni personali, alle situazioni contingenti. Sarebbe opportuno previlegiare proposte formative esterne alla scuola, per facilitare il confronto e quindi la crescita professionale;

 Possibilità di accedere a abbonamenti previlegiati a riviste specializzate, sia cartacee che on line;

Prevedere programmi di scambio con l'estero, specificamente con Paesi dell'UE, per dare un'opportunità formativa davvero unica;

 Supporto nel gestire professionalmente quel mosaico di dinamiche relazionali nelle quali si muove il docente, ripristinando la figura dello psicopedagogista, tagliata brutalmente per i soliti motivi economici, ed anche quella dell'ispettore, come figura super partes capace di dirimere situazioni intricate e complesse.

Tutto questo renderebbe l'insegnante una figura professionale seria, stimata, che sa orientarsi nella rete, che strizza l'occhio alle lingue comunitarie e non solo, che è informato, che sa adeguarsi ai tempi, che è permeabile ai cambiamenti, che sa relazionarsi con altri figure professionali con cui si trova a confrontarsi.

Se si vuole ridare una dignità alla scuola e a noi insegnanti, non possiamo aspettarci grandi cambiamenti dall'esterno, ma dobbiamo partire da noi: cambiare la scuola dall'interno si può e, direi, a questo punto si deve. D'altra parte, sempre per riprendere Tiziano Terzani che di rivoluzioni ne aveva viste e raccontate, la vera rivoluzione da fare è quella dentro di noi.

La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta.
Tiziano Terzani



Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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