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n.85 settembre 2018
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Ripartire dalla pedagogia del vuoto per sperimentare il rinnovamento
Lettura critica sull'innovazione metodologia
di Rago Giuseppe - Scuola & Tecnologia
In un'epoca di incalzanti novità tecnologiche, stiamo assistendo ad uno sviluppo dell'individuo, specie in età adolescenziale, sempre più orientato alla ricerca di una nuova indipendenza, marcata dalla propensione alla socialità (sempre più virtuale e sempre meno reale).
La nostra lettura, oggi, passa attraverso lo spazio pedagogico e intende aprire ad una riflessione sui nuovi orientamenti dell'educazione e del vivere, per suggerire alle nuove generazioni - attraverso il nostro agire e il nostro essere - come passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male nelle esperienze quotidiane nei contesti sociali ed educativi. Si tratta senza dubbio di una mission difficile, costellata di incertezze e, se vogliamo, priva di trama.

Il punto di partenza è l'influenza di usi e costumi sulle qualità propriamente etiche delle persone: un aspetto che ritroviamo ancor più marcato nei nativi digitali, gonfaloni della pienezza di un dinamismo sociale - artefice di una pseudo felicità - che esistenzialmente orienta la vita discostandola da virtù solide e ordine morale.
Questo clima confuso e ambiguo si riflette chiaramente anche sugli insegnanti (influenzandone sguardo, pensiero e ruolo) e sulla Scuola che per certi versi si accontenta di insegnare senza educare, dimenticandosi l'importante ruolo di maestra di autonomia per la costruzione del sé, della valorizzazione del sacrificio, dell'importanza dell'esperienza nel mondo per la conferma delle identità.

La ricerca pedagogica, che di energia ne ha investita tanta negli ultimi anni, pur continuando ad indagare sul contenuto qualitativo del processo e della pratica professionale, fatica a proporre un quadro teorico universale sulla dimensione metodologica oggi necessaria per il successo formativo ed educativo degli studenti. La tendenza, ad ogni modo, è quella di accogliere nella progettazione, con moderazione, accanto al setting tradizionale, modelli adeguati e strumenti nuovi per raggiungere i fondamenti essenziali a cui da sempre provvede la scuola (acquisizione dei tipi di linguaggio, padronanza dei concetti, maturazione delle capacità di ricerca essenziali per conoscere il mondo umano, naturale e artificiale), nell'ottica dell'individuazione e validazione delle competenze. Il tutto, chiaramente, deve continuare ad essere affiancato dalla particolare attenzione al delicato rapporto tra affettività e apprendimento nella relazione educativa, transfer primario socio-integrativo.
Con curiosità, mi sono imbattuto in una interessante lettura sotto l'ombrellone (S. Settis, Competenze addio. La "pulizia etica" della nuova scuola che insegna il nulla, in Il Fatto Quotidiano del 7 luglio 2018): una analisi sull'identità e sui valori del nuovo sistema scolastico, una considerazione determinata nel tentativo di portare a battesimo una "nuova pedagogia", quella del vuoto, del nozionismo tramontato, della condanna al lavoro dell'insegnante, "chiamato a cambiare il futuro, trasmettendo concrete conoscenze, non astratte e vuote competenze"; una pedagogia additata, "in cui non si impara nulla, se non la tecnica per imparare qualcosa".
Rinfranca chi da tempo crede che il cambiamento è possibile attraverso un'esposizione all'innovazione, l'etimologia del "vuoto" nell'estetica orientale - e in particolare in quella giapponese: non è il nulla, non è l'assenza di fenomeno o la negazione dell'esistenza. È la sospensione, la pausa, l'intervallo tra le cose; è lo spazio in cui può prendere posto il desiderio (fino a divenire slancio), per uscire dalla routine, dall'automatismo, insomma un momento essenziale e preparatorio all'esperienza di rinnovamento: la precondizione per lo stupore che farà la scuola, con la ventata di sperimentazioni, fucina del futuro e palestra educativa di esperienze di vita e cittadinanza.

Ripartiamo da qui. Ripartiamo dall'innovazione, dallo studente e dai suoi bisogni, favorendone la crescita e l'acquisizione di competenze che possano essere alla base di un progetto formativo, disciplinare ed educativo, che lo accompagni con positività ed equilibrio per tutto l'arco della vita.


Giuseppe Rago, docente INF/01 incaricato UniFg, pedagogista, formatore ed esperto di didattica digitale
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