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Numero: 1 -Dicembre 2007 -Anno I-   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 19 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Riscoprire la passione del fare
La scuola come ambiente di apprendimento
di De Marino Francesca - Didattica Laboratoriale >>> Percorsi laboratoriali
"... noi potremo passare accanto a fenomeni mai visti senza rendercene conto, perché i nostri occhi e le nostre menti sono abituati a scegliere e a catalogare solo ciò che entra nelle classificazioni collaudate. Forse un nuovo mondo ci si apre tutti i giorni, e noi non lo vediamo ... scoprire il nuovo mondo era un'impresa ben difficile, come tutti abbiamo imparato. Ma ancora più difficile, era vederlo, capire che era nuovo, tutto nuovo, diverso da tutto ciò che s'era sempre aspettato di trovare come nuovo. E la domanda che viene naturale farsi è: se un nuovo mondo venisse scoperto ora lo sapremo vedere?" Italo Calvino

Qualche anno fa, alla fine di un ciclo, la mia collega ed io volevamo lasciar per sempre la scuola, credevamo di amare non corrisposte il nostro lavoro, sentivamo il peso di un'immensa responsabilità nei confronti dei bambini, ci sembrava di non riuscire a contenere la loro emotività sovraeccitata e a modificare dinamiche negative all'interno del gruppo classe: bambini demotivati, aggressivi, che con la loro ostilità, ribellione e irritabilità creavano una relazione tesa, conflittuale, a volte esasperata; umiliazioni e sopraffazioni da parte di genitori rissosi e disperati; nessuna solidarietà da parte dei colleghi chiusi nelle loro classi, un'istituzione scolastica rigida, nevrotica, burocratica, impersonale...ma sentivamo una specie di ribellione alla rinuncia al piacere di lavorare!
Alla fine tutto si è acquietato durante il riposo estivo: a settembre abbiamo varcato la porta della scuola con passo lieto per riprendere servizio dopo le vacanze estive animate dai migliori propositi, ritornando a scuola volentieri, con la solita voglia di impegnarci e appassionarci, reagendo di fronte ai nostri errori e alle nostre difficoltà, tornando ad essere coerenti con le nostre convinzioni.
In effetti il mondo in cui è collocata la scuola è cambiato e, personalmente, sento l'impazienza di pensare a come comportarmi da educatore nel nostro tempo: le aule e i corridoi delle nostre scuole, i luoghi dove i bambini vivono e apprendono sono segnati da una chiara fatica di crescere e nel crescere. E' anche di fronte a questo che ci troviamo noi insegnanti e orientarsi è davvero difficile!
Voglio considerare, dunque, quest'articolo uno spazio di riflessione per ritrovare, attraverso testimonianze dirette, il linguaggio del gioco di relazioni inventate e vissute nella scuola.
In quell'inizio d'anno scolastico la mia collega ed io abbiamo considerato la possibilità di condividere la formulazione e la verifica degli itinerari didattici che avremmo adottato nella nostra attività curricolare con altri insegnanti; per quanto riguarda la gestione della classe, eravamo ormai convinte che l'insegnante non fosse l'unico responsabile dello star bene a scuola.
Abbiamo pensato di ampliare la nostra prospettiva di intervento al gruppo classe e alle sue relazioni, superando quell'attenzione individualistica che ci portava a guardare all'individuo che reagisce nel gruppo, piuttosto che a vedere il gruppo nelle sue relazioni.
Era forte la volontà di valorizzare il nostro ruolo di insegnante, non come semplici operatori della formazione, ma come ricercatori in grado di "individuare problemi, avanzare ipotesi, produrre verifiche".
Così ci siamo prese il tempo per pensare a un progetto didattico-educativo che avesse alla base il costruire in classe il senso del bene comune, che nel ciclo precedente, era stato spesso sopravanzato dalla ricerca degli interessi individuali o particolari.
Ne abbiamo parlato con altri colleghi e, nel raccontarci, è emerso che la nostra esperienza negativa era un vissuto condiviso anche dagli altri, che non eravamo sole nei nostri pensieri! Si apriva una possibilità: avevamo condiviso informazioni, si trattava di "processarle" in modo appropriato: su cosa vogliamo intervenire subito? in che modo?<</i>
Ci siamo aperti alla possibilità di integrare nello stesso processo la nostra ricerca con l'intervento educativo, senza procrastinare la fase della sperimentazione rispetto a quella della progettazione.
Si è creato così un gruppo di lavoro che aveva intenzione di realizzare nella progettazione curricolare una metodologia di lavoro cooperativo, volta a favorire l'integrazione didattica, l'inserimento sociale e l'autonomia dei bambini.
E' iniziata una nuova avventura ...
Abbiamo posto l'attenzione su un bisogno prioritario legato all'area della relazione, nella convinzione che, migliorando il contesto in cui i bambini vivono, si possa agire in modo più incisivo sulla motivazione, sul significato dell'impegno e quindi sull'apprendimento.
Il tema centrale che abbiamo affrontato come occasione per registrare le nostre riflessioni è stato La scuola come ambiente di apprendimento, cioè capire come l'ambiente scolastico attraverso corrette dinamiche interpersonali, possa diventare significativo ambiente di apprendimento.
Attraverso tematiche trasversali abbiamo trovato strumenti nuovi di riflessione che non rispondono solo alla didattica, ma anche ai bisogni immediati degli alunni e degli insegnanti.
Abbiamo iniziato così a rivolgere un interesse più sistematico agli aspetti che riguardano lo sviluppo dell'identità personale e sociale dei bambini, troppo spesso confinati in secondo piano o lasciati al caso, ma, nello stesso tempo, non isolandoli dal contesto culturale, dove invece trovano strumenti idonei per essere valorizzati.
Abbiamo pianificato un percorso di educazione socio-affettiva, come strategia per rafforzare lo sviluppo positivo della personalità dei bambini, contribuire a prevenire l'insorgere di problemi interpersonali nei gruppi, sviluppare la cultura del rispetto reciproco nella comunicazione e nei processi decisionali, attraverso l'organizzazione di contesti educativi coerenti e "sostenibili" in cui riflettere ed apprendere.
Durante la fase iniziale abbiamo avviato una ricognizione dello scenario contestuale: gli stili didattici, i bisogni e le esperienze eventualmente già realizzate nell'ambito dell'educazione socio-affettiva. Ci siamo confrontati su vari problemi e tematiche (l'attivazione delle risorse del gruppo classe, le dinamiche relazionali, l'educazione alle emozioni, all'ascolto, ecc). Ci siamo documentate su alcune tecniche e metodologie di intervento.
Nella fase successiva, lavorando sui temi e materiali reperiti e proposti e, utilizzando problemi e salienze come criteri di orientamento della ricerca, abbiamo formulato ipotesi di intervento didattico, fissando tempi e modalità di verifica.
Le aree di riflessione su cui abbiamo sviluppato "oggetti didattici" sono: La classe dove i bambini possono riconoscere ed esercitare ruoli concreti sul piano personale, sociale e civico per razionalizzare le risorse personali e riflettere sui valori che guidano le scelte (vedi allegato: incarichi)
Il gruppo dove i bambini possono valutare le risorse personali in ambito relazionale per identificare forme di comportamento accettabili e non accettabili, esercitarsi nell'acquisizione di forme positive di risposta ai conflitti e comunicare le proprie risorse/idee collocandole nel contesto più ampio della comunità. (vedi allegati : pagine gialle, consiglio di cooperazione, rete amicizia)
I laboratori dove i bambini possono sperimentare ruoli più complessi all'interno di un piccolo gruppo, assumere un ruolo attivo apprendendo dalle esperienze. Abbiamo pianificato quattro laboratori. Nel primo è stato proposto un percorso finalizzato a migliorare i sistemi relazionali: i bambini hanno fatto esperienza di un repertorio di abilità sociali, riflettendo sui ruoli di ognuno, sui diversi punti di vista e facendo esperienze di gruppo creativo; nel secondo è stato proposto un percorso di alfabetizzazione emotiva; nel terzo i bambini hanno ascoltato la lettura di favole legate ad aspetti importanti della crescita che sono state spunto per lavorare su alcuni pensieri, emozioni e comportamenti; nel quarto abbiamo proposto un percorso sull'ascolto di sé e degli altri, dando spazio anche al linguaggio del corpo con il movimento creativo. (vedi allegato: laboratori)
Abbiamo lavorato con interi gruppi classe e con piccoli gruppi: coordinando le nostre ore di contemporaneità, abbiamo attivato 4 laboratori, costituendo 4 piccoli gruppi eterogenei, che, a rotazione hanno usufruito dei laboratori. Alla fine del primo anno di sperimentazione abbiamo raccolto i materiali prodotti per poter realizzare un ipertesto che raccontasse l'esperienza; è stata organizzata una "conferenza" tenuta dai bambini che hanno raccontato, sulle immagini selezionate, il percorso. (vedi allegato: conferenza laboratori)
Il cambiamento organizzativo ci ha permesso di approdare ad un nuovo modo di relazionare tra noi docenti: ci siamo impegnati a promuovere tra di noi un processo interno di cambiamento individuale, per superare la frammentazione di un metodo di lavoro spesso basato sulla produzione di progetti educativi, cercando di assumere una "mentalità progettante" e promuovere la costruzione di un sapere condiviso.

E' stata un'occasione per lavorare insieme e raggiungere l'obiettivo del coinvolgimento di tutti, per cui i bambini hanno assunto un ruolo attivo, definendo con gli insegnanti un vero e proprio contratto formativo. I laboratori a classi aperte sono stati una strategia utile a motivare i bambini, stimolarli ad esprimere, progettare e realizzare attività rispondenti a personali modi di vedere, sentire e pensare; è stata un'occasione per offrire approfondimenti, attività operative, ambiti di conoscenze nuovi in cui gli alunni si sono messi alla prova, hanno sperimentato le proprie attitudini, coltivato i propri interessi attraverso l'uso di diversi linguaggi. Le discussioni sono state un momento di crescita importante e di efficace confronto tra idee.
La documentazione del lavoro in tutte le sue fasi ha permesso di raccogliere le idee, le spiegazioni, le interpretazioni e di arrivare alla sintesi collettiva, in cui i bambini si sono riconosciuti, facendo proprie anche le esperienze degli altri.
Se si considerano indicatori di successo la disponibilità dei bambini a mettersi in gioco e l'entusiasmo dimostrato, questa è sicuramente un'esperienza da ripetere.
Abbiamo condiviso una grande responsabilità, accettando la comune fatica dell'incertezza e della difficile costruzione dell'etica della responsabilità, con un esercizio condiviso e costante nella cura attenta della relazione. Superato quel momento di empasse sono iniziate a crescere insieme, libertà e responsabilità.
La mia gratitudine va ai bambini che con tutti i successi scolastici conseguiti e con l'intensa corrispondenza affettiva che hanno stabilito, hanno premiato la nostra speranza e hanno contribuito al raggiungimento di un significativo processo di maturazione del gruppo, permettendoci di superare le nostre resistenze iniziali.

Francesca De Marino Docente 164° Circolo Didattico "E.Chiovini" - Roma

In allegato trovate gli approfondimenti:
 Incarichi
 Pagine gialle
 Consiglio di cooperazione
 Rete dell'amicizia
 Laboratori
 Conferenza sui laboratori
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