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n. 31 marzo 2013
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Robotica è futuro
Competenze per la vita e capacità imprenditoriale
di Rosci Manuela - Scuola & Tecnologia


Non solo gare ma anche parole, quelle però che lasciano il segno e fanno riflettere: così la "tre giorni" dell'eccellenza della robotica -la RomeCup 2013- offre non solo la possibilità di vedere cosa le scuole, i ricercatori, le aziende progettano ma anche di ascoltare e riflettere in termini di PROSPETTIVA FUTURA per i nostri giovani (e anche per tutti noi).

Il primo appuntamento è il Convegno: "Robotica è futuro" e introduce i lavori Alfonso Molina, professore di strategie delle tecnologie dell'Università di Edimburgo e direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale. Noi de Lascuolapossibile lo abbiamo conosciuto in occasione del Global Junior Challenge e ho la sensazione di riprendere il discorso avviato a ottobre sulle competenze per la vita, quelle che servono/serviranno ai nostri giovani per vivere da protagonisti. Parla della crisi che sta vivendo l'Italia, del mondo che viaggia ad alta velocità, le competenze in campo lavorativo si trasformano ogni 5 anni, assistiamo ad una varietà di fenomeni notevoli: anche un ragazzino di 12 anni può diventare milionario progettando un' App e vendendola a meno di 1? (per l'esattezza, 0,99?). Si sono sviluppate nuove forme di ricerca di investimenti (crow funding). Ma importanti problemi da risolvere sono l'EGOISMO delle persone e il loro INVECCHIAMENTO, si vive certamente per più tempo. Molina afferma che c'è bisogno di PROBLEM SOLVING, la capacità di affrontare con soluzione i problemi, capacità che ha caratterizzato l'Italia negli anni 60-70.

A cosa serve la robotica, in questo nostro sistema in crisi?

La robotica educativa cambia la didattica, il modo di lavorare, di cooperare in gruppo; potenzia il flusso delle conoscenze e valorizza l'inclusione come necessaria leva di integrazione di forze e punti di vista differenti; riconosce l'importanza del divertimento anche quando si apprende e il valore della competizione leale. "Quando si parla di robot spesso la prima associazione mentale rimanda a qualcosa di freddo e inanimato. Quasi mai si pensa ai robot come a strumenti che possono amplificare e valorizzare le competenze. L'utilizzo della robotica in classe e nella progettazione si configura come un lavoro per gruppi, all'interno dei quali le competenze, qualità, capacità di ciascuno sono valorizzate e in seguito ampliate. Tra i membri del gruppo si sviluppa così un clima cooperativo, dove ciascuno propone una propria soluzione e il proprio punto di vista e dove si condivide la ricerca di una strategia risolutiva al problema. Problem-solving, capacità di rielaborare e rappresentare i concetti, necessità di condivisione e collaborazione: competenze che, al di là dell'applicazione robotica, costituiranno per i ragazzi un patrimonio di conoscenza per i diversi ambiti della vita futura, personale e professionale.
Già dalla scuola quindi i giovani possono prepararsi per affrontare la vita futura, includendo lo sviluppo delle capacità imprenditoriali."

Una skill gap analysis evidenzia le divergenze fra le competenze necessarie per svolgere le nuove mansioni e quelle effettivamente possedute, quindi un'indagine sul "buco di competenze" oggi in possesso dei nostri giovani che va affrontato: il fattore di innovazione dei processi per la competitività delle imprese sarà la sfida da cogliere, creare un sistema Paese per mettere insieme "tutti i pezzi" e le competenze per creare sviluppo.
La forza di unirsi per ottenere successo in Italia.

E' sintetico, rapido e preciso: il professor Alfonso Molina fa un'analisi, un bilancio e indica una prospettiva futura in meno di 20': qualcuno avrebbe da imparare?

Interviene poi Stefano Venditti, presidente di ASSET Camera: la presenza della Camera di Commercio di Roma non è casuale, non un semplice sponsor dell'iniziativa. Un'istituzione che ha fatto una scommessa: trasformare i numeri della disoccupazione giovanile in produttività, in sviluppo: i giovani non sono il problema, i giovani sono la soluzione. L'innovazione risiede "nella testa" di molti di loro. "Promuovere la cultura dell'innovazione, di cui i giovani sono portatori, significa innescare un potente moltiplicatore economico e rafforzare un essenziale fattore attrattivo nei confronti degli investitori esteri, con evidenti ricadute positive per le imprese e l'occupazione. Per una città come Roma, per un Paese come l'Italia scommettere sul capitale intellettuale è una scelta obbligata se si vuole puntare a uno sviluppo equilibrato, in cui competitività economica e coesione sociale vadano di pari passo."
Quale è il fattore strategico? "Cambiare la produzione di prodotti e servizi perché possano rispondere alle esigenze di tutti. C'è bisogno di una scossa. I sistemi dell'economia reale sono stantii. Per questo oggi è necessario incrociare la robotica e manifestazioni come la RomeCup 2013 sono l'esempio di come Roma possa essere la sede di competizione e sviluppo. Ci interessano i risultati reali delle iniziative per questo i vincitori parteciperanno alla MAKER FAIRE a ottobre a Roma, quattro giorni dedicati all'inventiva, alla creatività e all'intraprendenza, per famiglie e amanti del 'fai da te' ma anche la celebrazione del movimento dei Makers."
La robotica nei servizi può dare spinta alla crescita, produce numeri che fanno bene al prodotto interno lordo. Interessa che i mondi tecnologici, compresa dunque la robotica, entrino in contatto con la piccola e media impresa per mantenere vivo il sistema imprenditoriale e inserire le nuove generazioni che hanno competenze in tal senso. Attori e fattori per dare uno scatto all'imprenditoria romana.

Chi sono i makers di cui si è parlato in vista dell'appuntamento di ottobre, sostenuto anche dalla Camera di Commercio di Roma? "Potrebbero essere definiti gli hobbisti tecnologici del 21esimo secolo. Si interessano di tecnologia, design, arte, sostenibilità, modelli di business alternativi. Vivono di comunità online, software e hardware open source, ma anche del sogno di inventare qualcosa da produrre autonomamente, per vivere delle proprie invenzioni. In una fase di crisi si affidano alla creatività facendo della propria passione un lavoro. Il movimento dei Maker si basa sulla riutilizzazione e condivisione dei risultati, sulla creatività e sull'innovazione. Sul medio e lungo periodo potrebbe permettere di innescare importanti effetti virtuosi sull'economia, in cui comunità crescenti di makers sperimentano nuovi approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo."
(dal sito http://www.makerfairerome.eu/chi-sono-i-makers/ )

E' la volta dell'ingegnere Nicola Ciabatti, della direzione commerciale di Zucchetti Centro Sistemi, un'azienda toscana, una software house, il braccio robotico dell'azienda che produce Ambrogio, non il maggiordomo che evoca cioccolatini ma il tagliaerba robotico più venduto al mondo e progettato in Italia. L'ingegnere spiega che il lavoro di progettazione richiede la condivisione di tanti professionisti di diverse branche (meccanica, elettronica, informatica). Afferma, inoltre, che c'è una storia di eccellenza italiana nel campo della robotica "da sempre" e la robotica odierna, che cerca soluzioni non solo per le industrie ma anche nell'ambito domestico, ha un'espansione continua e trova uno sbocco fuori dall'Italia. Poi spiega la differenza tra macchina e robot (almeno quello che ho compreso io!): gli elettrodomestici, anche se chiamati robot, sono in realtà delle macchine mentre i veri robot si caratterizzano per il loro automatismo per una sola funzione specifica.
Chiarisce con un esempio aziendale: i tagliaerba che producono sono in realtà diciotto diversi robot, ognuno programmato per una sola destinazione (quello che taglia spazi molto piccoli piuttosto che per ampie metrature, con tutta la gamma delle diverse esigenze che il cliente richiede). Non c'è giardino uguale al mondo:l'innovazione continua sempre perché la casistica (i giardini) è notevole!
Poi racconta dell'effetto pioniere: "Ci prendevano in giro all'inizio perché nessuna credeva che ci potesse essere un bisogno, quindi mercato. Abbiamo lavorato in team, abbiamo fatto ricerca perché i pionieri non possono copiare da nessuno".
Questa immagine è bellissima: il pioniere è colui che apre la strada che non è stata ancora tracciata da nessuno e, comunque, fa qualcosa che è solo nella sua testa, ancora non esiste.
Sta tutta qui dentro la creatività, la libertà di pensare fuori dagli schemi già conosciuti: un'azione che risulta spesso difficile perché riesce meglio stare dentro situazioni già note, che sono rassicuranti e confortevoli. Ma non produrranno mai cambiamento, lo sappiamo anche noi persone di scuola. L'idea del team, del lavorare insieme è "la soluzione" per dare e ricevere forza, per superare coloro che all'inizio prendono in giro, probabilmente solo perché sarebbero costretti anche loro a fare qualche ... cambiamento!

Torno all'ingegnere che fa un'altra affermazione importante: troppi soldi vengono investiti su attività che ormai non sono più produttive. C'è bisogno di cambiamento.

Alfonso Molina chiosa l'intervento: non c'è migliore previsione del futuro se non quello di inventarlo.

Sento che qui si respira aria differente, le parole "pesano" e hanno valore, non sono semplici dichiarazioni di intenti. Si sente che si crede in ciò che si dice e si è convinti anche di poterlo realizzare. Come?

Antonio Napolitano, direttore regionale INAIL Lazio afferma subito: si deve partire con le proprie gambe. Il metodo è "progettuale": partire da un problema e trovare una soluzione, semplice ma non banale. Porta l'esempio della ragazza che, proprio nell'area dimostrativa della manifestazione, ha mostrato la capacità di trovare soluzioni: doveva azionare un braccio mioelettronico attraverso elettrodi collegati al computer ma il braccio elettronico non partiva. Ha preso i suoi strumenti e ha individuato il problema così ha potuto adottare anche una soluzione. Pensare che azioni di questo tipo -problema/soluzione- sono all'ordine del giorno e, per quanto piccole e a volte banali, siamo immersi ogni giorno in una realtà che ci chiede di trovare soluzioni. Parla poi delle ricerche e degli investimenti sulla robotica che l'Ospedale Bambin Gesù di Palidoro sta svolgendo per "mettere in piedi" persone che da sempre sono sulla carrozzella.
Ma anche lui offre un contributo aggiuntivo alla mia curiosità di sapere e riflettere: il pensiero economico nasce nelle famiglie, perché tutti hanno voglia di investire sui propri figli.
E poi ancora: i giovani sono il meglio della tecnologia italiana. Bisogna avere IDEE, perché quando ci sono idee c'è voglia di fare, la preparazione si cura e gli obiettivi si raggiungono. Si inizia a fare impresa quando si capisce che l'idea si può "affrontare".

Conclude Alfonso Molina sottolineando l'importanza di una educazione esperienziale, autentica che si raggiunge per strade diverse, che si devono intrecciare: lo studio sui libri ma anche l'acquisizione delle competenze per la vita, che mettono in grado i giovani di saper affrontare il presente e futuro con convinzione e competenza, formati nel carattere, con valori legati alla solidarietà che prepara ad una sana competizione professionale. Illustra brevemente il nuovo progetto realizzato con Microsoft che coinvolgerà 6 mila giovani che sperimenteranno un apprendimento che tende al miglioramento della comunità. Saranno preparati micro moduli concettuali e si creerà un ambiente dove sarà possibile contribuire. Una realtà aumentativa, immersiva, che va a toccare nuovi modelli cognitivi che sosterranno gli apprendimenti del mondo del futuro, un processo di innovazione e diffusione che ha alla base la capacità di fare problem solving.

Prima riflessione a caldo: il punto di vista con cui si avvia la riflessione è quello di un momento storico di crisi che però può essere un motore di cambiamento se buttiamo a mare le paure e abbiamo voglia di sperimentare il nuovo. Se non per noi che siamo grandi ... almeno per i nostri giovani, i nostri figli, i nostri alunni.

L'esperienza di questi tre giorni sembra promettere proprio bene.

Manuela Rosci
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