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n. 31 marzo 2013
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Robotica e nuovi approcci didattici
Riflessioni ed esperienze per una didattica innovativa
di Rosci Manuela - Scuola & Tecnologia
Il workshop, aperto da Mirta Michilli, direttore generale FMD, è la seconda tappa del primo giorno della RomeCup 2013. La Robotica Educativa è lo sviluppo e l'uso di robot per l'insegnamento e l'apprendimento che stimola l'interdisciplinarietà attraverso nuovi approcci didattici.

Orazio Miglino, psicologo, ricercatore presso il CNR e professore ordinario di Psicologia Generale all'Università "Federico II" di Napoli, sgombra il campo dagli equivoci: la robotica non è solo per ingegneri. I robot hanno bisogno di un modello di sviluppo cognitivo, poggiano sulle teorie dell'intelligenza per essere programmati: infatti, la prima domanda è "Cosa vogliamo mettere in questa macchina, come deve funzionare per fare 'quella' cosa?" Oggi i materiali di cui sono composti i robot sono metalli e plastica ma in un futuro non troppo lontano potrebbero essere utilizzati materiali diversi, più flessibili, più vicini a sostanze biologiche. Sul versante educativo, la capacità di programmazione è affiancata, se non anticipata, da competenze trasversali -ovvero quelle capacità che raggruppano le qualità personali, l'atteggiamento in ambito lavorativo e le conoscenze nel campo delle relazioni interpersonali, le soft skills- come il saper comunicare, il saper negoziare, il saper cooperare, tutte estremamente importanti per saper competere, senza che questa parola assuma connotazioni negative, anzi si esalta la capacità di mettere insieme le diversità. Queste competenze "soft" possono essere utilizzate anche per insegnare le hard skills, le competenze tecniche e professionali proprie del settore specifico, che permettono, ad esempio di programmare come è fatto un cervello. Quindi le competenze trasversali potrebbero portare sempre di più a programmare robot più intelligenti ma per far questo sempre più dobbiamo porci le domande del tipo "che cosa è 'essere vivi?'": prospettive future e ancora tante non-risposte.

Assistiamo comunque ad un superamento del concetto statico di robot e di intelligenza artificiale:
"i sistemi naturali sono sistemi che si autoorganizzano sviluppando una serie di strategie che permettono la sopravvivenza e la riproduzione. Al contrario, il modo in cui i sistemi artificiali devono svolgere il proprio compito e' di norma determinato da chi sviluppa il sistema. Il ricercatore o l'ingegnere che costruisce un sistema che debba svolgere un certo compito si preoccupa di determinare innanzitutto le risposte che il sistema deve produrre per ciascun possibile stimolo sensoriale e cerca quindi di disegnare il sistema in modo tale che esso produca effettivamente la risposta desiderata per ciascun possibile stimolo.
Questa procedura implica che il modo in cui il sistema deve svolgere il compito e' determinato in anticipo."


Quello a cui partecipiamo - e in questi giorni se ne son viste di tutti i colori (e le evoluzioni!)- è proprio il salto in avanti della robotica che diventa sempre più "evolutiva", permette cioè di programmare robot che siano in grado di interagire "autonomamente" con l'ambiente, scegliendo i comportamenti (movimenti) più consoni e adattivi all'impiego previsto: le gare di soccer, i percorsi nei labirinti dei robot ne sono stati un esempio. La robotica evolutiva cerca di ottenere sistemi di controllo robotici attraverso un processo evolutivo e adattivo piuttosto che attraverso un processo di progettazione ingegneristica.
Questo il futuro o ...è già il presente?

Sulla scia di queste considerazioni ascolto con attenzione via via crescente l'intervento della dirigente scolastica Grazia Fassora, responsabile Area Formazione ANP (Associazione dirigenti e altre professionalità della scuola).
Entra subito nel vivo della questione "cosa significa fare una scuola di qualità?". Ad oggi il 70% delle scuole non utilizza strumenti informatici e non vengono dati, ancora oggi, strumenti di apprendimento efficaci. Pone la prima provocazione: rompere il rapporto cattedra-banco. Mentre parla, lei dirigente di un istituto tecnico a indirizzo informatico, con il suo accento toscano, dichiara senza indugi: "utilizziamo il laboratorio 'per fare vedere' quello che prima ho spiegato in classe. Ma il laboratorio è la scuola del FARE!"
Non credo ai miei occhi (sono una visiva!). Ma il bello è che prosegue.

E' necessario costruire ambienti di apprendimento in cui docenti e studenti costruiscono un percorso insieme e dove è necessario utilizzare le discipline -CHE SONO STRUMENTI!- in maniera diversa.
Bisogna inoltre supportare l'AUTOAPPRENDIMENTO, con passione, creatività, ingegno, cogliere il rapporto tra quello che si impara e l'impianto etico.
"Apprendo nel momento in cui lo faccio con gli altri". Le tecnologie vanno utilizzate in maniera intelligente, non perché sono una moda: permettono di ampliare, modificare, destrutturare e ristrutturare la lezione (e la nuova conoscenza che si determina, aggiungo io).

Il DOCENTE rimane un punto fondamentale dell'impianto formativo perché insegna a scegliere, offre indicazioni fondamentali per la vita, sollecita il problem solving: oggi i ragazzi hanno tanti strumenti "pervasivi" in tasca (a portata di click) ma è necessario aiutarli ad utilizzarli.

Mi sono esaltata ad ascoltare questo discorso perché è testimonianza che non è questione d'età anagrafica ma di vision educativa, di prospettiva pedagogica, di lungimiranza (e aggiungerei anche buon senso). Ovvio che va da sé che mi aspetterei questi discorsi stratificati nel tessuto scolastico, quasi ridondanti e appartenenti al già visto e non come respiro innovativo e spinta al cambiamento ma, da una analisi di realtà, diciamo che siamo ancora costretti a entusiasmarci quando ascoltiamo parlare di scuola in questa prospettiva.
Dobbiamo certo affrontare la distanza tra ciò che serve e lo stato attuale (ancora) della scuola: il cammino non è poi così lungo, è alla portata di un click nel nostro cervello che, se ben programmato da noi, può consentire di affrontare tutte le resistenze al cambiamento, soltanto con un cambio di "orientamento pedagogico": ce la possiamo fare!

Ne è testimonianza l'intervento delle docenti della scuola Mar dei Caraibi di Roma, Daniela De Paoli e Rosa Margiotta, che hanno introdotto la robotica nella loro attività didattica, organizzando il lavoro per 2h a settimana, utilizzando il cooperative learning, superando quelle che sono le iniziali difficoltà/resistenze che si incontrano a scuola.
Il lavoro ovviamente non si può improvvisare, la suddivisione dei gruppi di bambini, sappiamo bene, essere non cosa di poco conto, che pesa sul risultato finale del lavoro.
I bambini hanno acquistato certamente autonomia: le fatidiche frasi "Maestra, penna rossa o penna blu?" sono scomparse a fronte di una maggiore capacità di organizzazione e risoluzione dei problemi. Le competenze sociali sono aumentate e la capacità di lavorare insieme, e quindi di includere tutti, è offerta dalla possibilità di dare ognuno il proprio contributo "differente" al gruppo che ha lo stesso scopo: trovare le soluzioni per affrontare il compito proposto.
Questo non esula dal registrare anche degli "insuccessi parziali": non tutti i gruppi hanno ottenuto successo e miglioramento, alcune difficoltà incontrate lasciano ai docenti il "nuovo" compito di trovare soluzioni alternative a quanto già messo in atto.
Il processo di apprendimento/miglioramento continua per tutti, grandi e piccini.

Questo aspetto è stato affrontato dalla psicologa Cynthia Mattioli che ha accompagnato il lavoro dei docenti con interventi ai bambini sul problem solving, spiegato ai bambini come una competenza trasversale da portare in tutti gli ambiti di vita: farsi domande e darsi risposte, e quando si incontra l'errore, cercare nuove risposte (che potranno attivare anche nuove domande).
L'altro aspetto importante è rivolto alla meta cognizione, "il pensare sul pensare": cosa sto facendo? Monitorare così il proprio comportamento e le proprie emozioni.
Altro argomento trattato: la dipendenza sperimentata nei videogiochi, con un incremento di difficoltà di memoria e attenzione, non avviene nel campo della robotica perché il Pc è utilizzato per programmare soluzioni, in cui il bambino, il gruppo, rimane attivo e determinante per raggiungere l'obiettivo.

Il lavoro è stato raccolto nel booklet "Robotica per tutti" (scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://www.mondodigitale.org/risorse/pubblicazioni/booklet-robotica-educativa) e presentato in questa occasione da Fondazione Mondo Digitale nell'ambito del progetto "Robotica contro l'isolamento", promosso in collaborazione con Google. Certamente utile strumento per tutti i docenti.

Laura Bononcini, Public policy and government relations manager di Google, interviene orgogliosa di aver preso parte al progetto con le scuole e con FMD. L'azienda ha costruito molti strumenti a disposizione delle scuole perché possano essere sempre più sviluppate competenze nel settore. La scelta non è quella di competere con il docente ma di offrire ai professionisti della scuola e agli studenti opportunità nuove di gestione avvalendosi di strumenti informatici, come il motore di ricerca di Google. Alla preoccupazione degli adulti di una navigazione non sempre certa anche sui motori di ricerca, la Bononcini risponde che c'è tutta una sezione dedicata alla sicurezza su internet in collaborazione con la polizia postale e rinnova la proposta di prendere visione dei programmi messi a disposizione delle scuole.
Intervistata alla fine del suo intervento, si è impegnata a inviare alla redazione materiali informativi da poter essere messi a disposizione dei nostri lettori. Trovate le indicazioni nell'articolo "Il programma Google Apps for Education" in questo numero.

Un ringraziamento a tutti coloro che contribuiscono a fare ricerca/sperimentazione/innovazione a scuola.
Lo sviluppo inizia anche dalla scuola.

Manuela Rosci
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