Torna nella homepage
 
n. 31 marzo 2013
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:25 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Rome Cup 2013: le aziende hann... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Scuola & Tecnologia 2 Scuola & Tecnologia

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Rome Cup 2013: le aziende hanno bussato, i giovani hanno risposto.
Pochi stereotipi ma grinta e motivazione nei ragazzi che ho incontrato
di Paci Lucia Giovanna - Scuola & Tecnologia


Vado in metropolitana alla manifestazione ROME CUP 2013, l'eccellenza della robotica a Roma, organizzata da Fondazione Mondo Digitale, dal 20 al 22 marzo, come inviata speciale della rivista. Compio a piedi la lunga strada che dalla stazione metro porta alla "città educativa", sede di F.M.D. e dell'evento, circondata da frotte di ragazzi di ogni genere: quelli coi rasta attorcigliati intorno a una matita, del genere appena uscito da un centro sociale, con lo zaino mal chiuso per il robot contenuto, che parlano di Romanticismo e di III prova dell'esame di maturità; quelli vestiti in maniera più curata ma standardizzata, tipo coattello, come si dice a Roma, ma che camminando parlano di logaritmi; quelli più anonimi, con le facce da bravi ragazzi, e quelli dal fisico ormai imponente, che ingombrano il cammino loro e della prof. che li accompagna, sovrastata. C'è voglia di esserci, di partecipare, chi da protagonista, chi da spettatore, a queste giornate di scuola sul campo e io, da inviata speciale e da genitore, sorrido sorniona e riconciliata con il mondo giovanile, mentre sgomito tra questa folla eterogenea e vociante.

Dentro, altri studenti in divisa da assistenti, probabilmente di scuole specifiche, molto professionalmente ti guidano verso il programma che è articolato in tre sezioni: una dimostrativa, in cui sono esposti i progetti di aziende, centri di ricerca, università e scuole, una di riflessione, con tre convegni su Robotica è futuro, Robotica è sviluppo e Robotica è lavoro, una competitiva, con vere e proprie gare tra robot, in diversi contesti, come il calcio o la danza. In contemporanea, sono a disposizione 20 laboratori interattivi per apprendere cosa sia la robotica e le sue numerose applicazioni in campo didattico, tecnico e scientifico.

Decido di farmi un giro tra i laboratori. Trovo i più piccoli, quelli della scuola dell'infanzia, impegnati con L'Ape giocherellona, progetto a cura del II circolo didattico di Eboli (SA) e non oso disturbarli perché, come soli i bimbi sanno fare, sono molto seriamente impegnati nel gioco. A gruppetti, inginocchiati per terra, fanno muovere BEE-BOT, un robottino a forma di ape, che cammina su un percorso a caselle, tipo quelle del gioco dell'oca, su cui sono disegnate lettere o numeri o animali, mosso dall'impulso che il bambino dà, rispondendo a un comando, ad esempio, la soluzione di un calcolo o la composizione di una parola o alla costruzione di una piccola storia per immagini. I bambini, perfettamente a loro agio con uno strumento che per loro è "innato", sviluppano divertendosi delle abilità molto "alte".
Nella stanza accanto, sempre i più piccoli sono impegnati nel laboratorio Carta Robot e Ingranaggi, della scuola Don Milani di Latina in collaborazione con l'ospedale Gaslini di Genova, che lo scorso ottobre ha vinto il Global Junior Challenge con Pinocchio 2.0, un robot costruito dai bambini, secondo l'idea che i bambini stessi hanno del robot. Qui, tra carta e materiali di riciclo, i piccoli vengono guidati nella costruzione di un robot e quelli dalle forme più disparate, i materiali di diversa origine e la fattura più artigianale possibile affollano, rendendolo riconoscibile per estro e creatività tipica del mondo dell'infanzia, lo spazio espositivo della scuola in questione.
Non riesco a interrompere, neppure per un'intervista, la proiezione di Expomoed, Esposizione del Mediterraneo, che tiene incollati al video i ragazzi, perché un film in 3d mostra un fondale marino esplorato da pesci robot, alla ricerca di animali malati, da curare e recuperare al loro ambiente. Le varie specie della flora mediterranea sono riprodotte con una tecnologia avanzatissima e i ragazzi sono totalmente ipnotizzati.

Un gruppo di ragazzi molto più grandi, poco più in là, è impegnato nel far gareggiare due robot, dalla forma circolare, molto nuova e affascinante, in una vera e propria lotta di Sumo, l'antico sport giapponese. Il responsabile di Di Scienza, che cura il laboratorio, mi spiega che il progetto nasce mettendo insieme più discipline, come la robotica, l'informatica, il design, con lo scopo di creare "prodotti per comunicare", dove per comunicazione si intende innanzitutto quella scientifica, ma naturalmente poi anche quella sociale, di inclusione.
Non vedo funzionare il laboratorio Robot e Geometria del Museo Civico di Rovereto, ma il ragazzo che lo tiene mi spiega che lo scopo è quello di far vedere il funzionamento di un robot che compie figure geometriche, per far visualizzare concetti geometrici, normalmente ostici ai ragazzi, perché astratti, e renderli così più chiari e fruibili. L'uso del robot diventa così strumentale a uno studio applicativo di materie difficili ai più.
Lascio i laboratori, perché il mio tempo non è moltissimo e voglio vedere un po' di tutto. Sono circondata da espositori, aziende, ospedali, università, ma le scuole sono quelle che mi colpiscono sempre maggiormente... ho una vera e propria "predisposizione naturale".
Un cartello "un robot...per studiare", dell'I.T.I.S Via Copernico di Pomezia, cattura la mia attenzione. Penso che i furbetti abbiano messo a frutto le loro intelligenze e competenze per fare meno fatica, per delegare a un robot il lavoro duro dello studio e invece lo slogan riassume semplicemente il fatto che il robot è il fulcro della loro didattica, perché un robot è ingegneria, meccanica, informatica, fisica, matematica, biologia, logica, psicologia, linguistica, design, perché lavorare su un robot significa, ideare, progettare, realizzare, perché "mentre costruisco faccio scuola, applico ciò che studio e mi autodisciplino". Accidenti, che sintesi e che esperienza! Propongo ai ragazzi di raccontare alla rivista la loro esperienza e accolgono la proposta con estremo favore: hanno voglia di raccontarsi e di testimoniare qualcosa che funziona, occasione per loro ma anche per noi, dall'altra sponda, imperdibile!
C'è una specie di plastico in fondo a un corridoio, che ripropone una strada urbana dove una macchinetta robotizzata cammina , rispettando limiti, segnali stradali, distanze di sicurezza e semafori. E' lo Street Robot dei ragazzi dell'I.T.I.S Fermi, di Roma, che interagisce col semaforo, bloccandosi quando scatta il rosso. Niente male, come idea, per il pilota indisciplinato e infatti, se non ho capito male, il progetto gode del favore della rivista specializzata Quattroruote! Altri studenti della stessa scuola, hanno ideato e realizzato in soli due giorni un cellulare artigianale, in grado di funzionare e inviare messaggi.
Non posso fare a meno di ammirare in funzione il Naso Robot, un apparecchio messo a punto dalla facoltà di Ingegneria Elettronica dell'Università di Tor Vergata, capace di valutare la qualità dell'aria sfruttando dei sensori.

Mi resta poco tempo e devo scendere in palestra, dove ci sono le competizioni: incredibile, robot costruiti dai ragazzi o anche dai bambini si sfidano a passo di danza o di calcio! E' una cosa fortissima e c'è un vero e proprio tifo da stadio! In un'altra palestra, è pieno di ragazzi che progettano live: la gara prevede che in 6 minuti si metta a punto un apparecchio che esegua un percorso a ostacoli, che la macchina è in grado di fronteggiare, ricalcolando il percorso dopo l'ostacolo. Mi viene voglia di intervistare qualcuno, ma chi si azzarda! C'è una tale concentrazione fervente, dato anche il poco tempo, che ne ho pieno rispetto e ammirazione.

Questi ragazzi qua non sono quelli degli stereotipi, questi hanno grinta e motivazione, cosa che me la dice lunga sul fatto che i giovani hanno solo voglia e bisogno che vengano dati loro non tanto stimoli, perché quelli sono tipici della loro età, ma interlocutori e occasioni, pretesti per tirare fuori tutta la loro energia.
La Professoressa Grazia Fassorra, responsabile dell' Area Formazione dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP), in apertura della manifestazione ha detto che avremmo assistito alla " scuola che vogliamo, la scuola del fare, quella che costruisce ponti verso la realtà", realtà qui rappresentata dalle piccole e medie imprese che vi hanno partecipato.

Le aziende hanno bussato, i giovani hanno risposto e io sono tornata a casa con maggiore fiducia nel loro, nel nostro futuro!

Lucia Giovanna Paci, genitore - Staff di Redazione
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional