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n 36 ottobre 2013
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Rosetta Mazziotta, da docente a sindacalista
L'iter di una professionista
di Riccardi Barbara - L'intervista
Uno sguardo attento e preciso sul Sistema Scuola dovrebbe partite da chi vive o ha vissuto direttamente in campo l'esperienza educativa, da chi sa di cosa stiamo parlando, da chi avendo chiara la situazione in cui vige il mondo Scuola può essere proponente, prodigo di ipotesi, idee, attuazioni per il miglioramento e l'organizzazione scolastica a tutto tondo.
Da docente di Scuola Primaria in frontiera a Sindacalista in prima linea il passo non è breve. E' una evoluzione di diversi livelli di percorso, fatto di tante esperienze e situazioni di crescita volitiva, apportatrice di cambiamenti; passo dopo passo, la consapevolezza di volerci essere e di voler dare un contributo fattivo al processo di crescita personale e professionale. L'attenzione verso le periferie e le situazioni di disagio è stato il volano per voler contribuire, come supporo ed apporto, al miglioramento della Scuola.
Rosetta Mazziotta dal 2005 Segretario Regionale del Lazio per la Cisl.

La svolta della Scuola dal punto di vista del Segretario Regionale Cisl?
La scuola che noi vogliamo è quella che svolge efficacemente il suo lavoro, che è di inclusione, accoglienza, promozione e sviluppo di competenze. Per renderlo migliore e adeguato ai contesti sempre mutevoli, la scuola non deve solo apparire disponibile ma anche agire attivamente per acquisire tutti gli elementi necessari per poter dare risposte efficaci ai bisogni che provengono da una società in continua evoluzione, connotata da dinamiche demografiche e competitività globale.
E' indispensabile rivolgere l'attenzione verso una crescita di qualità del sistema d'istruzione e formazione, condizione irrinunciabile per promuovere uguaglianza e sviluppo di capitale umano. Poiché rappresentiamo chi nella scuola lavora e sappiamo bene che la qualità del sistema dipende da quella del lavoro svolto, proprio su questo tema va indirizzata la nostra linea di politica sindacale.
Il senso e lo scopo della nostra azione saranno finalizzati a rafforzare la richiesta di aprire una stagione contrattuale che veda al centro del confronto con la parte pubblica il difficile rapporto tra investimenti e qualità del sistema. Investimento che contempli i necessari interventi sulle strutture e soprattutto una forte valorizzazione del lavoro. Tutto questo implica interventi anche in ambito contrattuale: politiche salariali, formazione in servizio, disciplina dei carichi di lavoro, definizione dei profili professionali. Su questi temi è necessario riprendere il confronto.
Se c'è la volontà può aprirsi una stagione nuova che possa ridia alla scuola e a chi ci lavora attenzione, rispetto, fiducia e prestigio.


Cosa pensa di fare per dare "corpo" e sostanza all'autonomia scolastica, aspetto che fino ad ora è stato "trascurato"?
L'autonomia scolastica ha apportato profonde trasformazioni nel mondo professionale della scuola, nel rapporto con l'utenza, con il territorio e con l'amministrazione centrale. Oggi possiamo affermare di essere giunti ad un punto cruciale ed è necessario riorientarla. Il modello italiano, definito "scuole delle autonomie", chiamato ad agire in un contesto di decentramento dello Stato, in questi ultimi anni si è fortemente evoluto sul piano giuridico senza, però, essersi concretamente realizzato.
L'analisi su ciò che ha prodotto fino ad oggi l'interpretazione dell'autonomia da parte del governo nazionale e delle scuole ci permette di evidenziare i punti più critici e di elaborare delle proposte per lo sviluppo dell'autonomia:

profilo professionale del Dirigente scolastico: nella fase attuale, la specificità della dirigenza scolastica ha perso l'originaria vocazione educativa ed è stata collocata nel quadro della dirigenza amministrativa. L'esercizio della funzione non è diretto verso il servizio finalizzato all'educazione ma orientato verso una burocratizzazione della funzione stessa.
La nostra proposta è quella di collocare il profilo professionale del dirigente scolastico all'interno di una normativa specifica, in ragione della valenza tecnica delle attività e funzioni esercitate da raccordare con quella attuale della dirigenza tecnico-ispettiva, anche in previsione della valutazione dei docenti finalizzata alla valorizzazione e allo sviluppo della professionalità.

profilo professionale dei docenti e nuove figure professionali: l'attuale assetto rende evidente alcune incongruenze riguardanti lo stato giuridico e il profilo professionale dei docenti. E' necessario definire per legge un nuovo stato giuridico, un profilo professionale coerente e uno spazio di agibilità della professione in grado di coniugare tre diritti costituzionali: la libertà di insegnamento, la responsabilità educativa della famiglia, il diritto dell'alunno all'apprendimento.
Non è rinviabile, inoltre, il superamento dell'unicità della funzione docente per poter assicurare agli insegnanti la possibilità di una carriera che oltre ad essere declinata sul versante docenza possa prevedere un'articolazione professionale di figure intermedie alle quali affidare il compito di integrare il lavoro didattico- formativo con quello organizzativi ed amministrativo.

Organi collegiali: il modello di co-gestione delineato con i decreti delegati del '74 è ormai superato. La partecipazione alla gestione della scuola oggi si coniuga in modo diverso. L'attuale configurazione del Consiglio d'istituto, così come delineata dal D.lgs 165/2001, gli conferisce compiti di indirizzo e controllo va ulteriormente rafforzata ma eliminando alcuni aspetti gestionali incompatibili con i poteri del Dirigente scolastico.
Senza intervenire in questi ambiti, l'autonomia delle nostre scuole negherà nei fatti proprio le finalità.


Rispetto all'integrazione la Scuola Italiana dove sta andando, è vero che per il prossimo anno il sostegno sarà garantito solo per i ragazzi a cui viene riconosciuta la Lg 104?
Il tema dell'integrazione scolastica suscita da sempre grande attenzione.
L'Italia ha avuto il merito storico di adottare per prima un modello di piena integrazione ma le modalità seguite hanno evidenziato limiti per almeno due ordini di ragioni:funzionali (discrezionalità nella compilazione delle diagnosi da parte delle ASL, difformità di comportamenti nelle diverse regioni italiane, mancanza di coordinamento a livello territoriale tra i diversi soggetti coinvolti nell'integrazione) e normative (le norme dei decenni precedenti non sono più adeguate alla situazione di oggi)
.

I più recenti orientamenti del MIUR riflettono la consapevolezza del mutato quadro di riferimento, basti pensare alla legge 170/2010 dedicata ai disturbi specifici di apprendimento e le disposizioni di futura applicazione sui Bes e lo spostamento di attenzione dall'area della disabilità alla più vasta area delle molteplici fragilità che sono presenti in ogni contesto di apprendimento. E' urgente, quindi, ripensare e riformulare il modello inclusivo attraverso una profonda revisione normativa e l'innovazione nelle pratiche didattiche. Vi sono effettivamente dei segnali positivi: le direttive impartite ai Dirigenti scolastici per la richiesta delle ore di sostegno per gli alunni certificati ai sensi della legge 104/92, hanno consentito di anticipare le operazioni di adeguamento degli organici entro giugno, garantendo la presenza degli insegnanti di sostegno già nei primi giorni di lezione; nei recenti provvedimenti legislativi sulla scuola, è stata prevista l'immissione in ruolo di 27 mila docenti di sostegno, che dovrebbe far superare l'eccessiva discontinuità didattica.
Non bisogna però dimenticare che il miglioramento della qualità inclusiva della scuola implica anche il rispetto del tetto massimo di alunni nelle classi in cui sono presenti situazioni di disabilità e la formazione in servizio per tutti i docenti. L'inclusione è una scelta che funziona, che conviene su cui è necessario investire puntando all'evoluzione dell'attuale figura dell'insegnante di sostegno, all'abolizione degli effetti della certificazione sanitaria sulla determinazione degli organici, al potenziamento e qualificazione dei Centri territoriali di Supporto e all'istituzione di forme di valutazione della qualità dell'integrazione, senza tralasciare l'intensificazione di lavoro che questo nuovo impegno comporterà e che sarà oggetto di confronto con le OOSS.

Lo slogan che rispecchia il fare del Suo Sindacato?
La specificità della rappresentanza sociale espressa dal sindacato è data dall'azione negoziale. La Cisl ha da sempre considerato il negoziato, il confronto e la contrattazione come azioni da praticare, misurandosi con le opportunità e le difficoltà dei diversi contesti in cui le diverse strutture territoriali si trovano ad operare.
Lo slogan che ci accompagna dall'ultimo congresso "in prima persona, al plurale" richiama anzitutto la dimensione dell'impegno, della disponibilità a spendersi e il coraggio di assumersi le responsabilità connesse al ruolo di rappresentanti sociali che esercitiamo. Queste considerazioni hanno sviluppato una riflessione che ha concentrato l'attenzione dei quadri dirigenziali su due elementi in particolare: un più forte radicamento del sindacato sui luoghi di lavoro e la necessità di unire le forze tra federazioni di categoria per poter contrastare in modo incisivo alcuni interventi e avviare percorsi negoziali.


I Suoi interventi in quale direzione saranno orientati?
Può essere sintetizzata in tre parole: EQUITA', RESPONSABILITA', RINNOVAMENTO.

Una sguardo diretto non per sopravvivere, ma per poter vivere una Scuola Possibile a garanzia di un'educazione di qualità nel quotidiano essere docenti in evoluzione, contro l'involuzione.



Barbara Riccardi
Docente IC Via Frignani "Spinaceto" - Roma
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