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n.17 novembre 2011
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Rumori di sottofondo
Ovvero il brusio dell'insegnante di sostegno
di Crasso Antonella - Integrazione Scolastica
Alzi la mano a chi tra noi insegnanti di sostegno non è capitato, prima o poi, di sentirsi rivolgere dal collega curriculare di turno il fatidico "invito", (riferito al ragazzo disabile con cui si sta lavorando in classe):"ma perché non lo porti un po' a lavorare fuori, così anche noi stiamo più tranquilli...sai, con questo brusio di sottofondo...".
Ecco, è quell'"anche noi" che a volte scatena malumori e reazioni e apre abissi che, se non si usano il buon senso e la misura, rischiano di diventare incolmabili e di compromettere seriamente quello che è il lavoro di un team, che nella sua essenza è un lavoro di relazione.
Ci sono diverse considerazioni da fare in merito.

La prima è che oggi le classi sono certamente molto numerose, spesso anche quelle nelle quali sono presenti alunni con disabilità: non per niente si è coniato il termine poco elegante, ma di impatto, di "classi pollaio" , ad indicare classi che contano anche 28-29 alunni, davvero tanti.
C'è poi da considerare che in classe, oltre a questo elevato numero, c'è l'insegnante curriculare, e nel caso di alunni disabili l'insegnante di sostegno oltre ad eventuali altre figure che ruotano intorno all'alunno quando il caso è particolarmente grave: gli AEC, o altri assistenti, come ad esempio gli assistenti alla comunicazione per i bambini ipoacusici, gli esperti di braille per i non vedenti, ecc.

E' chiaro che la presenza di tanti soggetti in una classe crea inevitabilmente un po' di confusione, almeno nelle fasi iniziali della lezione, quando si organizza e si "distribuisce" il lavoro della giornata. Per questo, in una strategia didattica che abbia un senso, si cerca di evitare la sovrapposizione delle varie figure che ruotano intorno al ragazzo per limitare al massimo disagio e distrazioni.
Tuttavia l'insegnante di sostegno svolge il suo lavoro preferibilmente IN CLASSE, per favorire la massima integrazione dell'alunno disabile e anche per instaurare una relazione significativa con il resto del gruppo classe, che in alcune situazioni ha nell'insegnante di sostegno un punto di riferimento fondamentale.
Ecco perché quell'"anche noi" di cui parlavo prima colpisce come un pugno allo stomaco.

Perché proprio il brusio dell'insegnante di sostegno, come lo abbiamo definito, se si capovolge la prospettiva, diventa in un certo senso una garanzia: quella di un insegnante che sta lavorando anche lui, e come, se sta lavorando!
Lavora per favorire l'integrazione dell'alunno che gli è affidato, per accompagnarne e garantirne la piena crescita umana e culturale.
Lavora per creare intorno a lui un clima affettivo positivo, che lo porti ad amare la scuola e a venirci volentieri (e come sappiamo, in molti casi già questo è un grande traguardo!).
Lavora per fare di quel ragazzo UNA PERSONA CONSAPEVOLE DEI SUOI PROBLEMI, ma anche della sua dignità e dei suoi diritti.
Lavora per trasmettere contenuti non fini a sé stessi ma dalla forte valenza educativa, CREA CIOÈ UNA RELAZIONE, che è ciò che poi resta davvero, tra le persone, anche quando i cicli scolastici finiscono.
Lavora per creare consapevolezza sui problemi della scuola anche tra gli altri colleghi, si informa e si forma e spinge anche gli altri a farlo, affinché la comunità educante possa agire con sempre maggiore efficacia sullo sviluppo dei giovani che accompagniamo negli anni più significativi della loro crescita.
E, dal suo osservatorio privilegiato di chi sta tante ore in una classe e ne conosce bene le dinamiche, lavora per tessere relazioni significative anche con la componente genitori, che spesso è un nodo cruciale.
Lavora cioè come facilitatore, a vantaggio di tutti, nei rapporti.

Ed è quel "fastidioso brusio" che a volte diventa voce che si alza più forte nei consigli di classe, condotti spesso in modo frettoloso e superficiale, per gettare sul tavolo problematiche che sono sfuggite, sfumature che vanno considerate, per "difendere" un alunno.
Per far passare quella cultura della condivisione che permetta di mettere davvero in pratica nella quotidianità quanto sancito nelle Linee Guida per l'integrazione scolastica degli alunni con disabilità", emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione nell'agosto del 2009, per la parte relativa alla dimensione inclusiva della scuola: "E' ormai consolidata la convinzione che non vi può essere una scuola inclusiva se al suo interno non si realizza una corresponsabilità educativa diffusa e non si possiede la competenza didattica adeguata ad impostare una relazione educativa fruttuosa anche con gli alunni con disabilità. La progettazione degli interventi da adottare riguarda tutti gli insegnanti, perché l'intera comunità scolastica è chiamata a organizzare i curricoli in funzione delle diverse attitudini cognitive, a gestire in modo alternativo le attività in aula, a favorire e potenziare gli apprendimenti, ad adottare materiali e strategie didattiche in relazione ai bisogni degli alunni: solo così essi possono esercitare il proprio diritto allo studio inteso come successo formativo per tutti".

Ed ancora, l'insegnante di sostegno lavora con sforzo costante, condotto con garbo ed equilibrio, per cercare di sviluppare in tutti i colleghi quella sensibilità e attenzione verso la disabilità, che permetta poi di "fare squadra" con benefici enormi per tutti, in termini di crescita personale oltre che di metodologie e strategie (finalmente!) condivise.

Altro che "anche noi"!
E se qualche volta portiamo i nostri alunni a lavorare fuori dalla classe è per una precisa scelta didattica e strategica,dettata dalla consapevolezza che in quel momento ciò che stiamo facendo è il meglio per lui... e non perché ci viene chiesto più o meno educatamente di uscire con l'alunno per il "brusio", che è invece indizio prezioso di una presenza attiva e non "assistenziale" accanto al ragazzo.
Qualcuno una volta mi ha detto che l'insegnante di sostegno non sta lì per togliere le castagne dal fuoco ai colleghi! Il sostegno lo deve fare all'alunno, non ai colleghi... anche se poi, nella nostra quotidianità capita spesso di fare anche quello. E quando accade, con le persone giuste, diventa una esperienza davvero gratificante che dà luce e senso al tuo lavoro, a quello in cui credi e per il quale ogni giorno CERCHI DI DARE IL MEGLIO DI TE.

E parli, e sorridi, e ascolti, e smorzi i toni, e tessi pazientemente relazioni. "Anche" io sto lavorando così. Con un allegro, scintillante, consapevole, brioso...brusio di sottofondo.

Antonella Crasso, docente di sostegno SMS E. Majorana - Roma
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inserito lunedì 05/12/2011 ore 00:05 da monica
una triste realtà quella raccontata da antonella, che purtroppo ho provato sulla mia pelle. tanti anni fa, all'inizio della mia carriera di insegnante di sostegno, carriera che ho scelto perchè sentivo e sento veramente mia, mi è stato detto da un'insegnante curriculare che io e il "mio" alunno "handicappato" eravamo dei PARASSITI; pertanto mi chiedeva di portarlo altrove per non disturbare la lezione.......è passato molto tempo, mi è capitato di avere colleghi molto attenti ai propri bisogni ma per niente a quelli degli altri e non aperti ai camnbiamenti, a ricevere dagli altri, anche dai bambini disabili; ho incontrato, però, anche colleghe straordinarie con le quali c'è uno scambio continuo di proposte e di esperienze, con le quali si lavora giorno per giorno per scalare montagne di difficoltà, con impegno, passione e amore e per le quali il mio brusio è un SOSTEGNO nei momenti difficili.
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