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n.59 gennaio 2106
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Sbagliare è creativo perseverare è vitale
L'errore come amicizia da coltivare
di Melchiorre Simonetta - Orizzonte scuola

"Sbagliando si inventa"
Gianni Rodari

Mi sono imbattuta in questa frase rileggendo "La grammatica della fantasia" di Gianni Rodari e mi è piaciuta tantissimo!

Da molto tempo sono convinta (l'ho sperimentato sulla mia pelle, l'ho visto nelle vite delle persone che mi sono accanto, l'ho osservato negli alunni che ho incontrato) che la paura di cadere in errore porta con sé conseguenze nefaste: paura di deludere, di non essere all'altezza, di non essere amato perfino.

Questi timori causano in alcuni casi la paralisi, i bambini inventano un improvviso mal di pancia, ad esempio, pur di fuggire da un compito che temono di sbagliare, gli adulti adoperano schemi comportamentali che li ingabbiano, che impediscono qualsiasi deviazione dal conosciuto, dallo sperimentato.

"Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova", recita un proverbio e se seguirlo da una parte ci rassicura, perché ci sembra preservarci da conseguenze sconosciute che potrebbero anche farci del male, dall'altra parte mortifica il pensiero divergente, la creatività che può condurre a nuove soluzioni, in grado di farci salire di livello, o a "nuove terre" come ci insegna la storia dei grandi esploratori.

"Sbagliando si impara" è un altro proverbio che noi insegnanti recitiamo, a volte senza crederci fino in fondo, che sembra essere usato quasi a scopo consolatorio: "Hai sbagliato, è vero, mannaggia, la prossima volta ricorda il tuo errore, così non sbaglierai più".

Quindi l'obiettivo finale è sempre quello di non fallire, di non uscire dal seminato, di non errare e quindi di non smarrissi.

Questa visione però ci fa perdere tutta l'opportunità che l'errore porta con sé.

La più immediata è la possibilità di metariflettere sul proprio comportamento, sul processo avvenuto che porta con sé grandi occasioni per conoscere se stessi, il proprio modo di affrontare l'esistenza e la sua problematicità, sugli interventi, le strategie che adottiamo.

Un' altra possibilità, che non disdegnerei (anzi!), è la capacità di allenarsi al perdono, prima di tutto di noi stessi, della nostra umanità, della nostra fragilità, per arrivare ad abbracciare con amore, pazienza e comprensione la diversità e la fragilità altrui. A me non sembra cosa di poco conto.

Ma la frase, che emula antichi proverbi, la più bella di tutte è appunto quella di Gianni Rodari: "Sbagliando s'inventa".

All'interno di questa affermazione non c'è nessun tentativo consolatorio, nessun bisogno di edulcorare un fallimento sostenendone il timore, ma ci trovo un'immensa allegria, di chi ha la capacità di vedere l'esistenza per ciò che è e la forza di affrontarne le mutevoli bizzarrie.

Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio, la torre di Pisa.Gianni Rodari

Rodari parla di errore "creativo", incita il mondo dei grandi a esplorarlo, cercarlo, promuoverlo, utilizzarlo, invece di spazzarlo via il più velocemente possibile con un segno di matita rossa o con una gomma da cancellare.

Nelle sue mani gli errori ortografici sono diventati storie che hanno saputo insegnare in modo leggero, che hanno portato il sorriso in un luogo in cui la frustrazione e le lacrime sono di casa; ci ha fatto comprendere che saper ridere dei propri errori ci aiuta anche a lasciarli andare, a superarli.

"In ogni errore giace la possibilità di una storia" dice Rodari, ma, ancora più importante, in esso giace la possibilità, come moltiplicatore di sguardi, di inventare nuove realtà, nuove possibilità, di ritrovare noi stessi in modo più autentico, libero dalle aspettative, dal dolore delle pretese nostre e altrui, più leggeri.

http://share.dschola.it/
http://share.dschola.it/
Il Prof. Paolo Perticari, docente di Pedagogia Generale all'Università di Bergamo, sintetizza magnificamente questo concetto in poche righe: "L'errore ci porta sul cammino dell'accettazione, dell'esplorazione e della mutua correzione nella consapevolezza di non voler fare di ognuno di noi una macchina banale che adotta risposte sempre prevedibili e nella scoperta che ci può e deve essere una sicurezza che si basa non già sul preconfezionamento di risposte banali, bensì sulla meraviglia de "il mondo è così e mi sorprende!".


Bellissimo! Grazie! E' proprio così!



di Simonetta Melchiorre
Insegnante di scuola primaria e art counselor, I.C. Maria Montessori, Roma.




Spazio dedicato a Gianni Rodari http://www.bdp.it/Rodari/


Rodari e Luzzati: Filastrocca della nuova invenzione



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