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n.46 ottobre 2014
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Articolo 'Scrivere per comunicare'  >>>
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Scrivere per comunicare
Perché affidare pensieri, idee, emozioni a diari e lettere?
di Ansuini Cristina - Didattica Laboratoriale
Ma cosa resta del mestiere di insegnante oggi?
La parola come esperienza della trasmissione, la scrittura come testimonianza capace di unire in modo singolare e irripetibile la vita al senso.
Ecco cosa resta. La scrittura come nome ultimo della vita, nel senso che sono la vita stessa e le nostre infinite pratiche, i nostri atti, la testimonianza che noi stessi sappiamo dare della vita, a essere la forma più alta della scrittura.
Massimo Recalcati.


È bene pensare, sentire la scrittura come una forma espressiva d'eccezione, come un modo di tirare fuori tutti quei pensieri, quelle sensazioni, quei ricordi, quelle storie che sono strettamente intrecciate alla nostra e ne fanno parte in modo indistricabile.
Ognuno di noi, già dalla pancia della mamma, inizia ad accumulare vissuti che via via arricchirà nel corso della sua esistenza; quando un bambino arriva nella scuola primaria ha già quindi un suo serbatoio di contenuti, fatto di suoni, racconti dei nonni, cartoni, letture dei genitori, vacanze in posti lontani o vicini, litigi con gli amici del parco..., dal quale attingere per rievocare storie e inventarne di nuove nel momento in cui si troverà a scrivere.
Accanto a tutto ciò possiamo affiancare un'altra opportunità che offre la scrittura, cioè quella legata alla comunicazione, al mettersi in relazione con gli altri.
Come sanno bene gli esperti in glottodidattica, la spinta comunicativa è quella decisiva per affrontare in modo positivo e vincente l'apprendimento di una nuova lingua: la motivazione a capire e a farsi capire raccoglie tutte le energie mentali utili a tale compito. Da questo punto di vista questa spinta può essere efficacemente usata con l'apprendimento della letto-scrittura, con la formazione di un nuovo gruppo, il miglioramento delle relazioni all'interno della classe, la riflessione sulle cose che capitano...

Si può approcciare a questa forma di scrittura attraverso semplici strategie giocose come lasciare in giro dei messaggi accanto ai vari oggetti presenti in classe, in modo da creare una sorta di aula a fumetti: la porta può dare il benvenuto con un "Ciao! Sono la porta e di sbattere non mi importa!", la finestra potrà dire: "Il mio nome è finestra e non amo la minestra!" la LIM dirà: "Se saprai come cliccare tutte le cose saranno chiare!"
I bambini saranno portati a decodificare i messaggi, che dovranno essere cambiati periodicamente, e via via imparare a rispondere: si possono predisporre delle cartelline/cassette della posta a questo scopo.

Una volta acquisita una certa confidenza con questo sistema, sarà naturale iniziare a scambiare messaggi e a lasciarne anche all'insegnante: in genere si vieni invasi da bigliettoni pieni di cuori, frasi amorevoli ed anche richieste specifiche: quando andiamo in giardino? Ci porti in biblioteca? Questa comunicazione offre tante possibilità, tra cui quella di progettare il messaggio da inviare.

Per non chiudere l'esperienza alla classe si può avviare una corrispondenza con classi di altre città: ho svolto questa attività per tantissimi anni - addirittura per due cicli interi! - e questo mi ha consentito di seguire queste attività sia in senso sincronico che diacronico, di verificare le evoluzioni e i cambiamenti, di mettere me stessa alla prova, dal momento che anch'io mantenevo una corrispondenza con le colleghe lontane.
Nel corso del tempo, accanto alle modalità più tradizionali, è stato possibile utilizzare le nuove tecnologie e quindi anche la posta elettronica: questo ha aperto mondi nuovi sia per la ricchezza dei materiali che si potevano scambiare - parole con tanti caratteri diversi, audio, video, immagini... - sia per l'opportunità data ai bambini con difficoltà di scrittura, che hanno padroneggiato la tastiera senza problemi.

Direi che questo della corrispondenza è un modo ideale per comunicare anche in altre lingue, iniziando da piccole frasi, magari corredate da disegni e immagini, rendendo poi via via più complesso il racconto di sé e del proprio mondo.

Scrivere per comunicare dunque, non solo con gli altri però, bensì anche con se stessi, per raccontarsi, capire meglio quello che accade intorno, fermare i momenti importanti, rielaborare pensieri ed emozioni.
Molti di noi hanno tenuto un diario e possono testimoniare come sia stato liberatorio lasciar andare sulla carta tensioni e momenti tristi, come sia stato chiarificante rileggere quanto avevamo scritto quando idee ed emozioni ingarbugliate e confuse rendevano fumoso e irto di difficoltà dipanare quanto ci stava accadendo. Gli ultimi studi in questo settore, con il professor Duccio Demetrio in testa, confermano questa esperienza catartica insita nella scrittura e nella scrittura autobiografica in particolare.
Come far arrivare tutto ciò ai nostri bambini? Come presentare loro questa opportunità preziosa, non solo per la loro avventura scolastica, ma per la loro vita tout court?

Il primo passo può essere quello di iniziare a scrivere un piccolo pensiero, un ricordo tenendolo tutto per sé, senza l'esigenza di mostrarlo, ma condividendolo con gli altri solo se si vuole.
Si potrà poi tenere un diario vero e proprio, scegliendo un quaderno gradevole da arricchire con disegni e stickers: ho avuto alunni che sono stati accompagnati dal loro fedele diario dalla seconda in poi, rendendolo una sorta di organetto, ricco di "appendici" e post it vari!
Anche qui è possibile pensare ad una evoluzione informatica e quindi creare un blog di classe, magari meno personale, ma caratterizzante del gruppo; un blog di classe - in rete se ne trovano moltissimi! - darà l'opportunità di scambiare storie e materiali ed anche di divulgare ciò che si fa, con enorme soddisfazione per i bambini.

Queste attività troveranno spunti, complementi, avvii,attraverso la lettura di libri epistolari e di libri-diari. Introdurre e accompagnare la scrittura con brani ad hoc è imprescindibile e affascinante: si esplorano mondi che ben conosciamo, ma anche terre inesplorate!
Proporre quindi la lettura di un libro "a puntate" o scegliere brani evocativi o centrali è decisamente il modo ideale di esplorare questa forma di scrittura, affrontando tematiche diverse, nelle quali ci possiamo rispecchiare o che possiamo riconoscere come più e meno familiari: rapporti difficili con compagni di scuola, problemi coi i genitori, racconti di vacanze, confidenze tra amiche...

Ascoltare o leggere insieme questo tipo di racconti crea un'atmosfera di complicità che migliorerà il clima all'interno della classe e rassicurerà anche quei bambini che si riconoscono nelle situazione problematiche di cui si parla. Completare l'attività con la scrittura del diario offrirà quello scarico di tensioni così prezioso e così legato alla scrittura autobiografica.


"A volte quando inizio una nuova storia e non riesco ad andare avanti, mi siedo di fronte al camino e inizio a schiacciare la buccia di alcune piccole arance verso gli angoli delle fiamme e osservo gli zampilli blu che si creano. Mi alzo e guardo fuori verso i tetti di Parigi e penso, "Non preoccuparti. Hai sempre scritto in passato e scriverai ora. Tutto ciò che devi fare è scrivere una sola frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci." Così finalmente scrivo una frase vera, e parto da là. Era facile perché c'era sempre una frase vera che conoscevo o che avevo sentito dire da qualcuno. Quando mi accorgevo che stavo scrivendo in maniera elaborata, o come qualcuno che introduce un tema o presenta qualcosa, mi fermavo e tagliavo la tiritera, buttavo via e ricominciavo dalla prima vera semplice frase dichiarativa che avevo scritto."
Ernest Hemingway




Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma

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