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n.85 settembre 2018
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Scuola, stereotipi e pregiudizi
La comunicazione tra persone: occasione di condivisione di esperienze o di cortocircuito nelle relazioni?
di Calcagni Maria - Oltre a noi...
immagine tratta da https://www.istitutopsicoterapie.com/lapproccio-strategico-alla-comunicazione/
immagine tratta da https://www.istitutopsicoterapie.com/lapproccio-strategico-alla-comunicazione/
Con il mese di Settembre si dà inizio ad un nuovo anno scolastico. Fin dai primi giorni, ogni Istituto si anima del fervore dei docenti impegnati nella progettazione annuale delle attività. Anche quest'anno entro in una nuova realtà lavorativa, in una nuova città, con nuovi colleghi di lavoro, nuovi alunni, in breve nuove relazioni.

La scuola può essere rappresentata come una ragnatela di relazioni in cui gli "attori" coinvolti, docenti, alunni, famiglie, personale ATA ricercano un codice comune per comprendere e comprendersi vicendevolmente, a volte senza riuscire a trovarlo. In questi giorni di adattamento, il mio pensiero tende a concentrasi sull'importanza di progettare (proiectare, "gettare avanti") sempre più attività in cui i soggetti coinvolti facciano, durante l'anno scolastico, esperienze di interazione finalizzate al conoscere e comprendere meglio ognuno il punto di vista dell'altro.
La comunicazione costituisce la struttura essenziale di ogni fatto sociale e coinvolge più soggetti in una serie di eventi che si succedono seguendo spesso una programmazione convenzionale o prestabilita; essa è relazione, condivisione, scambio di informazioni tra interlocutori. Che ci si serva del linguaggio verbale o del non verbale (posizioni, movimenti del corpo, espressione del viso, inflessioni della voce), la comunicazione è comunque capace di influenzare sostanzialmente la relazione tra gli individui partecipanti.
Una relazione che voglia raggiungere il risultato finale di migliorare le qualità dei concorrenti ha come base di partenza l'assunzione di un impegno. Quest'ultimo presuppone la sollecitudine e l'impiego di energie da parte di chi vuole costruire una relazione: senza un reale senso di responsabilità e una cosciente applicazione, la comunicazione risulterà difficile e piena di ostacoli.
Ogni qual volta instauriamo una relazione, soprattutto se con minori, dovremmo responsabilmente guardare e ascoltare l'altro senza inserirlo pregiudizialmente in una "tipologia" più o meno nota, evitando di ricorrere a stereotipi, specie quando, nell'approcciare un soggetto, ne valutiamo il comportamento. Gli stereotipi assomigliano molto agli schemi mentali prefissati, sono come delle "scorciatoie" basate sull'ipotesi che chi rientra in una determinata categoria avrà probabilmente le caratteristiche proprie della stessa. Del resto essi non si basano su una conoscenza vera, provata, tendono ad ignorare le possibili variabili che potrebbero verificarsi e così l'opinione dell'altro si dimostra rigida ed errata; non necessariamente vanno visti in una connotazione negativa, anzi, a volte, se utilizzati come "generalizzazioni", nella consapevolezza che possano esistere le eccezioni, si rivelano ottime strategie cognitive, per ricordare concetti e accadimenti. Diverso sono i pregiudizi: convinzioni generate non da conoscenze fondate di fatti, cose o persone, ma sulla base di popolari dicerie. I possibili concetti errati diventano però pregiudizi solo se il pensiero resta irreversibile soprattutto alla luce di nuove conoscenze.
Un adulto valuterà un collega, un alunno, in modo più corretto se cercherà di conoscere alcune sfaccettature del suo carattere al di là dell'apparenza; un bambino avrà più rispetto di un insegnante se sa qualcosa di lui. Nella scuola la comunicazione è talvolta veloce, incompleta e l'incomprensione è sempre possibile. In una scuola possibile ogni figura ha consapevolezza di sé, del suo modo di funzionare e quando comunica si preoccupa di capire chi ha davanti, cerca di essere chiara nel messaggio che manda e di interpretare correttamente il messaggio che riceve.

La comunicazione tra persone rappresenta un'occasione per offrire esperienze, per avviare momenti interattivi, per mettersi in gioco, pertanto in conclusione possiamo tranquillamente affermare che risulta ormai di fondamentale importanza imparare a guardare le situazioni da più e diversi punti di vista per comprendersi e comprendere meglio i comportamenti dell'altro che sia esso un insegnante, un collega, un compagno, un amico o un genitore, al di là della reazione personale che questi possono suscitare. Favorire esperienze di interazione nella scuola significa rispondere alle specifiche necessità dell'individuo ancor più se bambino.
Per i primi tre mesi di scuola, propongo una progettazione di attività che promuova la naturale disponibilità alla relazione dei bambini. Le esperienze della durata di un' ora, presentate a giorni alterni, saranno strutturate basandosi su stimolazioni, impressioni e informazioni al fine di creare una relazione di autenticità che vede nel gioco una raccolta tonico-emozionale di fiducia e sicurezza. Ed è proprio questa la mia proposta: cercare di cogliere e di far cogliere ad ogni protagonista il valore dell'altro, facilitare la condivisione e favorire la comunicazione in una modalità più flessibile in modo che non sia un banale "equivoco" a determinare un cortocircuito nella relazione.


Maria Calcagni, sociologo e pedagogista clinico, docente presso l'Istituto Omnicomprensivo di Roccasecca (Fr)
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