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Numero: 3 -Febbraio 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 16 Dicembre 2018

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Scuola, disimpegno delle famiglie
La partecipazione delle famiglie alle elezioni scolastiche è crollata ovunque.
di Menna Rosanna - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Avviso sulla bacheca: "Le elezioni del Consiglio di Istituto sono convocate per domenica. I genitori sono VIVAMENTE pregati di partecipare".
Sfido chiunque ad affermare che non ha visto almeno una volta un avviso di questo genere affisso presso una qualunque scuola.
A conclusione delle elezioni il dato è sempre più sconfortante. Città diverse con realtà simili: assemblee snobbate, incontri in cui non si raggiunge il numero legale, riunioni rimandate a oltranza.
È la fine della democrazia scolastica. E non perché le decisioni non vengano prese collegialmente. Il problema è l'opposto: nessuno vuole più partecipare alla vita di classe. Troppo impegno (delle famiglie), scarsa fiducia nell'autorità scolastica, disinteresse. Ecco perché nelle elementari, medie e (soprattutto) superiori d'Italia si assiste all'agonia della "partecipazione". Ogni scusa è buona: "Non ho tempo".
Niente da fare. La scuola, come luogo di dialogo e scambio di idee, non attrae più. Vent'anni fa in molti istituti si presentavano almeno 4 liste e votava l'80% dei genitori. Ora bisogna pregarli di candidarsi.
Altri tempi. Era il 1974 l'anno in cui i "Decreti Delegati" istituirono gli organi collegiali della scuola dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica. Fu una rivoluzione. Le famiglie, per la prima volta, si sentirono coinvolte nelle decisioni. I Decreti Delegati erano l'esito legislativo di un imponente movimento che aveva riconosciuto nella scuola una delle istituzioni fondamentali della repubblica per la realizzazione dei valori di egualitarismo, solidarietà, riconoscimento dei diritti fondamentali e universali.
Il quadro che ne emergeva era una pluralità di "comunità educanti" in continua interazione con "la più vasta comunità sociale e civica a livello distrettuale, provinciale e nazionale".
Gli organi collegiali quindi avevano una duplice funzione: da una parte quella di elaborare il fare scuola quotidiano non solo rispettando la libertà individuale d'insegnamento dei docenti, ma anche potenziandola attraverso l'attività collegiale che consentisse la realizzazione di una autonomia educativa, didattica e progettuale degli insegnanti. Dall'altra, con una rigorosa definizione delle funzioni del personale che concorrevano alla comunità (docenti, personale ATA, direttivi), gli organi collegiali costituivano il luogo della integrazione delle varie funzioni, del collegamento ed integrazione con la componente degli studenti e dei genitori. Non vi è traccia, quindi, di gerarchia tra le funzioni ma riconoscimento di diversità e complementarità, di concorrenza paritaria al governo della scuola. E invece ora c'è un disinteresse generale.
Partecipazione addio. Con i docenti che invocano più rispetto per la scuola e i genitori che oscillano tra l'indifferenza e una domanda: <<Se non possiamo decidere nemmeno il colore della carta igienica ? ammesso ci siano i soldi per comprarla ? perché dovremmo darci da fare?>>. Ma quali ruoli e responsabilità per i genitori a scuola? In attesa, e chissà per quanto tempo ancora, della Riforma degli OO. CC., questa domanda è più che legittima. D'altronde per essere attivi e propositivi nella nuova scuola autonoma, a contatto e a confronto con dirigenti, docenti (è soprattutto questa categoria la chiave di volta della relazione tra scuola e famiglia), è per lo meno necessario coltivare qualche interesse sulle problematiche scolastiche, mantenendosi aggiornati. Non tutti, però, sono in grado di essere, degli autodidatti, quindi a chi spetta informare in modo corretto? Alla scuola, ai mass-media, alle associazioni? E come comunicare le informazioni? Come vincere, soprattutto, l'indifferenza o l'apatia - progressivamente registrata - delle famiglie verso assemblee, riunioni, consigli indetti dalla scuola? C'è disorientamento nella pubblica opinione.
Eppure sono loro la chiave di tutto. Lo aveva capito 40 anni fa Don Milani, che così aprì la sua "Lettera ad una Professoressa": "Questo libro non è scritto per gli insegnanti, ma per i genitori. È un invito a organizzarsi". Si sta profilando la riforma degli OO. CC. della scuola, il Ministero ha avviato un percorso di confronti alla ricerca di idee nuove e di strategie che siano i grado di rilanciare la partecipazione dei genitori alla vita scolastica. Nei dibattiti emerge con sempre maggior evidenza l'equivoco presente nel termine "genitore".
Quando si parla di loro non si fa distinzione tra coloro che si occupano esclusivamente del proprio figlio e coloro che hanno voglia, disponibilità e competenze per occuparsi di tutti i ragazzi di una scuola.
Dirigenti e docenti non fanno differenza nel considerare i diritti e i doveri degli uni e degli altri trattandoli allo stesso modo, con il risultato di non riuscire a trovare il bandolo per un loro proficuo coinvolgimento. Così capita che illustri esperti accusano i genitori di una cosa e del suo contrario: mentre denunciano il loro disinteresse nei riguardi della scuola, allo stesso tempo mettono in guardia quest'ultima dalla loro invadenza, che rischia di travolgerla con pretese e reazioni inconsulte. Ne consegue la contraddizione per cui o i genitori sono un problema e allora è meglio non farli entrare nelle scuole, oppure se ne esigiamo la partecipazione vuol dire che sono una risorsa. L'esperienza ha fatto toccare con mano che i genitori sono l'una e l'altra cosa. Essendo più di venti milioni di individui, tra loro vi sono quelli problematici e quelli che invece possono davvero costituire la prima difesa per una scuola posta nel mezzo delle molte problematicità della società attuale.
Va colta e regolamentata la grande differenza tra i genitori centrati sui propri interessi e quanti allargano la propria attenzione alla scuola, ai diritti dei bambini. Sono quest'ultimi che spesso si associano ed "insieme" riescono a creare con le scuole quelle "comunità educative" che tutti auspicano. Ebbene, in occasione della riforma degli OO. CC. è necessario cogliere questa problematica e trovare soluzioni efficaci ed appaganti. L'attenzione va posta, quindi, anzitutto sulla partecipazione e sul come rilanciarla, piuttosto che sulla semplice revisione della composizione dei consigli. Un riferimento prezioso per la soluzione del dilemma è rappresentata dalla recente Costituzione dell'Unione Europea, la quale afferma autorevolmente come gli organi della partecipazione sono le associazioni e non i consigli che sono, invece, organi di rappresentanza. Come a dire che nella scuola si consuma un equivoco curioso: mentre si chiede ai genitori di partecipare, nello stesso tempo si impone loro di delegare alcuni a rappresentarli negli organi collegiali.
Nella riforma occorre allora definire le modalità per riconoscere e potenziare le associazioni, che mobilitino la partecipazione dei genitori e diventino il primo riferimento per gli eletti nei consigli. La prossima riforma degli OO. CC. deve sancire la presenza e i compiti delle libere associazioni dei genitori nelle scuole, con impegni precisi da parte della scuola nel facilitarne la costituzione e l'operatività. Come accade in ogni settore, anche in quello scolastico le associazioni sono in grado di vivificare l'esperienza di adulti e ragazzi, facendo leva sui molti "genitori sociali", disposti a dedicare tempo ed impegno in favore di una scuola sempre più accogliente ed efficace.
Tra le tante ragioni del progressivo "disaffezionamento" dei genitori verso la forma di partecipazione elettiva all'interno delle scuole potrebbe essere la mancanza da sempre dell'informazione/formazione a favore dei genitori. Sono poche le scuole dove la stessa si fa e viene svolta in cooprogettazione genitori/docenti.
In tanti rinunciano perché la partecipazione alle riunioni degli organi collegiali avviene in orari lavorativi e costa giornate di retribuzione, per contro niente è dovuto o previsto per favorire la partecipazione del genitore lavoratore.
Quelli che nonostante tutto ci credono si dotano di autoformazione e "tengono duro" devono superare conflitti ? dei quali francamente farebbero a meno - prima di risultare credibili ad altri soggetti dell'Istituzione Scolastica. Quando finalmente riescono ad essere accettati, magari, inesorabilmente, decadono dal mandato e chi li sostituirà si troverà a dover rifare la stessa trafila.
La proposta. Per realizzare la cooperazione attiva e consapevole dei genitori alla vita della scuola, è altresì necessario realizzare con urgenza la formazione dei genitori su temi generali e specifici. La progettazione delle iniziative di formazione dei genitori dovrà avvenire in forma partecipativa, coinvolgendo la componente dirigente e docente alle tematiche derivanti da una oggettiva analisi dei bisogni espressi dalla categoria, nella piena consapevolezza del ruolo attivo che i genitori possono e devono svolgere all'interno delle singole istituzioni scolastiche.
Si auspica che vengano espresse opportune linee guida ministeriali che regolamentino con chiarezza il ruolo degli eletti negli OO. CC. delle scuole e le attribuzioni di ciascun organo collegiale.
Si spera altresì che la proposta di legge di riforma degli OO. CC. non consenta la scomparsa dei consigli di classe e la diminuzione numerica delle rappresentanze dei genitori (e degli studenti) negli OO. CC. E perché non prevedere, per favorire la partecipazione del genitore lavoratore eletto negli OO. CC., il riconoscimento di permessi retribuiti?

Rosanna Menna Docente 196° Circolo Didattico Via Perazzi - Roma
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