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n.63 maggio 2016
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Scuola e Famiglia: quale alleanza è possibile?
dalla partecipazione alla corresponsabilità
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
scuola e famiglia...
scuola e famiglia...
La nostra Costituzione assegna alla famiglia e alla scuola la responsabilità di educare e di istruire i giovani. Fin dalla nascita della moderna Repubblica, pertanto, i genitori e gli insegnanti hanno rivestito un ruolo di grande rilevanza nello sviluppo dei giovani.
Nel tempo, il dettato costituzionale ha avuto varie interpretazioni, a livello normativo e a livello attuativo e le innovazioni introdotte nella scuola hanno fatto progressivamente evolvere l'interpretazione del rapporto scuola/famiglia nella direzione di una relazione via via sempre più interattiva.
Bisogna considerare che l'evolversi di nuove teorie pedagogiche ha accreditato, nel processo di innovazione della scuola, il valore della singolarità dell'individuo, della diversità dei ritmi di apprendimento, dei diritti di tutti gli allievi, di quelli dei soggetti in difficoltà. Di conseguenza, sono stati elaborati nuovi modelli didattico-educativi che hanno permesso alla scuola di reinterpretare le modalità di attuazione del dettato costituzionale in merito al rapporto scuola/famiglia.
Determinante è stato anche il ruolo dei genitori nella vita scolastica, sia negli istituti statali che paritari, che è risultato nel tempo sempre più pregnante, trasformandosi da mera partecipazione agli organi collegiali ad autentica cooperazione alla progettualità e ai processi formativi. ....E' scaturito, quindi, l'obbligo per le istituzioni scolastiche di dare piena esecuzione alle disposizioni normative per introdurre nuove modalità organizzative atte a favorire un maggiore coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica, investendoli della corresponsabilità educativa. ........

In queste righe la premessa delle "Linee di indirizzo" che il Miur ha diffuso in merito "Partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa", dopo anni trascorsi dal lontano 1996, con l'introduzione del DPR n.267, dove era già prevista l'istituzione del Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori, al fine di valorizzare la componente dei genitori e di assicurare una sede stabile di consultazione delle famiglie sulle problematiche scolastiche. Il FoNAGS però e' stato istituito con il D.M. 14 del 18/2/2002 che recita testualmente: "Il FoNAGS, luogo d'incontro tra il Ministero, l'Amministrazione e l'associazionismo (composto dalle Associazioni dei genitori maggiormente rappresentative), è stato costituito al fine di valorizzare la componente dei genitori nelle scuole e di assicurare una sede stabile di consultazione delle famiglie sulle problematiche scolastiche.

Se la partecipazione dei genitori alla vita della scuola, al confronto con le altre componenti "tecniche" (i docenti in primis) che si occupano della formazione dei bambini e dei ragazzi, vede la sua storica nascita indubbiamente con i Decreti Delegati del '74, sicuramente vede però la sua evoluzione e crescita con l'autonomia scolastica dai primi anni 2000, con due DPR, n.249/ 98 "Statuto delle studentesse e degli studenti della Scuola secondaria" (poi modificato dal n. 235/07) e n. 275/99 "Regolamento dell'autonomia scolastica", quando viene trasformato il concetto di "partecipazione" in quello di " corresponsabilità educativa", articolando e declinando di fatto il principio di "sussidiarietà" dei sistemi educativi.
CO-RESPONSABILI, dunque, con il significato letterale che assume l' espressione stessa: RESPONSABILI INSIEME, SULLO STESSO PIANO DI RESPONSABILITA'.

La cultura della sussidiarietà è alla base della vita democratica delle Comunità occidentali; le radici filosofiche del principio sono comunque assai lontane anche se sottoposte ad una continua rielaborazione e adattamento. Il riferimento a un'organizzazione sussidiaria dei rapporti tra governo e cittadini si trova già nel pensiero classico. Il maggiore di questi è in Aristotele, che nel Libro I della Politica delimita i compiti della Polis, riconoscendo un margine di autonomia alle comunità inferiori...( vedi il contributo integrale di Carmelo Caruso nel banner laterale); indubbiamente le "autonomie" locali trovano affinità elettive sia nel principio che nell'esercizio della cittadinanza "attiva" a cui si fa riferimento soprattutto nelle esperienze del Volontariato e dell'Associazionismo storico più radicato.
Le esperienze dell'associazionismo tra i genitori in Italia hanno radici lontane e solide; affondano le radici nell'istituto Costituzionale ...ancora dalle linee di indirizzo:
... Gli artt. 30, 33 e 34 della Costituzione sanciscono:
-"È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli..."
-"...La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole..."
-"La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita..."
La Costituzione assegna ai genitori e alla scuola il compito di istruire ed educare; risulta pertanto irrinunciabile, per la crescita e lo sviluppo degli alunni, una partnership educativa tra famiglia e scuola fondata sulla condivisione dei valori e su una fattiva collaborazione, nel rispetto reciproco delle competenze...


E' ancora possibile seguire queste modalità "sussidiarie" della partnership educative? La Famiglia e la Scuola sanno riconoscere le proprie competenze...sanno condividere valori nel rispetto reciproco del proprio fare e convogliarlo in una fattiva collaborazione?

Recentemente Angela Nava (C.G.D. - Coordinamento Genitori Democratici)ha commentato dalle pagine di Edscuola:
...La frequente sottolineatura nei testi legislativi del primato educativo della famiglia può indurre a pensare ad una lettura dell'art.30 della nostra Costituzione (È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli...) tutto spostato sul versante del diritto delle famiglie o addirittura riproporre inquietanti eco del dibattito tra laici e cattolici che animò il nostro paese mentre l'Assemblea Costituente era al lavoro. Era stato allora Guido Gonella, in procinto di diventare ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo De Gasperi, a presentare una relazione sulla scuola, facendo proprio il magistero della chiesa espresso nell'enciclica "Divini illius magistri" del 1929. "I diritti guida - sono per il ministro democristiano - quelli della famiglia: allo Stato spetta una funzione ausiliaria, nella certezza che ogni scuola neutrale è assurda ed irrealizzabile perché priva di un contenuto spirituale e morale."
Quello che è certo è che, dalle recenti norme citate, non emerge una chiara indicazione di ruoli, competenze, partecipazione dei genitori alla progettualità complessiva della scuola, quanto una generica petizione di principio sulla cooperazione scuola-famiglia come valore tout-court ed una riconosciuta potestà genitoriale a compiere alcune scelte, in relazione a bisogni individuali, cui la scuola con le sue risorse deve rispondere. È sufficiente ricordare, al proposito, la scelta individuale relativa all'anticipo, alla quota oraria annuale opzionale-facoltativa e alle relative attività connesse.
Il rischio che si intravede è quello di una deriva individualistica che può rompere il mandato storicamente attribuito alla scuola italiana: quello cioè di operare per contrastare le disuguaglianze sociali. Il singolo lasciato solo di fronte alle sue scelte tenderà a riprodurre la sua storia, la sua cultura familiare, perpetuando una sorta di condizionamento sociale. Al contrario appare sempre più urgente la diffusione dell'idea di una genitorialità sociale, diffusa in una società come quella italiana in cui, come testimonia una recente indagine del CENSIS[3], il 40% delle famiglie denuncia la difficoltà a tenere il ritmo con altre agenzie educative e lamenta la difficoltà a trasmettere valori positivi, mentre ben il 64% denuncia la solitudine delle famiglie rispetto alle istituzioni sociali.
(la grassettatura è la mia)

L'accresciuta complessità delle società e i processi in atto della globalizzazione pongono a tutti noi non solo quesiti destinati non essere mai completamente risolti, ma la necessità di cambiare passo e prospettiva nella comprensione stessa di questi fenomeni e, soprattutto, nella gestione educativa nella quotidianità delle nostre comunità scolastiche; parliamo spesso di "emergenza" come di un coarcervo di avvenimenti riconducibili all'ormai insanabile conflitto tra la Scuola e la Famiglia.

E' davvero così? Ed è davvero così insanabile questo conflitto? O si tratta di punti di vista e prospettive, che hanno a che fare piuttosto più con le scelte educative e gestionali che si operano negli Istituti scolastici, che con scenari apocalittici disegnati da improbabili, quanto improvvide, Cassandre?

In particolare i "media" sembrano coltivare una particolare sensibilità in merito ai conflitti Scuola-Famiglia; ogni settimana veniamo informati come in un bollettino di guerra, delle "risse" avvenute lungo lo "Stivale"...
e dei diversi episodi dove i Docenti e la Scuola emergono come attori negativi; ci sono anche molte inchieste che ci parlano di "innovazione" e di "ricerca"...comunque sia di sensazionalismo e non di scuola di tutti i giorni, scuole che cercano di collocarsi con un onesto e costante lavoro di "tessitura" tra le diverse componenti scolastiche in quella tanto agognata, quanto sconosciuta "linea della normalità" che sembra non fare sensazione....
E' in questo scenario che si inserisce, per esempio, la costituzione di alcune Associazioni di Genitori e Docenti, come quella di recente nascita dell'Istituto che dirigo, l' I.C. VIA PADRE SEMERIA di Roma; associazione SCUOLALIBERATUTTI che afferma di: "dedicare energie, tempo e passione per migliorare la scuola. Per svolgere le proprie attività l'Associazione si avvale in modo determinante e prevalente delle prestazioni volontarie degli aderenti genitori e docenti. Compito prioritario e fondamentale è partecipare attivamente alla vita della scuola ed esserne protagonista rafforzando la rappresentatività dei genitori e dei docenti".

Affermazioni non solo di intenti, perchè supportate da forti motivazioni ad "esserci" e a "fare per..."; nelle ultime settimane senz'altro il "clima" interno sembra avvalersi di un vento di fiducia, insolito per questi tempi. Senza trionfalismi, con i piedi piantati nella terra della "consapevolezza" che i problemi ci sono e vanno affrontati, con lo sguardo di chi vuole ricomporre un quadro di partecipazione e di collaborazione.

Non resta che indicare almeno tre criteri che dovrebbero segnare le nuove strade della partecipazione: l'informazione, la consultazione, la codecisione.

Dice ancora Angela Nava:
1) L'informazione. Essere informati, e consapevoli, è una condizione indispensabile per esercitare davvero qualsiasi diritto di cittadinanza
E non è inutile rilevare il corrispondente dovere degli insegnanti di informare, e fare capire i contenuti dell'offerta formativa, esplicitandone le priorità educative e argomentandone la scelta. Basta porre mente alla questione della verificabilità degli obiettivi formativi, o della esplicitazione preventiva dei criteri di valutazione degli studenti, per rendersi conto che già l'effettiva attuazione di questa forma di partecipazione costituisce un passo avanti sulla via della democrazia.


2) La consultazione. Essere interessati ad un servizio non significa necessariamente essere competenti a progettarlo e realizzarlo. Nondimeno, si può partecipare avendo la possibilità di esprimere non solo interessi e aspettative, ma anche i dubbi, le perplessità, che si traducano o no in richieste esplicite. Segnali, insomma, importanti da raccogliere doverosamente e anzi da sollecitare, da parte di chi è professionalmente e istituzionalmente competente, per progettare un servizio. Non perché aderisce supinamente alle eventuali richieste, che vanno comunque rielaborate; ma perché tiene conto delle caratteristiche del contesto che quei segnali consentono di rappresentare in modo plausibile.

3) La codecisione. Elemento fondamentale, se le prime due condizioni sono attive, pur nella consapevolezza dell'asimmetria professionale e di competenza tra docenti e genitori. Asimmetria che non può scomparire in nome dell'assolutezza della libertà di scelta delle famiglie o per la fuorviante sottocultura del mercato e del "cliente" che si è voluta introdurre nella scuola.

Credo sia fondamentale dare voce a questa "visione di confine" tra Scuola e Famiglia se vogliamo dare futuro alla convivenza democratica...un futuro fatto a più voci e con i "colori" della diversità e dell'inclusione

di Serenella Presutti
Dirigente scolastico, psicopedagogista e counsellor
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