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n.17 novembre 2011
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Scusa, forse non ho capito bene
Formula sempre affidabile, sempre più attuale....
di Agolino Simona Loretta - Organizzazione Scolastica
Il mio anno scolastico non è certamente iniziato in maniera tranquilla... anzi mi ritrovo a lavorare su tre classi e spesso io stessa non riesco a capire dove sono o cosa faccio.
Fare scuola oggi è diventato sempre più difficile.
Non solo perché i bambini sono diversi anno dopo anno, le difficoltà si stratificano e gli strumenti di cui disponiamo per far fronte alle diverse problematiche sono sempre di meno.
E questo lo viviamo tutti.

Educare è diventato più difficile perché viviamo in una società molto complicata, instabile, frastornata e molte volte, lasciatemelo dire, CONFUSA.
Una volta educava non solo la famiglia, la scuola e anche la Chiesa, ma ci si riconosceva TUTTI UNITI in vista di un bene comune: l'educazione del bambino.

Ecco perché OGGI insegnare ed educare richiedono una serie di azioni e di comportamenti che vanno RICERCATI E COSTRUITI DI VOLTA IN VOLTA, a seconda delle situazioni che nel gruppo classe si presentano, e che non possono essere mai dati per scontati.
Per l'insegnate, oggi molto più di prima, è fondamentale SAPERE, ASCOLTARE E FARSI ASCOLTARE.
Un problema di non poco conto.

Durante una spiegazione o una lezione, se mi accorgo che qualcuno si distrae e toglie anche la concentrazione ad un altro compagno, uso quest'espressione: "Scusa non ho sentito" o "scusa forse non ho capito bene ..." con l'intenzione di evidenziare non tanto il comportamento non corretto dell'alunno, ma di sottolineare l'impossibilità per me di credere/capire/accettare che lui stia attivando un comportamento (la sua distrazione e quella provocata nel compagno) in un momento proprio sbagliato.

Mi sono resa conto che questo tipo di approccio può essere un buon sistema per aiutarli a capire, sia l'alunno che ha creato lo stop alla spiegazione, sia il gruppo classe che può condividere UNA PAUSA DI RIFLESSIONE COMUNE.

Dire "non ho sentito bene" con una tonalità di voce forte, sottolinea che ho compreso benissimo ma scelgo di interagire con lui e gli altri bambini in maniera non aggressiva (urlando, ad esempio!) ma "comunicando" che il comportamento non è adeguato al momento e al luogo. Cerco di spostare su di lui l'attenzione, innanzitutto facendolo sentire al centro dell'attenzione di tutti gli altri, sottolineando tuttavia la responsabilità dell'interruzione avvenuta, utilizzando il gioco ironico del "non aver compreso".
L'alunno si rende conto di essere stato l'elemento di disturbo (aspetto negativo) ma anche di aver "provocato" la discussione che spesso è costruttiva per tutti (aspetto positivo).

Oggi i bambini comunicano poco e interagiscono ancora di meno e allora l'interruzione in classe diventa anche una richiesta di ascolto da parte degli adulti e dei compagni. Si percepisce che c'è una richiesta di dialogo, anche se inadeguata perché sottoforma di "disturbo".

Sono sempre più convinta, come insegnante e come persona, che l'uso delle parole e della buona comunicazione interpersonale siano alla base dei rapporti tra la gente, tra gli adulti, tra gli adulti e i giovani/i bambini.
E allora COMUNICHIAMO, facciamolo in modo intelligente, usiamo tutti -ma proprio tutti- la grande ed inesauribile fonte di comunicazione:la PAROLA!

Simona Loretta Agolino ,Giurista ,Docente I.C."2 Ottobre 1870" piazza Borgoncini Duca
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