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n.24 giugno 2012
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Se hai una montagna di neve, tienila all'ombra
Riflessioni sulla visione di film non banali
di Ansuini Cristina - Didattica Laboratoriale


Non importa quanto sia stretta la porta,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.
William Ernest Henley (1849-1903)


Come ho avuto occasione di scrivere, la comunicazione è una delle parole chiave della mia vita. Ogni mezzo è lecito e buono per affrontare un argomento importante, uno scambio proficuo, una tematica spinosa.
Quest'anno, che nonostante le tante difficoltà è stato uno dei più belli della mia ormai considerevole carriera di maestra, ho voluto utilizzare il linguaggio cinematografico per poter poi creare dei cerchi in cui far circolare idee, valori, principi, per seminare un po' di germogli sani, da annaffiare con cura, da sostenere con attenzione, da curare con praticità.
Ho così sostenuto letture e discussioni con visioni di film, un po' fuori circuito, ma ricchi di spunti comunicativi e di idee su cui soffermarsi.
Alcuni di questi ci sono decisamente rimasti nel cuore ed hanno avuto un posto speciale nel nostro percorso.

Il primo è "I ragazzi del coro", titolo originale "Les choristes", un film francese del 2004, che ha avuto la nomination all'Oscar dell'anno successivo.
Racconta di una sorta di collegio di "ragazzi difficili" e di un insegnante di musica che riesce a trasformare in risorse quelle che fino al suo arrivo erano state considerate devianze.

Il film ha una caratterizzazione dei personaggi tale, una descrizione così acuta e puntuale, una poesia così diffusa, che lascia inizialmente senza parole, con una commozione ed una forza allo stesso tempo che fa pensare a tutte le occasioni perdute per valorizzare una potenzialità, ma anche al potere dello scambio affettivo, alla ricchezza del linguaggio musicale, alla positività di un pizzico di sana trasgressione.

Un altro film speciale è stato "We want sex equality", un film inglese che racconta la storia vera di un manipolo di donne operaie che, sul finire degli anni 60, riesce ad ottenere un adeguamento salariale rispetto ai colleghi maschi scioperando e protestando contro un colosso dell'industria automobilistica.
È un film che ho avuto qualche timore a proporre, riflettendo sul fatto che forse certe tematiche sono ancora distanti dal mondo di bambini della scuola elementare, ma i fatti mi hanno poi confortato sulla giustezza della mia proposta: i bambini sono rimasti affascinati da questo argomento e lo hanno poi attualizzato, chiedendo di riportarlo alla realtà attuale, facendo ricerche e ponendo domande anche in famiglia.


Le osservazioni sono state anche relative all'abbigliamento dell'epoca, al linguaggio, ai rapporti familiari e a quelli tra colleghe operaie, alle reazioni del mondo maschile... l'interesse dei bambini è andato ben oltre le mie più rosee aspettative!

Per la fine dell'anno scolastico ho lasciato uno dei miei film del cuore, che guardo quando ho bisogno di una spinta in più, di riallacciare i fili dei pensieri, di dipanare un po' dì di nebbie fastidiose: si tratta di "Invictus", di Clint Eastwood.
È il racconto poetico e stupefacente, della nascita di una nuova società, quella sudafricana, all'insegna della condivisione, dell'uguaglianza, di uno sguardo acceso verso il futuro per cancellare serenamente gli orrori del passato.

Al centro c'è Nelson Mandela, che crede fermamente in una nuova società di uguali, senza apartheid e che cerca un punto vero, solido, da cui partire. Trova questo punto nello sport: il trait d'union tra bianchi e neri sarà il sostegno alla squadra di rugby sudafricana, durante il Campionato del Mondo che si svolgerà proprio in Sud Africa.
Il neo presidente non ha un compito facile: deve affrontare il sospetto dei bianchi, che temono di perdere tutti i loro secolari privilegi, e la diffidenza dei neri, che ancora non vogliono credere all'enormità del cambiamento epocale di cui sono protagonisti.
La forza del personaggio sta proprio nella sua poeticità, nell' aver fatto tesoro di ogni esperienza,anche la più terribile, riconoscendo la preziosità nascosta negli altri e nel saperla ricapitolare al momento opportuno. Tutto ciò consentirà di creare un nuovo spirito nazionale che sarà sugellato, proprio come fiabe più belle, con la vittoria della Coppa del Mondo.
L'intreccio tra poesia - il titolo è relativo ad una poesia di William Ernest Henley la cui forza ha contribuito ad aiutare Mandela a sopportare tanti anni di prigione - e sport è davvero trascinante e mette in luce i valori veri di entrambi questi elementi portanti della vita: l'emozione, la scrittura, la lealtà, lo scambio vitale... e come essi possano avere delle risorse davvero incredibili.

La visione di questo film e le discussioni, le poesie, i disegni che da esso sono scaturiti, hanno segnanto un po' la fine di questo anno scolastico dandogli un sapore speciale, unico da conservare tra le cose più care, come "la montagna di neve da tenere all'ombra" .




Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C.Piazza Borgonicini Duca, Roma
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I ragazzi del coro I ragazzi del coro
We want sex equality We want sex equality
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