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Se io ci sono tu ci sei
La mia sicuramente è una classe difficile ...
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale
La mia sicuramente è una classe difficile, faticosa, a volte perfino sconcertante nelle sue dinamiche interne. Sembra che qualche congiunzione astrale negativa abbia lavorato con impegno per mettere insieme bambini con situazioni, vissuti, problematiche o semplicemente caratteri totalmente inconciliabili.
A chi non è capitato almeno una volta nella propria carriera di insegnante alzi la mano!
All'inizio pensavo di non farcela, a volte tornavo a casa con il peso di una settimana che mi sembrava di piombo e l'idea che non fosse l'ultima gettava me e la mia collega nello sconforto. Comunque, passo dopo passo, qualche volta sconforto dopo sconforto, siamo arrivati in quinta ed è il momento di fare bilanci.
Se mi ascolto profondamente e tacito la fatica, mi rendo conto guardandoli uno ad uno che per me sono tutti, in maniera diversa, preziosi e non solo per l'affetto grande, tenero, indubitabile che mi lega a loro ma anche per un senso di gratitudine che sento di dover provare verso questi bambini "terribili" e speciali.
L'affetto è presto spiegato, mi soffermo spesso sui loro volti, li ascolto parlare, ne conosco i lati oscuri e quelli illuminati, le fatiche, le loro voci i loro gesti oramai mi sono familiari, fanno parte della mia pratica quotidiana, delle mie mattine o dei mie pomeriggi. Spesso mi assale la tenerezza perché con molti di loro la vita non è stata certo facile. Alcuni di loro sono colpiti da più fronti, da un lato hanno dei genitori che non comprendono, genitori arroganti, il più delle volte più infantili dei loro figli, impauriti e preoccupati semplicemente "di non fare brutta figura", genitori anch'essi in difficoltà, dall'altra una scuola che toglie sempre di più, che cerca di impoverire ed umiliare il lavoro delle insegnanti, che arriva, ad esempio, a derubare le preziosissime ore di compresenza per attingere "tappabuchi".

Certo ci sono stati anche momenti in cui li ho guardati con rimprovero, con durezza perfino ma mai una volta con freddezza. Quando parlo di noi con la mia classe, parlo di relazione, coralità, gruppo e spiego loro che non dovranno mai temere, all'interno di un rapporto importante, lo scontro a volte anche feroce, severo. L'amore non è mai solo, sbagliamo a voler reprimere la parte che lo accompagna e che è energia vitale nella nostra esistenza: la rabbia. Li aiuto a comprendere che è normale provare rabbia verso le ingiustizie, provare rabbia quando non ci si sente ascoltati, compresi, accettati, amati per quello che siamo e quel sentimento così forte, quasi di odio, può diventare carburante per cambiare la nostra esistenza, per affermare il nostro diritto ad essere felici. E' importante solo che questa rabbia sia accompagnata dall'amore per se stessi, da sola non ci interessa sarebbe unicamente distruttiva, soffocata non ci interessa sarebbe autolesionista (ci distruggerebbe) ma insieme all'amore diventa motore di trasformazione, una forza costruttiva.

Io non so se sono riuscita a liberarli un pochino dai sensi di colpa in tal senso, se li ho aiutati a fare chiarezza e a padroneggiare le tante emozioni che come Kaos interno li assaliva e li spaventava; il mio lavoro con i film, con le poesie, con le storie che incontravamo nei libri aveva proprio questo scopo: conoscere le emozioni, dare loro un nome, saperle riconoscere nei momenti di vita quotidiana e saperle trasformare nell'istante in cui diventano inutili, dannose per se stessi e per gli altri.
Era fondamentale per me far comprendere ai ragazzi che potevamo dare voce al nostro mondo interiore anche nella burrasca, trovando creativamente vie diverse per esprimerci, nella libertà e nel rispetto. Ripeto, non so se ci sono riuscita, magari ho messo un semino nella terra, la pianta spunterà poi e loro avranno modo di curarla e nutrirla, ma so che cosa ha significato per me lavorare in questa classe.

Ho parlato di gratitudine e non a caso. Non nego la stanchezza, il senso di frustrazione e rabbia che a volte ho provato di fronte a quei momenti in cui mi sembrava che tutto fosse fermo, senza speranze. Mi sembrava che ogni mio sforzo fosse ripagato col nulla ma sono stati proprio questi momenti ad essere preziosi perché durante ogni crisi cercavo una risposta, un modo per assaltare la fortezza, per fare breccia: un film, un lavoro corale, un gioco, un libro, una parola e questo cercare mi ha spinto sempre più in là, sempre più in là rispetto a quelli che consideravo i miei limiti che credevo insormontabili. Ho imparato molte cose, sono migliorata, sono cresciuta professionalmente ed umanamente.

L'anno scorso nel laboratorio di alfabetizzazione emotiva abbiamo realizzato una rappresentazione teatrale dal titolo "Viaggio nelle emozioni", partendo dalla visione del film "Il monello", proseguendo con la lettura del "Piccolo Principe" di S. Exupery abbiamo scritto l'intero copione. Abbiamo chiesto aiuto ad alcuni genitori e abbiamo realizzato le nostre scenografie unicamente con dei video che venivano proiettati mentre i bambini recitavano. Credetemi, non ho parole per esprimere la bellezza di quello spettacolo, hanno scritto poesie, messo a nudo i loro cuori parlando di difficoltà, tristezze, speranze con la commuovente bravura di un artista.
Come avremmo potuto realizzare tutto questo se fossero stati perfetti?
Grazie bambini, grazie dal profondo di me stessa per la bellezza e l'importanza del mio lavoro come insegnante che la fatica di lavorare con voi mi ha fatto ancora una volta scoprire.

Allego un brano tratto dallo spettacolo. In questa scena è rappresentato "Il rammarico" attraverso una lettera scritta da un bambino ad un compagno di classe che si era trasferito e con il quale aveva litigato spesso in passato. Sul palco i bambini fingevano di dormire mentre sullo schermo venivano proiettati i loro sogni: le foto degli anni trascorsi insieme quando c'era ancora Tommaso, il bambino che si era trasferito. Come sottofondo "Tu si 'na cosa grande pe' me", una vecchia canzone napoletana reinterpretata da Renato Zero. Dopo un po' Valerio si alza e comincia a leggere la sua lettera, parlando si rivolge idealmente a Tommy dicendo che cosa rappresenta per lui il rammarico. I testi sono stati scritti dai bambini (da soli o a piccoli gruppi), la scelta delle musiche (proposte tutte dai bambini) e anche delle immagini proiettate veniva deciso insieme nel corso del laboratorio di alfabetizzazione emotiva svolto durante le ore di compresenza. Addio laboratorio?!

Simonetta Melchiorre Docente I.C. Viale Adriatico - Roma

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