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n 8 dicembre 2010
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Se la scienza bussa e la scuola risponde?
Un impegno in più per una scuola possibile e moderna
di Paci Lucia Giovanna - Emergenza scuola
Lo scorso 27 novembre è stata l'ultima giornata del Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia, che si è tenuto a Roma, nella meravigliosa sede di Palazzo Colonna e ha avuto come tema La Salute Sessuale nel Terzo Millennio: un Diritto dell'Uomo e della Coppia, un Dovere dell'Andrologo.
Ho lavorato all'organizzazione di questo evento e mi sono data da fare a curare quest'ultima giornata perché la Commissione Scientifica aveva messo a chiusura dei lavori la lettura educativa della Dr.ssa Roberta Giommi, psicologa, psicoterapeuta ed esperta sessuologa, sul suo ultimo libro Sesso Under 18, introdotta e accompagnata dalla Dr.ssa Ida Bianchessi, urologa e andro-sessuologa clinica. Abbiamo pensato che potesse essere molto costruttivo e interessante invitare delle classi di liceo a partecipare in maniera interattiva a questo momento.

Si parla molto spesso della necessità di un'educazione alla sessualità, intesa anche come educazione all'affettività, all'emotività e alla capacità relazionale, da portare nelle scuole ma, di fatto, quest'esigenza è disattesa, non si capisce bene a chi deve essere affidata e come deve essere gestita.
Io ne ho fatto esperienza proprio nel cercare la scuola che aderisse al nostro progetto. Mi sembrava molto semplice la nostra richiesta e anche molto invitante! Ho avuto, invece, serie difficoltà a entrare nei meccanismi burocratici dell'organizzazione scolastica: o mancava la "funzione strumentale" o la "referente per l'educazione alla salute" era interessata ad altri progetti, o si era più ben disposti verso esperti che andassero a portare la loro prestazione all'interno della scuola, più che a permettere agli studenti di andare all'esterno, in un contesto non abituale o, più semplicemente, infine mi è stato detto senza tante cerimonie che "la cosa non è di nostro interesse".

Insomma, io che credevo che la mia proposta fosse da carpe diem! mi sono dovuta ricredere e ho letteralmente gioito quando due quinte classi del Liceo Classico Europeo hanno accettato di intervenire.

Ed è stato bello! In una cornice veramente unica come lo stupendo Palazzo Colonna, uno storico edificio di sette secoli, affrescato da sembrare la Cappella Sistina, con marmi e arredi originali e quadri di autori come Annibale Carracci, tanto per citarne uno, la modernità della Scienza in evoluzione continua si è unita all'antichità e alla tradizione secolare nell'offrirsi alla società civile, all'attualità dei ragazzi e delle loro problematiche.

Introdotta da una simpatica, grintosa, sicura, competente e coinvolgente Dr.ssa Bianchessi, ha cominciato a parlare la dr.ssa Giommi: aperta ma meno vulcanica della sua collega, col suo forte accento fiorentino gioviale e con un tono di voce pacato e rassicurante, si è rivolta ai ragazzi per accoglierli, con provata esperienza. Certo, il contesto, seppure affascinante, deve essere sembrato un po' pesante e ingombrante ai ragazzi, così come la presenza di altre persone, anche se quasi tutti "addetti ai lavori" e di primo acchito l'imbarazzo ad affrontare temi e quesiti diretti ed espliciti è stato evidente. La grande esperienza delle due dottoresse, però, ha sbloccato i meccanismi inceppati.

E' stato proposto ai ragazzi di scrivere le domande, in forma anonima, perché la conduttrice stessa del dibattito potesse leggerle e dare una sua prima risposta, seguita da quella della collega.

Un fiume di quesiti sono così, quasi per incanto, scaturiti e avrebbero avuto bisogno di molto più tempo di quello consentito per essere sufficientemente trattati. Sfatando le paure di molti adulti che temono che fare educazione sessuale significhi più che altro trattare l'aspetto "tecnicistico", legato a dimensioni o posizioni o alla semplice contraccezione, pure argomenti serissimi e importantissimi per i ragazzi, come è emerso anche questa volta, molta attenzione è stata fatta a riempire il discorso di contenuti, anzi di "ingredienti", come li chiama la Dr.ssa Giommi, che hanno a che fare con un'educazione al sentimento e non solo al modo di vivere il sesso, dando sapore e gusto all'esperienza affettiva e contribuendo alla consapevolezza di sé.

I ragazzi sono stati, per esempio, invitati a fare il gioco della torta della sessualità, cioè il disegno di una circonferenza da dividere in tutte le cose che si credono importanti e indispensabili nell'esperienza sessuale, come i gesti, le parole, i profumi, l'ambiente, i riti, i sentimenti, i giochi, per sapere chi si è e cosa si vuole. E' stato spiegato che, possibilmente, la torta andrebbe confrontata con quella del proprio compagno perché in un rapporto di coppia armonioso e sereno quasi sicuramente gli ingredienti più o meno coincidono, mentre una torta con ingredienti molto diversi e lontani può facilmente mettere in evidenza e spiegare rapporti sbilanciati o insoddisfacenti e allora, magari, "si deve rivedere il colino con cui si filtrano le proprie emozioni ed esperienze", parole stesse della dottoressa.

A me che assistevo si è aperto un mondo, perché ho visto in questo tema un bisogno non solo dei ragazzi ma dell'Uomo di oggi, a qualunque età, mio per esempio, bisogno che non può facilmente essere soddisfatto all'interno della famiglia, che non è strutturata per questo, ma che deve essere portato nel contesto giusto.

Con il sapiente mélange tra la competenza medica e la partecipazione affettiva propria di chi nutre un amore per i giovani e per la loro professione di educatrici, le due dottoresse hanno risposto non solo alle domande dei ragazzi, ma più profondamente al loro bisogno di adulti competenti da ascoltare e da cui farsi guidare,con passo consapevole e partecipe, nel loro impervio cammino.

La Scienza ha bussato, la Scuola ha risposto, primo e speriamo non unico caso.
Se l'educazione ad una sessualità consapevole e all'affettività è un'emergenza attuale forte, una Scuola possibile deve rispondere e farsene carico e deve essere il luogo deputato , perché la scuola possibile è quella che accetta le sfide, che si apre al confronto su terreni nuovi, senza paure, né tabù, che offre risposte, cercandole essa stessa, anche in contesti meno consueti e conosciuti, avvalendosi di figure nuove di esperti, che, da professionisti nei loro settori, si trasformano in professionisti della formazione.

Lucia Giovanna Paci, genitore

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