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Se le tecnologie digitali iniziano a entrare a scuola
Il luogo dove sollecitare curiosità e passione
di Capelli Luisa - Scuola & Tecnologia
In apertura del nuovo anno scolastico il ministro Profumo ha annunciato che ogni aula d'Italia sarà dotata di un computer e ogni insegnante di Puglia, Calabria, Sicilia e Campania avrà un suo tablet.

Chiunque abbia una conoscenza, ancorché minima, di come si vive oggi nelle scuole è in grado di comprendere l'enorme contraddizione tra la dichiarazione trionfale di metà settembre e la faticosa realtà con cui si confrontano quotidianamente insegnanti, studenti e personale una volta varcati i portoni degli edifici scolastici. Se il problema fosse la connessione a Internet (che peraltro spesso non c'è) ce la potremmo anche fare, ma le difficoltà sono ben altre: immobili in condizioni preoccupanti (il 44% costruiti prima del 1980), una media di un docente precario ogni sette, famiglie costrette a portare la carta igienica e la lista potrebbe continuare a lungo. Il contrasto è con le risorse destinate all'istruzione, drammaticamente insufficienti per l'ordinaria amministrazione, figuriamoci per introdurre importanti e diffuse innovazioni.

Si tratta di una premessa ineludibile in ogni ragionamento relativo alle sperimentazioni che, nonostante tutto, è possibile avviare, poiché quelle condizioni di partenza, in tantissimi casi così fortemente penalizzanti, costituiscono un freno per qualsiasi esperienza di innovazione, rappresentano un ostacolo fenomenale alla sua diffusione, alla sua crescita e al suo miglioramento.

Ciò è tanto più vero se pensiamo alle tecnologie digitali non come a strumenti dei quali apprendere meccanicamente il funzionamento, ma come un ambiente nel quale occorre imparare a vivere. Avere e usare uno smartphone o una lavagna multimediale non è affatto sufficiente a entrare consapevolmente nel mondo digitale: il possesso, o persino l'abitudine all'uso, di determinati strumenti, non va confuso con l'acquisizione delle conoscenze critiche in grado di orientarci e renderci consapevoli degli obiettivi che, attraverso questi, possiamo raggiungere.

Distribuire tablet non servirà, se contestualmente non sarà cambiato il modo di insegnare, se la didattica non avrà compiuto un salto deciso verso l'accettazione della complessità, se le conoscenze che intendiamo trasmettere agli studenti non saranno prima divenute pane quotidiano per i docenti.
Una scuola che si ponga davvero all'altezza delle sfide presenti, dovrà condurre gli studenti "nativi digitali" ad avere la necessaria consapevolezza della tecnologia e dei suoi possibili usi, guidandoli nell'accesso ai contenuti e a selezionare le fonti, stimolandoli a costruire i propri percorsi, creandone di inesplorati, sollecitandoli a immaginare nuove esperienze, mestieri, bisogni.
Come dice Clay Shirky in Surplus Cognitivo, "una particolare conoscenza vive solo in menti capaci di comprenderla".

Gli insegnanti, di questo processo, non possono che essere i protagonisti e non è certo un caso se gli esempi di maggiore interesse e portata innovativa avviati negli anni più recenti in Italia, siano nati sotto l'impulso di docenti e dirigenti scolastici generosi e visionari.

Dianora Bardi con il progetto "A scuola con l'iPad e gli ebookreaders" presso il Liceo Lussana di Bergamo e ora con "Impara digitale" per la regione Lombardia; Barbara Pesce, responsabile del progetto "CobiPad" presso l'Istituto "Cobianchi" di Verbania; Domizio Baldini della scuola media Cecco Angiolieri di Siena che ha iniziato introducendo nelle classi l'uso dell'Ipod; Salvatore Giuliano, dirigente dell'Itis Maiorana di Brindisi, capofila del progetto "Book in progress".

Tutti pionieri che, con tenacia, hanno intrapreso sperimentazioni che, pur nelle differenze che le contraddistinguono, hanno in comune il desiderio di lavorare in un modo diverso insieme agli studenti, costruendo con loro la scuola di domani. Una scuola dove l'insegnamento e l'apprendimento siano meno statici e si sviluppino come processi flessibili in grado di adattarsi alle persone che vi sono coinvolte.

Si tratta, a ben guardare, di caratteristiche relative alla didattica, senza ulteriori specificazioni, ma che, dalla contaminazione con le tecnologie digitali e l'entrata della rete nelle scuole, possono guadagnare molto: imparando l'arte delle libere e ardite connessioni, aprendosi all'ipermedialità e al pensiero laterale, giovandosi della condivisione orizzontale senza rinunciare all'approfondimento; integrando efficacemente risorse esterne nei propri percorsi.

La strada non è certamente breve né semplice ma sarà utile ricordare che, tra gli aspetti più interessanti della tecnologia, vi sono proprio le tracce di umanità che ogni sua manifestazione porta con sé: se la scuola potrà diventare il luogo dove sollecitare tale curiosità e passione è una bella scommessa per il futuro.


Luisa Capelli, Direttrice editoriale presso Meltemi editore e docente del Corso di "Economia e gestione delle imprese editoriali" presso il Corso di laurea magistrale in Informazione e sistemi editoriali dell'Università Tor Vergata di Roma
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