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Se noi mortali riuscissimo a capirlo!
DISLESSIA: questo termine spesso sconosciuto
di Poli Roberta - Orizzonte scuola
Quando si pronuncia la parola, a volte le facce sono sbigottite: "Che roba è?" La reazione di sorpresa non riguarda solo i ragazzi, ma anche i colleghi, persone che insegnano da anni magari proprio Lingue, Lettere, Matematica, eppure non riescono a spiegarsi perché certi ragazzi "Proprio non ce la fanno!"

Quando i ragazzi arrivano alle Scuole Superiori, sono già grandi e spesso il "fenomeno Dislessia" è stato archiviato.
C'è chi non sa nemmeno di esserlo, chi semplicemente non si chiede più perché non ce la fa a seguire il passo; l'elemento comune che si ritrova, a volte, è l'iperattività e la fuga dal compito che è innanzi tutto una fuga da se stessi e dalle proprie difficoltà.
C'è poi il passaggio dalle Medie alle Superiori, caratterizzato dalla negazione del sostegno (tra l'altro ora non più previsto per i DSA), che spesso viene vissuto dai ragazzi come il "marchiare" in forma indelebile la propria "diversità".

Credo che l'aspetto più importante sia il non sentirsi capiti, una difficoltà funzionale che passa per svogliatezza, indolenza o mancanza di impegno. Eppure di impegno ce ne vuole tanto, anzi tantissimo per fare poco più della metà di quello che i compagni fanno in molto meno tempo e poi l'angoscia di inseguire un obiettivo che non si raggiunge mai fino in fondo, almeno rispetto a quello che gli altri si aspettano da te.
Ma la cosa che fa più male, a volte, è lo sguardo rassegnato dei genitori, la loro pena nel vedere un figlio che non potrà arrivare a quello che loro avevano sognato per lui.
Le lacrime negli occhi di una madre che si vergogna delle carenze della figlia fanno male all'insegnante ma soprattutto alla ragazza che rispecchia così la sua inadeguatezza che dalla performance passa alla vita stessa: si sente diversa, viaggia con una marcia in meno e fa tantissima fatica a proseguire non solo a scuola, ma soprattutto nel viaggio della crescita.

Forse la legge 170/2010 Potrà avere qualche conseguenza positiva sulla considerazione in cui si tengono questi ragazzi ma soprattutto potrebbe servire a dare voce ai loro bisogni che PER LA PRIMA VOLTA DIVENTANO DIRITTI, nella speranza però che l'ottusità di qualche/molti docenti possa trasformarsi in apertura ma soprattutto nella capacità di vedere con occhi (e richieste) diverse questi ragazzi.

Quando mi capita di dover spiegare a chi è a digiuno che cosa è la dislessia, ricorro spesso ad una metafora: mentre noi "comuni mortali" viaggiamo sui binari con il nostro "regionale", loro (i ragazzi con DSA) sono come un treno ad alta velocità che non riesce ad essere ingabbiato negli stessi binari perché le potenzialità sono molto più avanti: Leonardo Da Vinci, Picasso, Einstein, Walt Disney solo per citare alcuni dei "dislessici famosi".
E allora, se riusciamo a rovesciare l'imbuto, potremmo vedere oltre e soprattutto potremmo vedere la ricchezza che si nasconde dietro un vestito troppo stretto che gli vorremmo cucire intorno ingabbiandoli in un involucro che non potrà mai contenere la loro fervida fantasia.
Geni incompresi, se noi "mortali" riuscissimo a capirlo, forse avremmo la possibilità di coltivare dei gioielli che troppo spesso si sentono pietre, zavorre, ma solo perché noi li facciamo sentire tali.

Ringrazio R., C., G., E., V. e tutti gli altri ragazzi che mi hanno fatto capire come si vive da dislessici, nelle mie parole ci sono tutti loro, le loro storie e soprattutto ci sono i tanti/troppi docenti che non li hanno saputi apprezzare.

Roberta Poli, docente I.I.S. "S. Aleramo" - Roma
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