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n. 29 gennaio 2013
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Oggi è il giorno:15 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Se non ora, quando?'  >>>
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Se non ora, quando?
Idee per una "Agenda della Scuola" da presentare alla futura classe politica
di Sabatini Roberto - Sotto la lente
L'attualità di questo stimolante slogan sta diventando ricorrente, perché sono sempre di più quelli convinti che i tempi sono maturi per dei significativi miglioramenti, che però altrettanto spesso sono promessi e ritualmente non mantenuti.
In questo caso il "se non ora" è riferito alle imminenti elezioni politiche e in più parti anche amministrative, classico terreno di arroganti arringhe mediatiche, di esibizionismi narcisistici e auto-referenziali, di promesse tanto spettacolari quanto spudoratamente false.
Ma nonostante ciò, questo resta l'ambito e il momento in cui presentare ai futuri manovratori istituzionali i nostri desiderata e impegnarli a rispettare progetti, proposte e programmi, lanciati con piglio profetico e manageriale dai pulpiti della politica, dal palcoscenico partitocratico.

Questa è poi anche un'occasione preziosa per noi protagonisti ed addetti ai lavori della scuola, per puntualizzare a fondo cosa è davvero importante che i politici facciano (e soprattutto non facciano!) e con quali priorità, sia sul fronte didattico e pedagogico, sia su quello giuridico ed economico.

Per volare un attimo alti, vorrei riproporre la splendida immagine di democrazia che qualche giorno fa, Ermanno Olmi ha dipinto sul palcoscenico della trasmissione "Che tempo che fa", quando l'ha apostrofata come amore e partecipazione, praticabile in ogni momento della nostra vita e non solo nel chiuso delle urne elettorali: un grande richiamo ad impegnarci tutti e sempre, guardando alla collettività come a qualcosa a cui volere bene e nel quale immergerci senza riserve e senza rinvii a momenti migliori, vivendo per primi e in prima persona democraticamente: la democrazia come stile di vita!
Quanto è lontana questa immagine dallo spettacolo indegno e degradato che la casta ci offre a caro prezzo da molti anni e quanto è aliena questa concezione della politica, dal comune sentire di gran parte dell'opinione pubblica; dopo essere saliti ad alte quote dobbiamo nuovamente atterrare, atterriti da quel che passa il convento!

Forse l'ideale sarebbe redigere un'"Agenda" della scuola che impegnasse la classe politica a confrontarsi con i suoi contenuti, i suoi obiettivi, i suoi problemi, i suoi valori, le sue priorità; un confronto che consentisse di valutare le intenzioni e le competenze di coloro che si accingono ad amministrare questo patrimonio istituzionale e che condizioneranno pesantemente la qualità della professione docente e la qualità della stessa formazione: stiamo parlando della vita di circa un milione di operatori del settore e di più di nove milioni di allievi, università esclusa!
Oltre ad essere il settore socialmente più popoloso, esso è anche un ambito estremamente complesso e delicato perché concerne tutti gli aspetti del sapere e delle relative professioni e perché ha una parte notevole nella formazione delle nuove generazioni, ossia del materiale umano più importante e vulnerabile al tempo stesso!
Dal ministro in giù tutti gli aventi potere di questa istituzione dovrebbero possedere una specifica preparazione ed una notevole esperienza lavorativa in quest'ambito, ma soprattutto, prima di prendere decisioni sulla testa delle persone che amministrano, dovrebbero imparare a consultarle e a tenere nel debito conto il loro parere, magari istituendo apposite procedure di consultazione circa i problemi e le aspettative di chi opera nei vari ordini e gradi di scuola: dirigenti, insegnanti, personale ATA e, ovviamente, le famiglie e gli studenti!
Naturalmente, dopo aver davvero ascoltato pareri e problemi, progetti e suggerimenti, le scelte legislative e finanziarie dell'Esecutivo e del Parlamento dovrebbero essere da tutto ciò realmente guidate.
Lo so, diventerebbe una gestione impegnativa e autenticamente democratica, in grado di migliorare effettivamente tutto il mondo scolastico e la vita di oltre dieci milioni di persone che hanno a che fare con esso, ma non è detto che sia proprio questo l'obiettivo che la futura casta vuole impegnarsi a realizzare, però noi ci proviamo lo stesso!

Due parole sulle condizioni complessive delle istituzioni formative italiane, al momento in cui andiamo "sul web":
Il patrimonio strutturale e infrastrutturale (edifici scolastici, aule, palestre, cortili, ascensori, scale, bagni, ecc.) tranne poche eccezioni, soffre di vecchiaia ed è eufemisticamente obsoleto e, trattandosi di un paese discretamente sismico e con una gestione approssimativa del rischio idrogeologico, presenta anche molte situazioni di potenziale pericolosità.
Le dotazioni didattiche (supporti di vario tipo, materiale scientifico, attrezzature informatiche, laboratori specialistici, ecc.) sono modeste e mal distribuite, con pochi centri di eccellenza e molte scuole di frontiera.
Il corpo docente manifesta un pronunciato sbilanciamento della componente femminile e di quella anziana (circa il 75% di insegnanti donna, contro il 60% della media UE e quasi il 60% di docenti over 50, contro il circa 45% della media UE) e impiega circa 11 anni in più della media europea (35 contro 24) per raggiungere i livelli più alti di stipendio, che restano comunque inferiori alla media UE di circa il 10%...
Da noi è poi storicamente cronico il precariato, che vede docenti di molte classi di concorso permanere a tempo determinato o supplenti temporanei per decenni, con graduatorie di concorsi superati e mai estinte e una ridda di nuovi laureati che cercano disperatamente e comunque di insegnare.
Il personale ATA è anch'esso mal retribuito, gravato di incarichi ufficiosi e poco motivanti con carriere di profilo ancora più basso di quelle dei docenti. I dirigenti scolastici hanno ricevuto una considerazione stipendiale e carrieristica nettamente migliore e l'autonomia scolastica viene loro incontro, ma gran parte del loro lavoro è di tipo burocratico e sono gravati di responsabilità di ogni ordine e tipo.
Dopo la scuola primaria le famiglie cominciano a sobbarcarsi le spese della formazione in volume via via crescente e che culmina con la formazione universitaria e post-diploma i cui costi sono spesso troppo alti per una rilevante percentuale della popolazione.
A parte il numero chiuso di alcune facoltà universitarie (che non risolve il problema, ma che lo sposta altrove), il mondo della formazione non è mai stato organicamente raccordato col mondo del lavoro, né si è attivato un razionale e capillare servizio di orientamento agli studi e alle professioni.
L'aggiornamento, la formazione in itinere, lo sviluppo della funzione docente e l'incentivazione di questa delicata professionalità non è mai stata oggetto di una politica seria, organica e competente.
La ricerca e la sperimentazione sono state progressivamente disertate dagli investimenti politici e finanziari e la fuga dei cervelli si è sempre più intensificata.

Questo quadro è tutt'altro che esaustivo, ma può bastare per passare in rassegna l'insieme delle promesse elettorali che, allo stato, si reperiscono nelle intenzioni dei partiti e dei loro esponenti.
Il documento più corposo dedicato alla scuola è quello che si trova sul sito di S.E.L. all'argomento "Saperi", dal titolo Quaderni di Scuola ed è redatto da autentici addetti ai lavori (tra cui gli autorevoli nomi di Simonetta Salacone e di Benedetto Vertecchi); il documento è, almeno per quanto concerne le proposte, forse ottimista, ma ha un impianto tecnicamente ineccepibile ed è contenutisticamente completo. Si va dal ripristino dell'Organico Funzionale per avere risorse umane volte alla realizzazione dei P.O.F. di Istituto, alla diffusione del Tempo Pieno, al perseguimento di un Organico di Sostegno, all'assunzione dei precari, all'estensione dell'obbligo all'intero ciclo formativo, alla revisione del dimensionamento degli istituti comprensivi, alla formazione in servizio dei docenti, al long life learning, passando in rassegna questioni didattico-pedagogiche, giuridiche, contrattuali, amministrative, strutturali, territoriali, insomma un compendio che potrebbe diventare l'Ordine del Giorno di un futuro MIUR.

Il progetto del Segretario del PD si presenta come un sintetico manifesto articolato in capitoli che devono restituire all'istruzione la funzione di grande ascensore sociale e il luogo di formazione della coscienza civica dei cittadini, di cui l'Italia ha bisogno. Anche in questo documento troviamo rappresentate esigenze significative come: la creazione di un Organico funzionale stabile per almeno un triennio ad ogni scuola; l'estensione della rete di asili nido fino alla copertura del 33% dei posti come da richiesta europea; l'azzeramento dei disastri della riforma Gelmini nella scuola primaria, ripristinando tempo pieno e modulo a 30 ore con le compresenze; scuole aperte tutto il giorno, come luoghi di dopo studio, aggregazione, sport, musica e teatro; lotta alla dispersione scolastica, fino al suo dimezzamento entro il 2020 come chiede l'Europa; un piano straordinario per l'edilizia scolastica allentando il patto di stabilità degli EE.LL. che investono nella ristrutturazione/edificazione di nuove scuole, incentivando costruzioni eco sostenibili,
rifinanziamento della legge 23, per la pianificazione degli interventi con gli EE.LL. e offrire a tutti 
la possibilità di destinare l'8 x mille allo Stato, mirato all'edilizia scolastica.

I progetti di Matteo Renzi presentano molte somiglianze, ma anche dei distinguo significativi, come quello di dare ancora più importanza ai nidi pubblici (arrivare il più presto possibile ad una copertura del 40% dei posti necessari), o quello di rendere le scuole autonome anche nel reclutamento e nella selezione del personale, o l'altro di valutare tutto: l'istituzione, la didattica, i docenti e i risultati del loro lavoro. Il "secondo" del PD punta anche sull'incentivazione economica degli insegnanti più validi, sull'aggiornamento tecnologico delle scuole, su un potenziamento dell'orientamento universitario e lavorativo.

La già famosa "Agenda Monti" non si discosta molto dall'articolato di Renzi se non per una particolare cautela nel parlare di maggiori investimenti: ce ne saranno nella misura in cui sarà ridotto il debito pubblico e saranno razionalizzate davvero le spese correnti.

Il Movimento di Grillo parte dall'azzeramento del finanziamento pubblico alle scuole private e dall'abolizione del piano di accorpamento degli istituti scolastici quando questo pregiudichi o peggiori la funzionalità locale dell'istituzione; abolisce la riforma Gelmini; introduce la nozione di scuola a rischio e di scuola d'eccellenza per dotarle dei relativi supporti tecnici e finanziari; consegna all'autonomia scolastica il monte ore settimanale e la facoltà di richiedere un organico in grado di svolgerle, in modo da mantenere gli istituti aperti tutto il giorno; passa poi a potenziare nidi e scuole d'infanzia ed a introdurre una valutazione dei docenti universitari da parte dei loro stessi studenti; ad investire nella ricerca e integrare il mondo universitario con quello aziendale. Il documento entra poi in modo dettagliato nel merito giuridico del contratto di lavoro e nella controversia in atto tra docenti precari in graduatoria da anni e nuovi concorsi, schierandosi decisamente col diritto dei primi di essere inquadrati nei ruoli. Nel documento si parla anche di come reperire i finanziamenti necessari e, tra le varie proposte, mi sembra interessante segnalare che si propone la disdetta dell'acquisto dei cacciabombardieri F-35, la riduzione delle spese militari, la riduzione degli stipendi pubblici superiori ai diecimila euro mensili e alle pensioni superiori ai cinquemila euro mensili.

La sensazione che sul fronte del centrodestra si sia allo sfascio è confermata da una carrellata nel web dove un programma per la scuola, di queste formazioni politiche, proprio non si rintraccia: è probabile che un progetto si formi in seguito, quando il mercato dei nomi e delle poltrone avrà raggiunto un suo equilibrio e sarà possibile anche per questa area politica parlare di programmi.

Il Rapporto sull'istruzione in Europa nel 2012 segnala che, nell'area UE, sta complessivamente crescendo la percentuale di giovani con un alto livello di formazione e che questo è, al momento, l'unico antidoto alla disoccupazione; certo il quadro non è omogeneo e alcuni paesi sono in posizione diametralmente opposta ad altri. Per esempio nei paesi in cui la crisi economica e finanziaria si è fatta sentire prima e di più, sono anche quelli in cui molti giovani ritengono che andare a scuola non rappresenti più un buon investimento per il loro futuro e in cui molte famiglie stentano a mantenere i figli negli studi.
Questo innesca una tendenza culturalmente regressiva che si traduce in riduzione della capacità critica, in un indebolimento della democrazia sostanziale, in un deterioramento delle abilità lavorative, soprattutto di quelle specializzate e sofisticate, che richiedono molta formazione superiore.

Ma se gli stati non perseguono questi obiettivi, se la politica non vola alta e non tenta incessantemente di costruire in modo concreto quel mondo ideale per il quale è nata e sostiene di battersi, per quale altro motivo dovrebbe esistere? Per quale ragione noi le abbiamo delegato i nostri poteri, le nostre scelte, le nostre aspettative?

Impegniamoci tutti a costruire una ideale "Agenda della Scuola" e chiediamo con fermezza che venga rispettata e, per quanto possibile, attuata, magari anche suggerendo come e dove reperire le risorse umane e finanziarie necessarie alla sua realizzazione.
E' dunque proprio ora, all'indomani di questo ennesimo appuntamento elettorale, che dobbiamo con forza presentare alla classe politica il progetto di scuola che idealmente vogliamo, è dunque proprio ora che dobbiamo scegliere la formazione politica che più di ogni altra si avvicina a questi nostri ideali, è dunque proprio ora che dobbiamo esigere il rispetto degli impegni che verranno presi in campagna elettorale.
Se non ora, quando?

Roberto Sabatini, ha insegnato Scienze Sociali
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