I ragazzi vanno sedotti, mi disse un giorno una professoressa di Educazione Artistica, di passaggio nella vita di mio figlio, come, purtroppo, molti precari incaricati annuali. E' proprio vero e io ne ho sperimentato il senso quest'estate.
Mio figlio diciassettenne, riservato per carattere, un po' scontroso per età, ha vissuto una settimana molto significativa e determinante con il suo "gruppo di fede", ad Assisi. Accompagnato da un giovane sacerdote particolarmente carismatico, già citato su queste pagine da Marianna Traversetti, per il valore da lui attribuito al teatro come mezzo espressivo, mai banale né scontato, ma anzi capace di "scavarti dentro"; e da un giovanissimo, quasi coetaneo, diacono in entusiastico cammino verso il sacerdozio, mio figlio ha incontrato sulla sua via, in quella già meravigliosa terra, frati umilissimi, dagli occhi che brillano e si inumidiscono quando parlano di Francesco e di Gesù, suore contagiose per l'umanità e la capacità di servizio...
Non voglio entrare nell'aspetto spirituale e religioso di questa esperienza, che può tenere lontani molti e che non c'entra in queste pagine. Mio figlio è tornato trasformato soprattutto perché affascinato, contagiato, appunto, o "sedotto", come diceva quella professoressa, dalle persone incrociate sul suo cammino, che gli hanno fatto venire voglia di conoscere, di ascoltare, che l'hanno aiutato a "leggere", a capire, non solo ciò che era andato a fare, ma anche se stesso, persone che gli hanno insegnato a parole, ma soprattutto nei fatti, nel vissuto, perché modelli incarnati di insegnamenti ed ideali! E, miracolo - termine più che calzante -Jacopo si è aperto e, "contaminato", è tornato con la voglia di parlare, di raccontare, di trascinare e a sua volta, di contagiare, tanto da portarci in quei luoghi ...! E la trasformazione non è rimasta circoscritta a quei giorni, è reale, duratura, acquisita.
A me che attingo sempre dal quotidiano per scrivere, non essendo un'insegnante ma una semplice mamma, la scelta di raccontare un fatto così privato e delicato, se vogliamo, interessa proprio per la riflessione che fa scaturire, sulla quale, con meraviglia e forza, ho rimuginato nella mia pausa estiva: i ragazzi non chiedono altro, più o meno intimamente e coscientemente, che essere conquistati e fatti innamorare.
Sono terra fertile per i semi che si ha voglia di piantare e far crescere, sempre!
Alla vigilia dell'anno scolastico che riapre i battenti, non mi sembra possa esserci riflessione migliore per una scuola che voglia essere possibile.
Buon lavoro a tutti!
Lucia Giovanna Paci, genitore nel IV Municipio di Roma
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