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n.6 ottobre 2010
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Articolo 'Settembre, timori, incertezze,... >>>
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Settembre, timori, incertezze, dubbi
Non solo un mese ma una sfida...
di Dorigatti Giorgio - Emergenza scuola
Siamo già ai primi di ottobre, ormai le scuole hanno ripreso completamente il loro corso e così tutte le attività. La bella stagione è terminata, ritornano gli impegni, gli stress, le nuove sfide e le solite seccature di ogni anno. Settembre è già stato "consumato". Ma settembre è un mese importante, non solo un mese ma una sfida ...

Quando frequentavo la scuola di mattina, ogni settembre era una tragedia tornare sui banchi di scuola: ero pervaso da una grande tristezza, un senso di noia e apatia.
Mi rendeva triste alzarmi la mattina e uscire nel grigio della città per andare a scuola e passare lì tutta la mattinata, tra la noia di una Divina Commedia e lo stress della matematica.

Ogni giorno, alle otto di mattina, ero puntualmente con le braccia e la testa buttato sul banco ad ascoltare quel miliardo di informazioni che uscivano dalle bocche dei professori e mi chiedevo se poi Dante, alla fine, non era che un fallito, se la filosofia non fosse solo idee di chi aveva consumato troppo oppio, se la matematica fosse fatta per chi vede il mondo esclusivamente in numeri, se poi tutto quello che veniva professato in quelle aule fosse davvero così necessario.

So solo che odiavo quel rituale quotidiano: otto di mattina, tutti in piedi all'arrivo del professore e poi tante parole, per sei ore consecutive, fino all'ultima campanella.
Detestavo tornare sempre alla "solita" scuola, alla solita storia.

Pensieri di questo genere nascevano sempre a settembre di ogni anno. Non perché ad aprile la scuola fosse più piacevole, ma forse perché a settembre un alunno ha la mente libera, è appena tornato dalle vacanze e riesce a concentrarsi sui propri pensieri, stati d'animo, al contrario di quanto accade nei mesi centrali dell'anno, in cui si è presi da mille stress e ci si scorda di sé.

Ogni settembre è un pò come riprendere tutto da capo, ricominciare la stessa storia di sempre: timori di inizio anno, insicurezze, dubbi, nuove problematiche legate alla crescita ... Essendo io una persona che punta a risolvere ciò che mi rende triste, ogni inizio anno mi soffermavo a tentare di capire cosa succedesse realmente dentro me.
Dopo diciannove anni della mia vita forse so rispondermi finalmente.

Non mi deprimeva tornare sui banchi di scuola, non era riprendere a studiare né la fine della bella stagione; era la monotonia, la noia e l'assenza di cambiamento di ogni inizio anno.

Studiare di per sé non era pesante ma piuttosto lo era vedere le facce afflitte dei miei coetanei che tornavano sui banchi di scuola come schiavi; i professori che come macchine tornavano a ripetere la solita stessa lezione, perché dovevano farlo.
Mi rendeva scontento vedere tutte quelle persone prive di vitalità, mosse solo dal dovere.

Mi domandavo allora come fosse possibile che le persone si siano ridotte a non avere più pensiero, creatività, passione ma a essere solo schiave di abitudini, ordini, schemi e doveri.

Perché un uomo fa qualcosa solo perché la deve fare, non sarebbe il caso di trovare una soluzione differente?

Perché migliaia di studenti siedono ad un banco di scuola solo perché devono e perché migliaia di professori fanno lezione solo perché devono?

Io non credo a questa storia del "dovere", non credo che sia questo a muovere l'anima delle persone. Forse sarebbe meglio avere migliaia di ragazzi che lasciano la scuola e migliaia di professori che abbandonano il loro lavoro, piuttosto che avere persone costrette a vivere nell'insoddisfazione.
Con questo non voglio dire che nella vita non ci deve essere il sacrificio e dobbiamo fare solo ciò che ci piace, ma credo che bisogna fare attenzione a non fare tutte le cose per "dovere" altrimenti si corre il serio rischio di non trovare più passione per niente, accade che finisci con il vivere anche la tua stessa vita per dovere e non ti chiedi niente di più.

Tuttavia è chiaro che nella vita toccherà fare sempre qualcosa che non ci piace, non sempre avremo possibilità di scegliere un'alternativa quindi credo che debba cambiare il nostro modo di adattarci alle situazioni.
Si può vivere una situazione apparentemente triste, noiosa e pesante ma comunque riuscire a trovare un modo diverso di viverla, in maniera più piacevole.
Le cose cambiano solo nel momento in cui le guardi diversamente.

Ogni settembre della mia vita ha dato vita a questa riflessione finale ovvero che questo mese non è seccante in quanto ricominciano le attività, ma lo è perché mette a dura prova la nostra capacità di adattarci a situazioni o impegni che ci pesano, mette a dura prova il nostro animo. Non so come dire, questo mese è un pò come una metafora della vita, c'è sempre un "settembre" nella nostra vita, forse anche molti più di uno.

Penso che per affrontare meglio la ripresa, dovrebbe cambiare l'atteggiamento sia dei professori che degli alunni: entrambi dovrebbero imparare a vedere quello che c'è di buono, altrimenti è inutile continuare a trascinarsi dentro le aule solo per dovere, non si ottiene né una crescita professionale né tanto meno personale.
Un professore dovrebbe iniziare l'anno carico di passione, ma anche con nuove premesse, va bene insegnare la materia con amore ma forse dovrebbe cercare di venire più in contro al suo pubblico (gli studenti).
Magari rendere la lezione più divertente e piacevole attraverso attività extra scolastiche, momenti di dibattito, di svago. In poche parole cercare di parlare forse meno di Dante e più della realtà che vivono i ragazzi, fare in modo che la scuola diventi un luogo dove questi possano trovare riparo, forse ogni tanto una bella chiacchierata piuttosto che un espressione matematica farebbe bene!

Per quanto riguarda gli alunni, sicuramente anche loro dovrebbero trovare un "senso" a quello che fanno a scuola e soprattutto considerare che questa tutto sommato non è un luogo così malvagio, visto che molte amicizie, amori ed esperienze nascono fra i banchi.

Ogni inizio anno avrei voluto da parte dei miei coetanei e dei professori un atteggiamento diverso, più "felice" perché anche io potessi credere alle parole che scrivo oggi, perché anche io riuscissi a dare un senso a tutte quelle mattinate.

Spesso e volentieri avevo il loro stesso atteggiamento, cioè di rassegnarmi a fare qualcosa che non mi piaceva, ma ogni tanto ci provavo a guardare le cose diversamente, a cogliere qualche lato felice della scuola, ma quell'entusiasmo, quel modo forse innovativo di vedere le cose, incontrava sempre muri, aridità.
Non so per quale motivo nell'atteggiamento dei professori e degli alunni vinceva sempre la rigidità piuttosto che la voglia di cambiare, di provare a rendere quel luogo un'occasione per crescere.

Sinceramente, ringrazio ogni giorno di essere uscito da quell'inferno. Se oggi riesco a guardare diversamente alle situazioni, è perché non solo non ho più intorno professori e coetanei demoralizzanti, ma credo di aver imparato (anche se forse troppo tardi) ad essere diverso nel modo di pensare e vedere le cose, a prescindere da chi mi circonda.
Devo molta riconoscenza a chi non ha avuto il coraggio di sognare e a chi era convinto che la vita fosse solo un dovere.
A tanti professori che volevano convincermi che la vita fosse solo un eterno "settembre", a coloro che hanno sempre fermato il mio entusiasmo con le parole "non si può".

Grazie alla rigidità di molte persone io ho imparato a mettere in discussione la mia, cominciando a credere che ogni "settembre" passa meglio se affrontato con nuove premesse e con quella voglia di andare oltre, sempre.

Giorgio Dorigatti, studente delle scuole serali - Roma


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