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n. 72 aprile 2017
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Oggi è il giorno:20 Agosto 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Si cambia!
L'apprendimento per competenze che allena alla vita
di Cellupica Anna Maria - Formazione
L'esperienza di aggiornamento sulla didattica per competenze (corso tenuto dall'Associazione Sysform/Giunti) mi ha fatto riflettere sul mio lavoro e sul mio ruolo.
La lezione frontale rappresenta da sempre la più antica delle tecniche d'insegnamento, ma sono anche convinta che la motivazione sia alla base dell'apprendimento: non si apprende senza motivazione e senza interesse. Può succedere di apprendere per costrizione, per imposizione, ma si tratta di apprendimento meccanico che non arricchisce le strutture cognitive. Ai miei alunni chiedo sempre di interiorizzare e non di memorizzare.
Durante questo periodo ho maturato la consapevolezza che il compito dell'insegnante è costruire un ambiente d'apprendimento nel quale il bambino possa sperimentare se stesso e le proprie capacità; ho capito che le classi devono essere organizzate come laboratori operativi dove gli alunni apprendano a maneggiare, leggere e interpretare la realtà; insomma gruppi di bambini che riflettono insieme, programmano delle azioni, mettono in ballo il loro bagaglio di conoscenze e usano la collaborazione per imparare cose nuove superando i propri egoismi (apprendimento cooperativo).
Mi ritrovo da sempre a pensare che dove c'è silenzio non si stia imparando nulla perché non avviene il feedback fondamentale per avere la certezza dell'avvenuto apprendimento.
Dunque è necessario che i docenti creino le condizioni di auto-apprendimento sollecitando percorsi alternativi alla lezione frontale.

Tutto ciò si può realizzare attraverso una vera organizzazione dell'azione didattica, ma non è semplice rompere gli schemi in docenti che non riescono a guardare da una prospettiva diversa il loro lavoro, perché un modello così non dà più le certezze e le sicurezze dell'identità di insegnante e sulle procedure da adottare.
La didattica per competenze ci chiama a lavorare in team organizzando in maniera più sistematica il lavoro all'interno dei dipartimenti e dei vari gruppi di docenti; richiede l'uso di verifiche disciplinari oppure trasversali fatte su compiti di realtà, generalizzando, in contesti diversi da quello scolastico e familiare, le conoscenze e le abilità già acquisite.
L'aggiornamento mi ha fatto capire, inoltre, che non si può prescindere da una raccolta sistematica di osservazioni, utilizzando un modello comune a tutti i docenti, (griglie - questionari - interviste) che tende però a rilevare con più certezza ed oggettività aspetti specifici della prestazione.
In questo periodo, durante le prove di verifica bimestrali, ho utilizzato delle griglie con chiare e precise evidenze osservabili riportando chiaramente aspetti specifici della prestazione (autonomia, partecipazione, responsabilità).
Ho utilizzato anche l'autobiografia cognitiva: ho chiesto all'alunno di raccontare gli aspetti più interessanti, le difficoltà incontrate e in che modo le ha superate, gli ho fatto descrivere i vari passaggi mettendo in risalto gli errori più frequenti al fine di arrivare all'autovalutazione.

In genere la scuola si crea un modello standard di alunno medio, senza tener conto delle diversità individuali, ma la scuola non può valutare solo in base al profitto scolastico, perché profitto scolastico e ceto sociale di appartenenza sono direttamente proporzionali, così valutando si premierebbero solo gli alunni più fortunati.
Quindi per me è molto importante sapere valutare: non deve essere legata prettamente all'accertamento di quello che l'alunno sa, ma incentrata a stimolare motivazioni, interesse, piacere d'apprendimento, curiosità e non solo competizione tra alunni e rilevanza del voto come successo scolastico.
Mi piace concludere con una citazione di Trenfor: "I migliori maestri sono quelli che ti indicano dove guardare, ma non ti dicono cosa vedere".


Anna Maria Cellupica, docente I.C. Veroli 2, Frosinone
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