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Articolo 'Si può fare ... rumore'  >>>
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Si può fare ... rumore
Il cineforum a scuola
di Riccardi Barbara - Organizzazione Scolastica
... passi che fanno rumore, verso lo stesso traguardo
... passi che fanno rumore, verso lo stesso traguardo
A chi non è mai capitato da piccolo che qualcuno, a scuola, in famiglia, per la strada vi abbia chiesto: "Cosa vuoi fare da grande?".
Questa "astrologica" e al tempo stesso facile domanda sortisce sempre le più innumerevoli e variegate risposte: "la maestra, il poliziotto, il veterinario, il calciatore ecc.". Che voi ci crediate o no, per me il "lavoro" più consono alle mie capacità e di estremo divertimento all'epoca dei giochi era quello di "rumorista".

Un lavoro che nasce perché fin da piccolissima: mi portavano spessissimo al famoso Cinema della Parrocchia (d'Essai) e non solo; seduta sui sedili a dondolo di legno cigolanti, cercavo di vedere più che potevo, ma gli schienali erano più alti di me, così intravedevo le scene tra una fila l'altra, in tanto con i polpastrelli mi divertivo a percorrere le varie incisioni di nomi e cuori d'innamorati viandanti di quel posto a sedere. Era un rito entrare, comprare i popcorn, scegliere i posti, guardare fino all'ultima didascalia tutti i nomi, ascoltare le musiche parte fondamentale della trama, perché dal timbro capivo se era una scena di paura per essere pronta a coprirmi gli occhi con il cappotto o per lasciarmi andare e gustare le scene. Ecco l'iniziazione al cinema e la mia passione per i film.
Rumori, suoni, caos cominciando dal nostro primo strumento, la voce, versi, versacci, imitazioni di cose ed animali. Questa postilla per arrivare a dire che la rumorista non è diventato il mio primo lavoro, ma ugualmente di rumore ne faccio tanto dovunque sono e dovunque passo.

Parlo di rumore sano e positivo, un rumore anche assordante a volte, che travolge, sconvolge quegli animi intabarrati dentro impermeabili di stereotipi di quotidianità, che scompiglia, un "virus baccano", contagioso, trascinante in vortici di libero pensiero, fuori da comuni regole di comunità amorfe e annoiate, antistimolo.
Perché tutto questo?
Perché c'è un urgenza, un bisogno di ritrovare lo spirito, la voglia, l'entusiasmo di credere ancora che qualcosa "Si può fare", per trasmettere, comunicare, costruire educando, traghettando cultura di qualità per contagiare chi si ha intorno, per non perdere la speranza, la fiducia in quello che abbiamo da dire, la passione "Rosso come il cielo" che ci accomuna nell'insegnare, un unione di sinergie aperte allo scambio, all'incontro che possono finalmente operare in unione d'intenti, una cultura di qualità divertendosi.

"Si può fare" è il film che tratta la storia della Cooperativa 180, un'associazione di malati di mente liberati dalla legge Basaglia e impegnati in (inutili) attività assistenziali. Bisio trovandosi a stretto contatto con i suoi nuovi dipendenti e scovate in ognuno di loro delle potenzialità, decide di umanizzarli coinvolgendoli in un lavoro di squadra. Andando contro lo scetticismo del medico psichiatra che li ha in cura, integra nel mercato i soci della Cooperativa con un'attività innovativa e produttiva, facendoli ritornare "in vita", di nuovo padroni delle loro vite.
"La follia è una condizione umana" dichiarava Basaglia, psichiatra. "In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla". Prima dell'introduzione in Italia della "legge 180/78", detta anche legge Basaglia, i manicomi erano spazi di contenimento fisico dove venivano utilizzati metodi sperimentali di ogni tipo, dall'elettroshock alla malarioterapia. Il film di Giulio Manfredonia si colloca proprio negli anni in cui venivano chiusi i primi ospedali psichiatrici e s'incarica di raccontare un mondo che il cinema frequenta raramente.

Il film presentato nel nostro Circolo Didattico il 143° "Spinaceto" all'interno del Progetto del Cineforum "Ciak si gira", aperto al territorio per creare un luogo di aggregazione dove fare e parlare di cultura, la cultura che nasce dall'incontro, per studenti, docenti e famigliari delle scuole di ogni ordine e grado del XII Municipio, in collaborazione con l'Associazione Culturale "Delphi-no profit" riconosciuta dall'Ufficio Scolastico Regionale del Lazio e la super visione del Prof. C.F. Casula dell'Università di Roma 3 Facoltà di Scienze della Formazione. Il Progetto è stato patrocinato dalla Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio, dalla Provincia di Roma Dipartimento Servizi Sociali, dall'Assessorato alle politiche culturali e comunicative e dal XII Municipio.

Tutti questi nomi importanti hanno stretto la nostra mano perché hanno visto la buona intenzione nata dalla passione in quello che facciamo, in quello che vogliamo dare, in quello che abbiamo da trasmettere, un qualcosa che rimanga, uno strumento per una comunicazione attiva e non passiva che vada oltre, oltre quello che è visibile agli occhi. Così la nostra Dirigente Scolastica la dott.ssa S. Presutti, il Presidente di "Delphi-no profit" dott.ssa A. Gogosi psicologa e psicoterapeuta e il Prof. C. F. Casula Roma 3 hanno formulato un patto d'alleanza guidati dal loro vento di passione per la scuola e soprattutto per i ragazzi, hanno tagliato il nastro per l'avvio del Cineforum: "Ciak si gira".
La 7° arte come mezzo di comunicazione immediata, un linguaggio per tutti, senza distinzioni sociali e di razza che unisce partendo dalla fotografia, dalla musica e dalla scenografia, fino alla sceneggiatura. I dialoghi la maggior parte delle volte sono riconducibili alla quotidianità dove poterci ritrovare. Un insieme di tanti linguaggi che scaturiscono in un prodotto da prendere come esempio, per poter realizzare con i nostri ragazzi un cortometraggio che non esclude, anzi ingloba, catalizza, soprattutto quelli che con la loro timidezza si fanno scudo dietro una colonna, di chi viene messo in mezzo da super bulli, da chi ha un deficit, da chi non vuole apparire e che dietro la telecamera si occupa dei "rumori".
Quindi in un unico slogan: "Si può fare ... rumore", tutti insieme, mano nella mano in una catena d'intenti, propositi, obiettivi e traguardi per fare ed imparare a fare, facendo, nel rispetto della diversità, accettando l'altro per erigere un grattacielo dell'amore nel saper donare.

... Ama per sempre
Sbagliati
Non serve a niente Vivere
Se non ci si dà
Alzati
Dentro al cielo
e luccica Spazio infinito e libertà
Che non finirà mai!!!
G. Nannini e Giorgia.

Non dobbiamo aver paura di rimare soli, perché non siamo soli, ci riconosciamo, ci sentiamo, ci ritroviamo, noi quelli che facciamo rumore. Una volta ritrovati saremo talmente una forza, perché l'unione fa la forza, che uno dopo l'altro "coloreremo" fino all'ultima ... anima grigia.
Questo è quello che stiamo cercando di fare nel nostro piccolo, nel nostro C.D., a piccoli passi, passo dopo passo, mattone dopo mattone, con l'aiuto di chi crede in noi, vedi in primis la nostra D.S., i nostri ragazzi, le loro famiglie e tutti quelli che hanno voglia di cambiare.
Catturiamo e trasciniamo verso il contagioso per produrre: "il rumore della PASSIONE". "Solo chi fa è soggetto a sbagliare", come dice Bisio, chi fa quello in cui crede con passione è segnato ... al SUCCESSO!!!

Un plauso in memoria della storia riconducibile al film "Si può fare"della poetessa Alda Merini

Bambino
Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.



Barbara Riccardi Docente 143°C.D. "Spinaceto"- Roma
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