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n.86 ottobre 2018
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Società liquida e mente proteiforme
Un nuovo orizzonte formativo nell'era dell'Homo Consumens
di Rago Giuseppe - Scuola & Tecnologia
tratta da https://lacommuna.com/marcas-liquidas/
tratta da https://lacommuna.com/marcas-liquidas/
L'eclissi relativa alle strutture politiche e culturali del mondo moderno, di fronte alle spinte della globalizzazione e alle numerose antinomie (mondialismo/localismo; universalismo/autocentrismo), diviene crisi delle ideologie, crisi del singolo e dell'intera comunità educante.
Il sociologo Bauman, l'intellettuale che ha meglio interpretato il caos che ci circonda e il disorientamento che sperimentiamo, stimato come una superstar del pensiero sulla postmodernità, parla di "modernità liquida", per caratterizzare questa società di riferimento priva di una "missione comune", senza finalità ed intenti condivisi, avulsa da principi e norme ed indirizzata all'individualismo "antagonista" condotto da un soggetto-oggetto edonista ed egocentrico: il cambiamento è l'unica cosa permanente e "l'incertezza è l'unica certezza" (Bauman).

Attinente a questo contesto risulta l'estetica del consumo, nonché la destabilizzazione permanente del mondo della vita, che vede sfumare inesorabilmente i suoi nitidi confini, per essere riconfigurato in forme flessibili e precarie. Si perde, invero, la certezza del diritto, del valore, dell'essere-persona responsabile ed autentica nel proprio percorso educativo, in nome dell' "apparire" come pseudo-valore meccanicistico di consumo: tutto viene reso merce, incluso l'essere umano. La postmodernità liquida si concretizza, pertanto, come il risultato ineluttabile della delocalizzazione, delle migrazioni, della multiculturalità, dell'esplosione di Internet e delle reti virtuali. Il paradigma per comprenderla è quello della complessità, come acutamente osserva Morin, che fa riferimento a una realtà materiale e sociale nella quale intervengono il caso, la sorpresa, la contraddizione, lo sconvolgimento, e viene esaltata la soggettività, demarcata da un tendenziale disagio, dovuto alla perdita dell'identità.
Assistiamo, infatti, alla proliferazione in forme screziate e policrome degli stili di vita "liquidi", che hanno come unico epicentro l'abbattimento dell'individualità, nonché la desovranizzazione dell'identità. Si configura, in tal senso, un nuovo soggetto, l'Homo Consumens, una figura fluida, sradicata, apolide, un individuo di matrice humeana, che si palesa in un fascio di percezioni desiderative, alimentate dalla fantasmagoria della pubblicità; una macchina desiderante, conformemente alla grammatica di Deleuze, condannata a subire la sua insaziabilità, pronta a tradursi in una inguaribile infelicità. A una libertà senza precedenti, fanno dunque da contraltare una gioia ambigua e un desiderio impossibile da saziare: attraverso i beni di consumo si palesa la ricerca del continuo aggiornamento dell'identità.

Nella prospettiva pedagogica, emergenze e cambiamenti socio-culturali impongono un ripensamento delle forme, delle tipologie e, possiamo allegare, delle metodologie per sviluppare forme di apprendimento che tengano conto di come la nostra conoscenza è uno stato di "rivoluzione permanente".
Al tempo della modernità solida e degli Stati nazionali, la finalità della Scuola si era concentrata soprattutto sulla trasmissione del patrimonio culturale e valoriale e sulla costruzione dell'identità nazionale assicurata dai sistemi scolastici formali, rigidi e autoreferenziali, portatori e garanti di un modello culturale statico, considerato e percepito come oggettivo.
Con l'imporsi del modello (o forse 'non modello') postmoderno, che implica l'occorrenza di reiventarsi e "riciclarsi", l'educazione rischia di farsi mercato da consumare e bruciare in fretta perché la società, con le sue esigenze, corre veloce. L'educazione attuale non può più essere quella della scuola-apparato del XX secolo, scandita da ritmi temporali austeri, con standard uguali per tutti, limitata alla mera accumulazione di conoscenze secondo una modalità balistica, e contraddistinta dal magistero affidato ad un docente, un goalkeeper, un portiere in grado di filtrare l'ingresso della conoscenza grazie alla sua esperienza ed al suo bagaglio culturale, che sparava sugli studenti "un missile di sapere in modo univoco e diretto" (Bauman). La scuola non può essere concepita e vissuta come luogo del "disciplinamento" delle nuove generazioni ma deve tener conto che nella modernità liquida, siamo tutti dipendenti da Internet: la Rete offre un patrimonio enorme di informazioni, spesso nebulose, frammentarie, che però hanno il potere di aver maggiore presa sui giovani perché diffuse sotto forma di intrattenimento, un soft power che si contrappone alla tradizionale autorevolezza degli insegnanti.

L'era del web è segnata fatalmente dalla propagazione di una sovrabbondanza di notizie, le quali, presentandosi come facili ed immediate soluzioni, producono l'incapacità di pensare a lungo termine, di mettere in campo la pazienza propria dell'apprendere (si ha la sensazione di poter imparare tutto e subito), con evidenti ricadute pedagogiche: se da un lato il web rappresenta una grande chance per apprendere, formarsi, autoformarsi e informarsi, dall'altro ha dato vita a forme di "mercificazione" e consumo dell'educazione, diventando promulgatrice di una cultura di superficie, con il rischio di un appiattimento del pensiero critico e riflessivo.
Lo sforzo che si chiede oggi ad educatori e formatori è delineato dall'utilizzo di "missili intelligenti", in grado di sbaragliare il "lato oscuro" della rete, di rischiarare le ombre della formazione continua, assolutamente necessaria, ma che rischia di rendere sempre più fugace e transitorio il sapere. L'insegnante deve assumere le fattezze di un intercessore, un exemplum a cui ispirarsi ma da superare, all'altezza di fornire strumenti per capire cosa sia rilevante e necessario per affrontare la contemporaneità. Emerge distintamente l'urgenza educativa di formare menti proteiformi, denotate da un regime cognitivo mutevole, plastico, idoneo a far fronte in maniera creativa ai mutamenti sociali e alle contraddizioni dell'esperienza, in quanto improntato su un abito astratto e sovraordinato: l'abito di trasformare i propri abiti.

La scuola è ad oggi forse l'unica realtà formativa capace di promuovere tutto ciò: può essere articolata secondo un'ampia pluralità di contesti didattici, ma può allo stesso tempo salvaguardare una coerenza d'insieme, dando così impulso a forme d'intelligenza trans-contestuali. È affidata, altresì, all'istruzione scolastica la formazione critica dei cittadini, garanzia della loro libertà e premessa vitale per la sopravvivenza della democrazia, in un clima di generale perdita dei valori identitari: irrompe, quindi, una nuova prospettiva educativa che implica un rapporto continuo dell'uomo con se stesso, dell'uomo con la società e di questa con l'ideale di società democratica postulata proprio dagli uomini in quanto soggetti di formazione permanente.
L'istruzione, dunque, deve configurarsi sempre più concretamente come sviluppo culturale, atto a responsabilizzare i soggetti, coinvolgendoli in atteggiamenti di coerenza, di autodominio, di razionalizzazione dei dati, al fine di permettere, anche nell'era del digitale, l'insorgere negli individui di una capacità cosciente di self-assessment e giudizio critico costruttivo che sappia argutamente decifrare e padroneggiare la fluidità del mondo e del sapere.

Bibliografia essenziale
-Bateson G. (1997). Verso un'ecologia della mente. Milano: Adelphi.
-Bauman Z. (2001). Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone. Roma-Bari: Laterza.
-Bauman Z. (2002). La società individualizzata. Bologna: il Mulino.
-Bauman Z. (2003). Modernità liquida. Roma-Bari: Laterza. Morin E. (2000). La testa ben fatta. Milano: Raffaello Cortina Editore.


Carmela Corallo, appassionata di filosofia e di cultura digitale
Giuseppe Rago, docente INF/01 incaricato UniBa - UniFg, pedagogista, formatore ed esperto di didattica digitale
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