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| Solo un forte dissenso |
| Come tollerare la scomparsa del globale? |
| di Ruggiero Patrizia - Emergenza scuola |
Sto partecipando all'ennesimo corso di aggiornamento sull'integrazione nella mia scuola.
La mia continua voglia di sapere e sperimentarmi mi porta a non farmi sfuggire possibili occasioni.
E infatti, nonostante non fossi proprio ispirata dallo psicodramma psicoanalitico sono riuscita a cogliere qualcosa di buono per me.
Ho avuto modo di vedere un po' più chiara questa immobilità che altrimenti mi angoscia.
È qualcosa dentro di me di antico, che spesso supero, ma che a volte invece riaffiora, impastata in una nuova ragione di essere.
E quando la rabbia finalmente riesce a farsi largo nella nebbia dello stupore, forse qualcosa riesco a far uscire. E questa volta, ancora strozzato, è un forte dissenso.
Non riesco a tollerare l'idea della scomparsa del globale: spazio più o meno obbligato, a volte ripetitivo era l'unico di confronto o forse di scontro ma che... almeno c'era.
Era lì che faticosamente stavo trovando righe di definizione e di valutazione a concrete operazioni di lavoro che riguardano lo stare e l'essere insieme:le competenze comunicativo-relazionali.
Il globale era lo spazio che dava un senso, ancora alquanto oscuro per molti, di essere in tanti, l'idea di concorrere tutti per un unico obiettivo, di fare qualcosa che un po', almeno un po', appartenesse a tutte quelle persone lì singolarmente riunite.
Uno spazio di integrazione almeno "in fieri" nella scuola media.
Ora non si fa più. Per ora.
E lo sconcerto aumenta perché ancor più si conferma nella mancanza di protesta.
I colleghi si allineano ai voti (semmai accapigliandosi su "3 o 4?") e, in silenzio, a questa cancellazione.
Io ferma nello sconcerto insieme a pochi.
Mi ostino a non capire.
E, intanto, bradipicando, apro le pagine del portale della pubblica istruzione e vi trovo ancora le Indicazioni per il Curricolo.
Un po' mi rianimo.
Quello era un inizio. Questo cosa è?
Questi provvedimenti sono il nulla sul piano educativo e didattico, contraddicono quaranta anni di sperimentazione e di sforzi orientati verso una scuola pubblica e di integrazione, gettano nella confusione e aprono l'ignoto.
Allinearsi agli standard europei non deve essere un abbandonare le nostre originalità e i nostri sforzi, che per questo si confondono a volte con incertezze e fatiche. Se è necessario un bilancio, una valutazione di quaranta anni di energie comuni, andrebbe fatta in modo serio e aprendo alternative.
Peccato che non ci sia stato tempo (o volontà?) per direttive precise a seguito delle Indicazioni!
Ora sono immobile in osservazione della confusione, dell'incertezza, delle enormi difficoltà che avremo nelle valutazioni finali, dell'inevitabile aumento dell'autoreferenzialità dei docenti, del perpetuarsi di minacce senza seguito, di una valutazione decimale-quantitativa che non prevede invece come base un profondo senso di equità, che non può salvaguardare le diversità e il lavoro con le diversità.
Confusione per noi insegnanti, per le famiglie, ma soprattutto per i ragazzi. Tutti.
Patrizia Ruggiero Docente Sostegno SMS Fellini - Roma
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