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n.61 marzo 2016
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Sono partita da me!
Sperimentazione in classe di tecniche apprese durante il laboratorio di disturbi comportamentali
di Sapone Giuseppina - Inclusione Scolastica
Giunta quasi alla fine del mio percorso di apprendimento tramite il laboratorio di disturbi comportamentali, ritengo di aver appreso molto per quel che riguarda le tecniche di gestione di singoli alunni con comportamenti-problema, oppure di gruppi di bambini.
In parte è stato utile il confronto con le colleghe, in parte gli insegnamenti della docente, in parte l'esperienza diretta nella mia attuale classe prima, come docente curricolare dell'ambito logico-matematico.
All'inizio del mio percorso trovavo molta difficoltà a stabilire un rapporto con i bambini e allo stesso tempo, non riuscivo a capire il motivo della severità della mia collega: ne ho fatto cenno diverse volte in aula, chiedendo anche consigli.
Proveniente dal mondo del sostegno, abituata a lavorare in coppia, da molto tempo non sperimentavo la difficoltà di gestione della classe in solitaria, e di una classe prima, per giunta, quindi da scolarizzare, con la presenza di un'alunna dal comportamento disturbato.
Proprio quest'alunna era, ed è tuttora, sebbene di meno rispetto all'inizio dell'anno scolastico, la mia sfida più grande.

M. non riesce a vivere bene il tempo scuola, non sa come impiegare il tempo a sua disposizione, non sa tenere in ordine il suo materiale, distrugge quello altrui, è evidentemente a disagio nell'affrontare le richieste scolastiche. Sul piano relazionale, tende a disturbare, con continui attacchi anche fisici e piccoli dispetti, i suoi compagni, non gioca in gruppo se non in maniera del tutto autoreferenziale, e quel che è peggio, se qualcosa mette a rischio il suo schema mentale, lei grida, sbatte, urla, piange, esplode verbalmente aggredendo le maestre, si butta a terra, si arrampica sugli armadietti, prende tutto a calci e così via. M. non riesce ad accettare le regole condivise dal gruppo classe e ci costringe a continue sollecitazioni e tentativi di raggiungere un compromesso basato spesso sulla gratificazione del comportamento corretto. Soprattutto nei primi mesi di scuola, numerosi tentativi di mediazione sono falliti: con me, perchè ero troppo arrendevole con lei, con la mia collega perchè al contrario era eccessivamente severa.
Adesso, dopo un'attenta riflessione da parte mia, sono giunta alla conclusione che M, la quale è in attesa di valutazione, ha bisogno di regole, sì, regole certe e condivise, ma ha bisogno soprattutto della comprensione di ciò che le si chiede, di tempi più distesi, di fermezza che però non esclude assolutamente tenerezza e accoglienza affettuosa, di mediazione, dell'affetto dei suoi compagni, della loro attenzione.

Suppongo di aver messo in pratica un intervento sul piano più immediato, vale a dire "quello su se stessi", e adesso la situazione è decisamente migliorata. Sono cambiata io nella gestione della classe, ho cercato di dimostrarmi più autorevole, più decisa, un valido punto di riferimento per i bambini.
Come intervento educativo, ho messo a punto un piccolo progetto che mira a fornire alla bambina gli strumenti per una gestione più consapevole del tempo e della scansione delle attività (orologio personalizzato e vademecum sul banco con immagini sul corretto modo di riordinare e salvaguardare il proprio materiale scolastico) in modo tale da prevenire il consueto attacco d'ira nel ritrovarsi sempre ultima, sempre col lavoro non finito o non curato, continuamente in giro per l'aula a cercare gomme, matite, materiale di cancelleria, perennemente in ritardo per la mensa o l'uscita dalla scuola.
Dal punto di vista dei comportamenti sociali, M. verrà indirizzata a giocare con i compagni che dimostrano i suoi stessi gusti (ritagliare, colorare, creare piccoli giochi con materiale che racimola in classe o a casa) in modo tale da far venire fuori i suoi lati positivi e attirarle le simpatie del gruppo classe. Dal punto di vista dell'organizzazione spaziale, la classe è disposta a isole, i posti variano spesso e noi docenti ci sforziamo continuamente di gratificare quanto più possibile i bambini per i risultati ottenuti anche se le prestazioni sono da migliorare.
Ho inoltre sperimentato sulla mia pelle quanto è importante l'essere sereni con se stessi, l'accettazione di sè, delle proprie difficoltà, dei propri limiti, quanto è necessario mettere da parte il proprio dolore personale per potersi dedicare a quello altrui, pur senza dimenticarsi mai di chi siamo o di cosa siamo capaci.
Ho sperimentato in questi mesi quanto è difficile a volte avere fiducia in se stessi e negli altri, e saper aspettare con pazienza i risultati anche quando questi tardano a venire.

di Giuseppina Sapone,
Studente al corso di specializzazione per il sostegno Università del "Foro Italico" - Roma (Gruppo 2 - Primaria - docente prof.ssa Patrizia Ruggiero)
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