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n.39 gennaio 2014
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Sono qui per interrogarmi e per far interrogare...
Riflessione di un genitore
di Paci Lucia Giovanna - Orizzonte scuola
Sull'onda della riflessione sull'opportunità e sull'efficacia della mia presenza in questa rivista, che vuole portare avanti e magari anche realizzare una sua idea di scuola possibile, essendo io "solo" un genitore, offro il mio punto di vista, al quale mi piacerebbe che seguisse un contraddittorio.

Sono una "ragazza del '63" e il termine ragazza è d'obbligo, sia per la vivacità e la forza del mio intelletto e delle mie idee, che si traducono in un mai spento impegno, sia perché sono figlia di un'epoca che non ha fatto crescere la mia generazione, erede prossima di quella sessantottina, che sulle macerie di antiche certezze e superati valori non è riuscita a proporne di nuovi altrettanto solidi e duraturi, al punto che la connotazione più caratterizzante dei nostri giorni è la precarietà.
Mi si perdoni la sintesi spicciola, del resto non ho la pretesa di essere filosofa né sociologa, ma mi confronto spesso con i miei coetanei su una nostra comune condizione e questa semplicistica considerazione da uomo della strada torna così frequentemente, che me ne sono appropriata.

www.spezieperlamente.blogspot.com
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La condizione giovanile della mia età d'altronde ha modificato anche la percezione della figura genitoriale, che oggi è in divenire, non più statica come un tempo: oggi, io cresco con i miei figli molto di più di quanto non sia stato concesso ai miei nonni di crescere con i miei genitori, il che non elimina i conflitti, che per statuto sono propri di età e ruoli come quelli genitori/figli, soprattutto se adolescenti, ma permette a me di interrogarmi e mettermi in discussione, come sicuramente prima non accadeva. Ogni giorno, io divento genitore con loro e attraverso loro, e ancor di più adesso che sono, chi più chi meno, adolescenti, proprio perché loro mi chiamano a sfide, che quando erano piccoli neanche lontanamente avrei sognato, perché se lo avessi fatto, sicuramente non ne avrei fatti quattro! Quando erano piccoli, mi adoravano e punto, "mamma" era tutto il loro mondo, ora, mi chiedono di essere genitore, più che mamma, mi incalzano, mi discutono, mi giudicano, mi servono un conto dal quale non posso sfuggire e mi obbligano a crescere, a mettere ordine dentro di me o a trovarlo, una buona volta, perché quell'ordine serve a loro, perché a loro servono quelle regole, che magari io ho smarrito o alle quali non dò più importanza. E parlo di comportamenti sociali e personali, forse i primi più facili da cavalcare, con i residui di insegnamenti ricevuti, mentre i secondi, molto più difficili da centrare, perché appartengono molto spesso al cosiddetto "carattere", espressione che sembra poter autorizzare ogni debolezza.
Io sono molto più brava , infatti, a essere ferma e incisiva nell'insegnare ai miei figli come stare al mondo, attraverso quei valori che ritengo universali, eterni e imprescindibili, di quanto non sia, poi, nel rapportarmi a loro, non essendo mai riuscita a tenere a bada la mia irruenza e la passionalità, che animano sì il mio intelletto, ma spesso di più il mio istinto e i miei modi ferini. Ho più volte giocato a definirmi una lupa e non solo per l'acronimo delle mie iniziali, ma perché sono materna e feroce, proprio come quell'animale. Alla lunga, tuttavia, questa seppur poetica immagine mi pesa; se dovessi essere mamma, forse potrebbe pure andare bene essere lupa, ma se devo essere genitore, devo fare un passo avanti.

Se un genitore è il primo educatore , mi dico, e se educare significa far venire fuori ciò che di buono si può avere e dare, è indispensabile che per questo ruolo io sia soprattutto un esempio per i miei figli e non un modello e la mia incapacità di dominare le mie intemperanze, che spesso porta a farmi dominare da esse, moltissime volte non mi rende esempio, ma sicuramente un modello da non emulare.

Essere esempio educa alla coerenza, che considero il massimo valore in un individuo equilibrato e ancor più in un educatore e questa considerazione, insieme alle mie riflessioni, mi porta ad affermare quanto ciò valga ancor più per un insegnante, che non può prescindere dall'essere prima di tutto un educatore, ma che troppo spesso se ne dimentica.

Avere quattro figli mi ha fatto incontrare moltissimi insegnanti. Alcuni avevano la fama di essere bravissimi. Non brave persone, ma bravissimi docenti. Troppo spesso, tuttavia, ho sperimentato quanto fossero irrisolti, umanamente parlando, quanto facessero, anch'essi come me, prevalere il loro carattere, il loro personale squilibrio, le loro umanissime intemperanze e quanto poco fossero coerenti, generando nei loro allievi, disorientamento, instabilità, sfiducia. Ho capito, allora, che il termine bravi volesse definire la loro preparazione, fatta di alte conoscenze e di metodologie teoriche circa l'insegnamento, non così forti tuttavia da riuscire a intaccare e a disciplinare, quella parte di sé che di fatto, in molti casi, vanificava il loro fare...esattamente come avviene per me!

Ho maturato l'dea, negli anni, che un bravo insegnante, come ma anche di più di un genitore, per il suo primo compito, che anche per lui è quello di farsi esempio, debba come indossare un abito, possibilmente un saio, per ri-vestire il proprio ruolo, per entrarci dentro, in maniera non improvvisata, ma consapevole, proprio perché sia vero quando si dice "nella veste di" insegnante, che significa qualcosa di più dell'essere solo un uomo, con tutta la propria umanità e le proprie contraddizioni e in questo superamento abbia aderenza, coerenza e fedeltà a quanto "per fede" è la propria pro-fessione. Solo così, oltre a educare, potrà anche in-segnare, cioè lasciare il segno.

Allora,ho capito che scrivo su questa rivista, perché con poche certezze e molti giovanili dubbi sono in crescita e mi voglio interrogare, mettere in discussione, prima che in gioco, e voglio che gli altri adulti come me, che con me condividono il compito di educatore, gli insegnanti, anche sotto la spinta delle mie riflessioni a loro volta s'interroghino...

Lucia Giovanna Paci, genitore
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