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n.59 gennaio 2106
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SOStoria
Imparare come insegnare la storia, insegnare come studiare la storia
di Ventre Angela - Organizzazione Scolastica
Quante volte sentiamo dire dai nostri alunni - "Perché devo studiare la STORIA? E' noiosa, piena di fatti e date inutili da ricordare...."
Queste parole confermano come non sia cambiato, anche con il passare del tempo, il cattivo rapporto esistente tra gli alunni e la STORIA: essi non la amano, non hanno stimoli a studiarla, la ritengono noiosa e difficile.
La classica lezione frontale e i manuali che, nonostante le novità presenti nelle Indicazioni Nazionali, continuano a essere caotici e prolissi, fornendo troppe nozioni tra cui lo studente difficilmente riesce a districarsi, non aiutano a migliorare il rapporto tra Storia e discenti.

"La storia che si insegna [...] è la storia dei manuali, vale a dire la storia dei fatti. [...] Tutto è concatenato, necessario e indiscutibile. [...] una delle ragioni dell'indifferenza dei ragazzi nei confronti di questa disciplina trova per l'appunto origine in questo modulo di insegnamento, che assegna un ruolo passivo e prevalentemente mnemonico allo studente". (cfr. Sull'Utilità della Storia per l'avvenire delle nostre scuole, Donzelli, Roma).

L'idea che campeggia negli studenti, dell'inutilità dello studio della disciplina in questione, mi ha portato a ri-cercare, in ambito letterario e non solo, studiosi che nei loro libri hanno parlato e/o scritto sull'importanza dello studio della Storia.
Lo scrittore Umberto Eco, nella prefazione al libro di Lozano "Il discorso storico" circa l'importanza dei racconti storici, personali e collettivi, afferma che "essi costituiscono una specie di repertorio attraverso i quali interpretiamo il mondo in cui viviamo e le vicende che ci hanno coinvolto o che vediamo accadere" (cfr. H. Girardet, Insegnare Storia. Risorse e contesti per i primi apprendimenti, La Nuova Italia, Milano, 2000).
Per lo psicologo britannico Bartlett "la storia svolge una funzione di primo piano nello sviluppo e arricchimento della capacità di ricordare, consente di riutilizzare le esperienze e le conoscenze passate per orientarsi e rispondere alle nuove e impreviste richieste che il mondo, in perenne cambiamento, impone" (cfr. F.C Bartlett, La memoria. Studio di psicologia sperimentale e sociale (1932), 1974, Milano).

Le testimonianze presentate permettono di sottolineare come la STORIA ha non solo una natura orientante, perché ci permette di capire chi siamo, da dove veniamo, ma ci colloca nel tempo, prefigurando, attraverso il passato, il futuro verso il quale tendiamo.
Essa va liberata dall'involucro della banalità e della tediosità in cui l'hanno avvolta per molti anni sia gli studenti sia, in alcuni casi, i docenti e deve essere percepita come uno tra i potenti strumenti di formazione della persona.
<<L'educazione ad un sapere che deve continuamente verificare le proprie fonti costituisce uno strumento straordinario per la formazione del cittadino. [...] Familiarizzarsi con la convinzione che gli eventi da noi studiati non erano necessari, ma sono stati una delle strade che il corso storico ha imboccato, finisce con l'avere un esito pedagogico di straordinaria portata>> (cfr. Sull'Utilità della Storia per l'avvenire delle nostre scuole, Donzelli, Roma).

Cosa cambiare per rendere lo studio della Storia più interessante, più accattivante per i nostri studenti? Gli insegnanti? Il metodo? La metodologia?
Non vi è dubbio che l'insegnante svolge un ruolo molto importante nell'apprendimento di una disciplina; tra i requisiti fondamentali che deve possedere, affinché si possa abbattere la barriera dell'indifferenza, c'è la passione o almeno l'interesse per la disciplina stessa: un docente che non prova amore per la sua materia non sarà certamente in grado di suscitare curiosità e motivare i ragazzi allo studio di essa, inoltre deve aggiungere la conoscenza reale dei propri alunni, delle loro propensioni, dei loro bisogni, ascoltandoli.
Solo se si ha una conoscenza reale dei soggetti che abbiamo di fronte si costruisce un apprendimento significativo. Questo richiede, non solo tempo e pazienza, ma anche convincimento di quello che si sta facendo, non soltanto sotto il profilo educativo, ma anche strettamente disciplinare; se si sta spiegando la Storia, se si sta cercando di far apprendere la Storia, occorre credere nella valenza formativa di essa, del suo essere strumento di educazione dell'intelligenza, del pensiero e del suo porsi come maestra di vita civile.

Quindi, basta con metodologie preconfezionate o standardizzate, nozionismo e ruolo passivo degli allievi: bisogna renderli attivi e partecipi, abituare gli stessi a un rapporto diretto e critico con le fonti, al fine di far sviluppare in loro una coscienza e una competenza proprie, indipendenti e attive. "Solo integrando in forma critica il passato nella nostra visone del presente acquisiamo piena consapevolezza del vivere civile e dei suoi problemi". (cfr. Tempi moderni - storia, cultura e immaginario, Edizioni Scolastiche, Bruno Mondadori, Pearson, 2012).

Nei traguardi delle competenze non si parla più di fatti da conoscere a memoria, ma di processi fondamentali da padroneggiare. Non ci si può limitare a trasmettere alcune conoscenze "canoniche" sul passato. Bisogna inventare, elaborare, reperire nuove modalità e nuovi strumenti didattici per formare studenti autonomi nell'apprendere e nel far sorgere in loro il piacere dell'imparare e coltivare la soddisfazione nello studiare.
L'obiettivo primo, quindi, dell'insegnante di storia è INSEGNARE COME STUDIARE E A VIVERE LA STORIA, DI CUI GLI STUDENTI FANNO PARTE.

di Angela Ventre
Insegnante di sostegno - I.C. "Lante della Rovere" - Roma
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