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n.14 giugno 2011
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Articolo 'Sotto il tepee da Girandola'  >>>
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Sotto il tepee da Girandola
Dalla festa della lettura con i ragazzi uno spunto per una scuola possibile
di Paci Lucia Giovanna - Didattica Laboratoriale
Dal 26 al 31 maggio, anche quest'anno si è svolta a Roma la festa della lettura con i ragazzi, presentata sotto il nome di La Tribù dei lettori, progetto di sensibilizzazione alla lettura, sostenuto dalla Provincia e dal Comune di Roma con "l'unico fine di trasferire e contagiare quanto più possibile, la pratica del leggere", come scrive su Facebook, Claudia Cannas.
Bambini, ragazzi, genitori, insegnanti, editori, bibliotecari, librai, attori si sono dati appuntamento nei vari luoghi dell'evento: Palazzo Valentini, Casina di Raffaello, Villa Borghese, Liceo artistico di Via Ripetta, Palazzo Incontro, Parco della Musica e, fuori dal centro storico della città, nelle piazze, nelle quali, montato il caratteristico tepee indiano, le librerie cittadine che hanno aderito all'iniziativa, hanno portato il loro negozio. Spazi di tutti, per tutti, spazi di vita, di incontri, di scambi, di proposte, di aperture: al cinema, alla scuola, alla cultura.

Io sono andata alla Libreria di Girandola, a piazza Minucciano, un posto incantato su misura di bambino, la cui padrona di casa è la mirabile Carla Colussi, in arte Girandola, "libraia contastorie", come si autodefinisce.
Vidi Girandola per la prima volta diversi anni fa, ormai, a teatro, nella lettura drammatizzata della storia dello scarabeo stercorario e ne rimasi affascinata: un'esile figuretta con una determinazione e una grinta non comuni e un'abilità affabulatoria incredibile, capace di catturare grandi e piccini. La ritrovai tempo dopo, quasi per caso, entrando nella sua libreria, che mi era stata segnalata come "posto da non perdere" e da allora, infatti, quante chiacchierate ci facciamo, tra libri, gatti, bambini e un cliente e l'altro! Quando entro da Girandola, ahimé, c'è il rischio che chiuda il negozio con lei e dimentico il tempo che passa... in quel negozietto, c'è tutto un mondo da condividere. Il nostro dialogo è su diversi piani, ma si fonda su un comune sentire: quello di adulti appassionati, che da prospettive diverse credono di poter e dover educare i più giovani, in ogni cosa della vita e,in particolare, al bello e alla cultura, nel suo aspetto mutevole e allo stesso tempo eterno.

Per questo, non ci ho pensato neanche un momento quando mi ha invitato a partecipare dal di dentro a La Tribù dei lettori. Per Storie nel cestino, alcune mamme del IV Municipio - mamme, maestre, amiche, - sedute su grandi teli o su tappeti di erba finta, dovevano leggere delle storie ai bambini, ciascuna una storia, scelta per lei, secondo il suo stile e la sua natura.


Io ho letto Il mostro peloso, di Henriette Bichonnier, una storia molto divertente di un mostro pieno di peli, perfino sui denti, che ama mangiare gli esseri umani e che viene "messo fuori combattimento" da una scaltra bambina, così abile con la rima, da mandare in tilt il mostro, facendolo scoppiare.
I bambini,dapprima pochi intorno a me, perché i più conoscevano la storia e avevano pertanto scelto di sentire altre mamme, sono cominciati ad arrivare, forse spinti dalle risatine dei bambini o dalla mia performance, sicuramente partecipe. Presto, sono diventati tanti e quelli arrivati all'ultimo avrebbero voluto che ricominciassi. Non ho riletto la storia, ma l'ho brevemente raccontata di nuovo, per i ritardatari, perché abbiamo deciso di leggere il suo seguito: Il ritorno del mostro peloso, come tutti i seguiti a mio parere non molto convincente, ma ugualmente apprezzata dai bambini e poi, fuori da copione, un'altra ancora, La Bellezza del re, racconto per ridere della stessa autrice, più lungo, articolato, molto divertente.
Non fosse cominciata a venirmi meno la voce e Carla non mi avesse dato l'alt, avrei sicuramente continuato, non fosse altro per il piacere di vedere intorno a me così tanti bambini, i loro genitori o nonni riuniti, qualche maestra incontrata sul mio cammino! La soddisfazione più grande, però, me l'ha data una bimbetta dai riccioli biondi, di circa due anni o giù di lì - s'intravede nella foto, parzialmente coperta dai miei capelli - con il ciuccio in bocca, che scoppiava a ridere divertita ad ogni rima enfatizzata! La sua risata grassa, come solo quella dei bambini sa essere, mi ha gratificato talmente da farmi sentire di essere al posto giusto, nel momento giusto...! Una semplice e gustosa merenda biologica, fatta di biscotti, gallette al cioccolato e succhi di frutta, offerta da Biopolis, ha completato la festa, per la gioia di grandi e bambini.

Trasferire e contagiare quanto più possibile si può, è un alto obiettivo, ma si può centrarlo con così poco! Passione, disponibilità,"fede", tutte cose possibili, da provare così come da realizzare, sentimenti e atteggiamenti esportabili, dalla piazza alla scuola e viceversa! Quando parlo con Carla, del resto, quante volte mi sembra di parlare con la maestra Marianna o con Manuela Rosci, per la forza degli ideali e delle passioni e per l'ardore della voglia di contagio...!

Una scuola possibile deve essere allora un concetto più ampio, non circoscritto al contesto fisico o curricolare, deve essere quella che accetta l'invito o la sfida e, uscendo sulla piazza, si esprime nello scambio tra diverse figure, siano genitori, nonni, librai, autori o passanti che si mettono in gioco, tutti uniti dallo stesso obiettivo di fruire e condividere,godere e trasferire,insegnare ed apprendere. Una scuola di modello antico, primordiale, quella dei primi pensatori, che non arroccavano il sapere e il pensiero in quattro mura, non lo condividevano solo con i pari, non se ne facevano unici depositari o padroni. Una scuola aperta, dove ognuno può essere protagonista e dove il verbo più coniugato sia fare.
Si può fare e con poco, perché no?

Lucia Giovanna Paci, genitore IV Municipio - Roma
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