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n.11 marzo 2011
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Articolo 'Stage in una scuola elementare... >>>
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Stage in una scuola elementare
Un'esperienza sul campo degli studenti del Liceo di Via Asmara
di Sabatini Roberto - Organizzazione Scolastica
Qualche settimana fa, la Scuola Elementare "Angeli della Città" ha ospitato una classe del Liceo "Via Asmara 28", per consentire un'esperienza di osservazione partecipante, volta alla verifica e alla rielaborazione delle teorie dello sviluppo umano in età evolutiva, studiate nel corso di Scienze Sociali.
Per poter meglio cogliere le trasformazioni del comportamento in funzione dell'età, gli studenti sono stati distribuiti nelle classi prime, terze e quinte, effettuando tre turnazioni, per dare modo a tutti di interagire con tutti. Al centro dell'attenzione c'erano gli stadi cognitivi di Piaget, quelli psicosessuali di Freud, quelli psicosociali di Erikson e quelli morali di Kohlberg; agli studenti era stata suggerita una sintetica scaletta di fenomeni da osservare e di appunti da prendere: semplici indicazioni che fornissero un orientamento, ma non una griglia vera e propria, per evitare che l'esperienza perdesse la sua freschezza e la sua imprevedibilità.
Le maestre, avvertite dell'iniziativa, sapevano solo che si trattava di studenti di un Liceo delle Scienze Sociali, che sarebbero stati in classe con loro, a piccoli gruppi, cercando di collaborare alla didattica, inserendosi nel gruppo dei bambini ed evitare imbarazzanti distanze e ingombranti presenze. Insomma tutti i protagonisti dell'esperienza avevano solo il minimo indispensabile di informazioni e di indicazioni, per lasciare il massimo di libertà organizzativa e di spontaneità comportamentale, anche a rischio di incorrere nei problemi che spesso sono posti dall'azione fluida e poco strutturata.

A mio avviso gli incontri sono andati al di là di ogni rosea previsione, problemi compresi e se per me che li accompagnavo sono stati motivo di soddisfazione, le impressioni del personale della Scuola Elementare, in primis quello della maestra Antonia Melchiorre, che ha curato l'accoglienza e l'organizzazione, sono state del tutto in linea con le mie, confermando la buona riuscita dell'impresa. Questa volta però non sarò io a parlare: abbiamo deciso di lasciare spazio ai commenti e alle considerazioni degli stessi studenti che, dopo la visita, hanno steso diversi report sull'esperienza stessa.
Qui di seguito sono perciò riportate le descrizioni e le considerazioni, le comparazioni e le riflessioni più significative, prodotte dagli studenti, spesso accompagnate dalle emozioni e dai sentimenti, dalle sensazioni e dagli stati d'animo da loro provati (alcune parti sono state tagliate per motivi di spazio ... e non solo!). Chiunque vorrà approfondire il tema e le suggestioni di questi rapporti non avrà che da chiederlo: sia il sottoscritto, che gli studenti protagonisti dell'esperienza, saremo ben lieti di farlo!


In un primo momento si è presentata una situazione di disagio perché, essendo un'esperienza nuova, non sapevamo come comportarci. In un secondo tempo abbiamo iniziato ad interagire con i bambini e da qui sono scaturite molte domande inerenti all'aspetto, alla famiglia, agli interessi personali, ma soprattutto alla cronaca quotidiana.
Una bambina, Giulia, ci ha chiesto informazioni su Sarah e Yara, lasciandoci sorprese ma anche dubbiose perché non ci aspettavamo che a 8 anni potesse porsi determinate domande su fatti così importanti.
Verso le 11.30 è iniziata la ricreazione; la maestra ha distribuito le merende, che venivano passate dalla scuola, offrendole anche a noi. I bambini ci hanno domandato più volte il perché della nostra presenza e, nonostante il nostro sforzo a semplificare la risposta, loro non capivano. Fabio, uno dei bambini più svegli della classe, con la sua schiettezza e simpatia, ha fatto una proposta indecente a Matilda. Nonostante l'impertinenza di alcuni soggetti, abbiamo notato che la divisione tra maschi e femmine non sussisteva, ma anzi vi era coesione e complicità tra di loro.
Finita la ricreazione è entrata la maestra di scienze, storia e geografia. Come prima impressione abbiamo riscontrato che la maestra aveva una personalità forte, decisa e sicura con i bambini, mentre nei nostri confronti si è dimostrata gentile e disponibile a rispondere ad ogni nostra domanda. Nella prima parte della lezione ha preparato i bambini alla recita scolastica, facendoli cantare e ripetere le loro battute, mentre durante la seconda parte ha ripreso il progetto sull'educazione alimentare, facendocelo spiegare dai bambini stessi.
Purtroppo le ore che avevamo a disposizione erano già esaurite e con un po' di rammarico ce ne siamo dovute andare, nonostante i bambini tentassero di trattenerci più del dovuto.

Il 17 febbraio è avvenuto il secondo incontro e la classe da osservare è stata la 5° elementare.
La maestra di italiano, prima di iniziare la lezione, ci ha chiesto consiglio su come svolgerla facendoci scegliere tra una poesia o un racconto di fantascienza: noi, ovviamente, abbiamo scelto il racconto di fantascienza.
Come "osservatori sociali" abbiamo constatato che vi era un rapporto di affetto e comprensione da parte dell'insegnante verso i suoi alunni, mentre con noi ragazze si è mostrata solare e rispettosa del compito che avremmo dovuto svolgere all'interno della classe.
La maestra, andandosi a sedere tra i bambini, ci ha permesso di avere un contatto diretto con loro: ci ha lasciato l'arduo compito di mandare avanti la lezione.
Il lavoro che i ragazzi dovevano svolgere consisteva nella lettura e comprensione di un testo di fantascienza; alcuni soggetti, molto attivi, cercavano di intervenire continuamente chiamandoci "maestra". Questo è stato un evento che ci ha colpite molto perché nessuna di noi era mai stata abituata a quell' appellativo.
Finita la lezione è arrivato il momento della ricreazione e, confrontandoci, abbiamo notato che quasi nessun bambino portava il grembiule. Dopo questa osservazione ci siamo divise: Valentina e Monica, parlando allegramente con alcuni alunni, hanno notato che questi erano provvisti di oggetti di ultima generazione come i-pod e i-phone e, anzi, sapevano usarli meglio di noi; mentre Martina e Matilda si sono intrattenute con la maestra di italiano che gli ha esposto i problemi della classe: vi sono individui che hanno una situazione difficile in famiglia e ce ne sono altri che, avendo un carattere introverso, non riescono ad integrarsi con gli altri. A proposito di questo le due ragazze hanno assistito ad una violenta litigata che ha visto protagoniste una bambina molto introversa ed una molto estroversa..
Finita la ricreazione, sotto suggerimento dell'insegnante, abbiamo aperto un dibattito sui metodi per sconfiggere la paura. Monica e Valentina si sono disposte tra i banchi, mentre Matilda e Martina cercavano di coordinare l'andamento della discussione. Abbiamo riscontrato che la maggior parte dei bambini non riesce a spiegare chiaramente un concetto ed alcuni si dilungano troppo perdendo in punto chiave del discorso.

Il giorno 24 Febbraio abbiamo incontrato la prima elementare. Una volta fatto ingresso nell'aula, l'insegnante di matematica, di nome Monica, ci ha fatte presentare in modo tale che tutti i bambini potessero sapere i nostri nomi. Prima di presentarci, però, abbiamo notato che vi era un numero elevato di alunni: la maestra ci ha spiegato che erano presenti nell'aula tutte e due le prime, visto che un' insegnante sarebbe entrata in ritardo. Ci siamo, così, disposte tra i banchi, accanto a loro, per aiutarli con le addizioni.
Verso le 9.30 è arrivata l'altra insegnante e, così, tutti gli alunni dell'altra classe hanno fatto ritorno nella loro aula. La maestra di matematica, in prima analisi, ci è sembrata molto disponibile e volenterosa ad aiutare i bambini, ma soprattutto gentile con noi ragazze; infatti ci ha lasciato svolgere quello che era il nostro compito momentaneo all'interno della classe.
Abbiamo riscontrato che la maggior parte dei bambini ci faceva domande sul perché della nostra presenza e sul ruolo che avremmo dovuto svolgere all'interno della classe durante la mattinata.
L'unica parte della giornata in cui ci siamo trovate in difficoltà è stata quando è arrivata La nostra compagna Carlotta; da quel momento i bambini, incuriositi dalla situazione che si era venuta a creare, ci hanno incominciato a chiedere perché Carlotta non parlasse e perché avesse quel tipo di handicap che non le permetteva di essere come gli altri. Ovviamente i quesiti posti dai bambini ci hanno messo in imbarazzo, ed infatti, abbiamo cercato in tutti i modi di cambiare discorso cercando di distrarli dalla situazione, evitando di creare un clima pesante. Carlotta, avvertendo questa situazione, ha deciso di andare via dopo neanche un'ora dal suo arrivo... (Monica Bruno, Martina Carinci, Matilda Terzino, Valentina Zangheri)


...inizialmente entrando nella scuola, anche il semplice odore della mensa, ci ha portato indietro negli anni, a quei tempi quando quell'odore ci nauseava. Come prima cosa ci ha colpito molto l'efficienza, la sensibilità e la dolcezza della maestra che ci ha accolto all'interno della scuola. A proposito delle maestre, non è stata l'unica ad averci accolto a braccia aperte, infatti in tutte e tre le classi abbiamo incontrato maestre di diverso stile, materie e con metodi differenti che hanno saputo integrarci perfettamente nelle classi. All'interno di ogni singola classe ci siamo rese utili sia alle maestre che ai bambini, aiutandoli nell'attività didattica. Per quanto riguarda la reazione dei bambini ci sono state varie differenze nelle aule, e abbiamo notato diversi comportamenti, sia da parte nostra che da parte loro, tenendo sempre presente le differenze d'età. La prima classe in cui siamo entrate è stata la terza elementare, qui ci siamo accorte che a differenza dell'analisi fatta da Erikson lo stadio di latenza non è molto evidente, come anche in quinta elementare. Nella prima elementare invece abbiamo perfettamente riscontrato che cominciano a nascere i gruppi monosessuali ed è facile poter notare che i bambini sono molto interessati all'apprendimento, cercando in continuazione approvazione ed elogi. Inoltre abbiamo notato che il secondo stadio preconvenzionale di kohlberg rispecchia perfettamente gli atteggiamenti riscontrati, infatti in ogni classe i bambini seguivano le regole che gli venivano date per ottenere ricompense. Una domanda frequente in tutte e tre le classi è stata: "che classe fai?" "com'è quel posto?". I bambini erano pieni di una curiosità mista a un po' di paura nello scoprire cosa avrebbero dovuto affrontare negli anni successivi. Una cosa che ci ha colpito è stata la disponibilità dei bambini nella classe prima nei confronti di un loro compagno di origine cinese che era venuto in Italia da soli due mesi e quindi con notevoli difficoltà nel capire, nel parlare e di conseguenza nell'interagire con loro. Abbiamo notato che anche con l'assenza di un "mezzo" di socializzazione importante, ovvero la lingua, i bambini riuscivano benissimo a giocare e rapportarsi con lui più facilmente di quanto riuscirebbe a fare un adulto. Possiamo concludere dicendo che è stata un'ottima esperienza sia dal punto di vista formativo che umano. (Alice Mancino, Chiara Centi, Elena Ranieri)


... a noi è stata assengnata la 5°elementare, la classe meno ''interessante'' dal nostro punto di vista perchè i bambini erano già più grandi. Entrati nell'aula, l'effetto sui bambini è stato di grande interesse e allo stesso tempo imbarazzo per la nostra presenza; sono serviti una ventina di minuti per creare un minimo rapporto con i bambini. La differenza machio-femmina è netta: i maschi sono più svogliati e cercano di apparire ai nostri occhi come ''raggazzi già formati'' usando atteggiamenti poco naturali per la loro età; le femmine sono più ''appariscenti'' ma cercano comunque di mantenere un certo distacco con noi, specialmente se maschi (fenomeno presente solo nella fase iniziale del rapporto). La lezione che si stava svolgendo era di Italiano ed i bambini facevano difficotà ad analizzare la frase se non possedevano un esempio pratico davanti agli occhi. La maestra era molto rassicurante come persona e non incuteva timore nei bambini che partecipavano volentieri alla lezione cercando di attirare la nostra attenzione ''esibendo'' tutto il loro sapere. Finita la lezione, i bambini si sono rilssati e divagati durante la ricreazione; le maestre distribuivano alimenti utili a combattere l'obesità. Intensificando il rapporto con i bambini abbiamo potuto osservare un interesse bramoso per il sesso o tutto quello che lo richiama vagamente, questo interesse è meno evidente nelle femmine, mentre nei maschi è visibilmente marcato.
La seconda classe in cui siamo stati è la I° elementare, una classe molto interessante sotto diversi punti di vista. Appena arrivati siamo stati letteralmente rapiti dai bambini che erano entusiasti nel vederci in classe; la cosa più evidente è stata che le femmine volevano assolutamente uno di noi maschi vicino.
La lezione in corso era matematica, spiegata attraverso un simpatico ed efficace gioco dei dadi fatto in coppia che stimolava molto i bambini. La maggior parte dei bambini non hanno il senso della diagonale e quando devono rappresentare la faccia del dado sul proprio quaderno, disegnano i puntini che la compongono in file parallele o seguono un ordine totalmente casuale.
Guardando in maniera più attenta la classe si nota la divisione netta della classe: le femmine si trovano tutte nella prima fila (eccetto un bambino), mentre i maschi si trovano quasi tutti in fondo alla classe e già da qua si può notare una differenza nell'impegno verso la scuola tra i due sessi.
Essendo il primo anno di scuola elementare i gruppi sono principalmenti monosessuali, anche se questo fenomeno si affievolisce nella 2° e nella 3° elementare per rafforzarsi nuovamente in 5°(in questa classe il ''distacco con l'altro sesso è molto evidente). Tra i 5-6 anni si nota una totale assenza rispetto alla sessualità. Durante la ricreazione la maggior parte dei bambini ci ha integrato nelle loro attività, in particolare due bambine che ci hanno chiesto di portare con loro le lettere per i rispettivi ''fidanzati'' che erano totalmente disinteressati alla faccenda.
Questa era una classe mista con diversi bambini provenienti da paesi esteri e alcuni di loro non parlavano italiano ma nonostante questi impedimenti venivano integrati e accettati da tutta la classe, che sviluppava nei loro confronti un senso di tenerezza e allo stesso tempo evidenziava in ogni bambino un innato senso di altruismo.
Dopo un paio d'ore la vergogna e la soggezione nei nostri confronti spariscono e sono felici di farsi aiutare nello svolgimento dei compiti; molti riconoscono in noi la figura degli insegnanti essendo più grandi di loro (non vedono una via di mezzo tra loro e i maestri). Molti bambini hanno problemi con le misure come la larghezza e la lunghezza ed usano loro stessi come ''unità di misura''.
L'ultima classe dove siamo stati era la 3°elementare e ci siamo accorti che i bambini erano indifferenti o quasi alla nostra presenza e non cercavano di attirare l'attenzione come gli altri bambini ma rimanevano più distaccati. La disposizione dei posti all'interno della classe era omogenea e non si presentavano situazioni maschi-maschi e femmine-femmine.
Parlando con loro ci siamo accorti del fatto che i bambini italiani erano molto più chiusi e timidi rispetto ai bambini stranieri che erano molto più aperti e socievoli; successivamente abbiamo chiesto ai bambini un desiderio riguardante il lavoro da fare da grandi e si evinceva una conformità nelle risposte abbastanza evidente ma allo stesso tempo le risposte erano molto più realistiche rispetto a quelle date dai bambini di 1°.
Sentivano tutti il bisogno di dimostrare in maniera pressante le proprie capacità alla maestra anche rischiando di danneggiare i compagni. Alcuni alunni usavano degli oggetti scolastici come ciuccio, richiamando in maniera evidente la suzione, con la quale il bambino si sente protetto ed accudito dalla madre.
Nessuno di loro cercava di instaurare un rapporto con noi, fenomeno mai presentatosi nelle altre classi forse anche perchè percepivano nel nostro stato d'animo una lieve indisposizione dovuta ad alcuni contrasti con una maestra e ciò potrebbe aver bloccato il loro interesse.
Il rapporto alunno-maestra era quasi sempre ottimale anche se in alcuni casi la spontaneità dei bambini era annulata dall'eccessiva severità della maestra.
Le verifiche venivano fatte dalle maestre per controllare le cose apprese e quindi non vengono vissute con ansia; vengono fatte anche per facilitare l'autodisciplina del bambino.(Malacaria Daniel, Rea Tiziano, Di Segni Alberto)

Sabatini insegna Scienze Sociali al Liceo di Via Asmara - Roma
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