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n.61 marzo 2016
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Oggi è il giorno:21 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Stare sul positivo: "tu che ne pensi?"
Esperienza nel laboratorio su "Interventi psico-educativi e didattici con disturbi comportamentali"
di Buscetti Mariangela - Inclusione Scolastica
Nonostante essere insegnanti oggi voglia spesso dire fare i conti con un lavoro precario, malpagato e trascurato, nella mia esperienza ho sempre incontrato tanti insegnanti, che quasi a contrastare questa situazione, sprizzavano passione per questo lavoro da tutti i pori.
Una passione che si manifesta con un continuo pensare alle storie dei nostri ragazzi, nella continua ricerca del confronto tra colleghi. Chi frequenta le scuole e gli insegnanti sa che anche tra i corridoi, in sala professori, nei momenti di pausa, oltre che negli incontri scuola-famiglia o più ufficialmente nei consigli di classe, gli insegnanti non smettono mai di parlare dei propri alunni e di confrontarsi tra loro.
Questo fiume di parole è un forma di responsabilità, di amore e di presa in carico dei propri ragazzi di cui tutti gli insegnanti si sentono investiti.
La cosa su cui non mi ero mai fermata a riflettere è che tutto questo affetto e questa passione che noi abbiamo per i nostri alunni si traduca, con una sorta di grande paradosso, in una istituzionalizzata forma di comunicazione tutta al negativo.
Tanto radicata tra noi insegnanti quanto difficile da estirpare!
Leggendo l'articolo "Stare sul positivo" mi sono chiesta se questo non possa diventare il punto di partenza per far fare il salto alla nostra scuola, e farla finalmente entrare in un'ottica della valorizzazione delle diversità.

La mia esperienza lavorativa di quest'anno è stata molto particolare, per la prima volta infatti mi sono trovata a lavorare in un quartiere della periferia di Roma dove sono entrata in contatto con delle realtà sociali complesse e per me inaspettate. Il primo collegio docenti in questa scuola è stato indicativo del disagio che i miei colleghi vivevano, gran parte dell'incontro è stato occupato dalle loro lamentele, TUTTI gli alunni venivano deformati nei loro racconti e paragonati a mostri mitologici privi di sentimenti e capaci di ogni nefandezza.
Durante il collegio, quando ho provato a prendere le difese di qualche alunno che stava attraversando un momento difficile e aveva bisogno di una maggiore attenzione da parte nostra, sono stata criticata per un eccesso di ingenuità.
Una collega che insegna da tanti anni, con il tono di chi la sa lunga, mi ha detto <<Eh! Tu sei giovane, devi stare con gli occhi aperti, questi ti fanno credere che sono in un modo ed invece...>>.
Corazze!
Insegnanti bravi e capaci, induriti da anni di abbandono, di solitudine e da quella brutta abitudine che si è ufficializzata nelle scuole ad incontrarci e a discutere fra noi solo quando è successo l'irreparabile, solo quando dobbiamo sospendere, solo quando qualcuno si comporta male.

Quando a lezione abbiamo parlato dell'articolo "Stare sul positivo" mi sono riconosciuta nella situazione descritta, ne ho stampato 10 copie e le ho messe nei cassetti dei miei colleghi con un post-it con su scritto "Tu che ne pensi?".
Già il giorno dopo molti di loro mi hanno fermata nei corridoi, avevano voglia di parlarne, si erano riconosciuti in quella descrizione e mettevano in campo i loro pensieri con più spontaneità e meno rigidità.
Ne stavamo parlando!

Questa per me può essere considerata già un'importante conquista. Oltre a un momento di scambio e confronto avuto con i colleghi, ci siamo fermati a riflettere tutti insieme su una modalità di comunicazione ormai diventata prassi tra noi insegnanti e che andrebbe riformulata.
Non è facile portare questo atteggiamento in sedi più ufficiali come i consigli di classe, le brutte abitudini sono dure a morire. Ma il ghiaccio è stato rotto e ogni tanto nei collegi qualche collega, strizzandomi l'occhio, prende l'iniziativa e prova a raccontare un successo ottenuto con qualche ragazzo.

di Mariangela Buscetti,
docente di lettere e sostegno
studente al corso di specializzazione per il sostegno Università del "Foro Italico" - Roma (docente prof.ssa Patrizia Ruggiero)
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Sono presenti 4 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 04/11/2017 ore 20:38 da Giovanna Santirocchi
Sono una maestra di sostegno e per me è fondamentale essere positiva e avere la speranza verso i miei alunni. Ogni piccolo cambiamento, ogni piccola esperienza è fondamentale per arricchire il bambino, me e la sua famiglia.
inserito venerdì 03/11/2017 ore 12:04 da GIOVANNI SANTI
Credo che sia, da una parte, naturale e un po' salutare esprimere cosa riteniamo "non vada" in un bambino, perché a volte si accumula così tanta tensione, ci si sente frustrati e impotenti e sfogarsi un po' puo' aiutare a ricentrarsi. Ma questo può essere momentaneo. Naturalmente non va MAI fatto di fronte al bambino (purtroppo invece accade spesso). Ogni giorno è diverso e descrivere un alunno etichettandolo con un aggettivo può essere pericoloso, si rischia di vederlo sempre così e di non osservare invece i piccoli cambiamenti che magari, anche solo per pochi attimi, avvengono. Dobbiamo educare al bello, cercare, guardarci intorno e cercare le cose belle, così noi dobbiamo cercare quello che funziona in un bambino, stimolarlo perché sviluppi maggiormente le sue capacità più positive; un fiore che si sta seccando ha bisogno di un po' d'acqua per riprendersi, non lo posso lasciare lì lamentandomi che oramai è rinsecchito...
inserito domenica 29/10/2017 ore 15:04 da Sabrina Sciarrotta
Non c'è dubbio, quando ci fermiamo a firmare nelle sale insegnanti o ci incrociamo per i corridoi, noi docenti diamo il via allo spettacolo teatrale "A scuola di lamentela". Ognuno di noi, infatti, con molta facilità tende a lamentarsi di tutto ciò che ruota intorno al mondo della scuola: i tagli, la mancata sorveglianza, la scarsità di risorse umane e tecniche, bambini irrispettosi delle regole, la mancata collaborazione delle famiglie. Io sono la prima che si lamenta di quanto sopra descritto, eppure, facendomi un'esame di coscienza, penso anche che questo "Festival della commiserazione" possa costituire un modo per giustificare la mia incapacità a gestire alcune situazioni in cui mi sento sola e incapace di risolvere i problemi. Dopo aver fatto questa riflessione penso a rimboccarmi le maniche, magari dopo un" piantarello" di sfogo, a trovare un modo per ripartire per lasciare da parte l'atteggiamento di vittimismo e passare a quello di regista, di guida per i ragazzi, di professionista e maestro di un gruppo che cresce, che si forma in divenire, che necessita di un tutor che insieme a loro costruisce un ambiente positivo di apprendimento e formazione della persona.
inserito venerdì 27/10/2017 ore 19:01 da Alessandra Gallitelli
HO scelto di commentare questo articolo poichè leggendolo ho rivissuto una mia esperienza che ha segnato positivamente la mia professionalità.Qualche anno fa ,nella scuola dove sto lavorando ,mi sono ritrovata spesso a confrontarmi non solo con le colleghe di team,ma anche con il gruppo docente che apparteneva alla mia interclasse(classi V).Tale lavoro per me è stato molto produttivo e formativo dal punto di vista umano e professionale. Quando ho cominciato questa esperienza ,(in un tempo pieno modulare su quattro classi),ho dovuto,non senza difficoltà, confrontarmi ogni giorno con tante realtà differenti:tanti alunni diversi e diverse colleghe che non conoscevo e che impostavano il loro lavoro in classe ognuna secondo una visione prettamente personale.Nel tempo questa modalità è divenuta il mio punto di forza poichè ha migliorato e rafforzato la mia capacità sotto l'aspetto relazionale,collaborativo e formativo grazie al continuo scambio di esperienze e di saperi,diventando così parte integrante di un lavoro sinergico.Questa esperienza mi ha insegnato a considerare la diversità come una "singolarità positiva", dove ognuno è risorsa per l'altro, piccolo o grande che sia e motivo di crescita reciproca.
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