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n.61 marzo 2016
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Stare sul positivo: "tu che ne pensi?"
Esperienza nel laboratorio su "Interventi psico-educativi e didattici con disturbi comportamentali"
di Buscetti Mariangela - Inclusione Scolastica
Nonostante essere insegnanti oggi voglia spesso dire fare i conti con un lavoro precario, malpagato e trascurato, nella mia esperienza ho sempre incontrato tanti insegnanti, che quasi a contrastare questa situazione, sprizzavano passione per questo lavoro da tutti i pori.
Una passione che si manifesta con un continuo pensare alle storie dei nostri ragazzi, nella continua ricerca del confronto tra colleghi. Chi frequenta le scuole e gli insegnanti sa che anche tra i corridoi, in sala professori, nei momenti di pausa, oltre che negli incontri scuola-famiglia o più ufficialmente nei consigli di classe, gli insegnanti non smettono mai di parlare dei propri alunni e di confrontarsi tra loro.
Questo fiume di parole è un forma di responsabilità, di amore e di presa in carico dei propri ragazzi di cui tutti gli insegnanti si sentono investiti.
La cosa su cui non mi ero mai fermata a riflettere è che tutto questo affetto e questa passione che noi abbiamo per i nostri alunni si traduca, con una sorta di grande paradosso, in una istituzionalizzata forma di comunicazione tutta al negativo.
Tanto radicata tra noi insegnanti quanto difficile da estirpare!
Leggendo l'articolo "Stare sul positivo" mi sono chiesta se questo non possa diventare il punto di partenza per far fare il salto alla nostra scuola, e farla finalmente entrare in un'ottica della valorizzazione delle diversità.

La mia esperienza lavorativa di quest'anno è stata molto particolare, per la prima volta infatti mi sono trovata a lavorare in un quartiere della periferia di Roma dove sono entrata in contatto con delle realtà sociali complesse e per me inaspettate. Il primo collegio docenti in questa scuola è stato indicativo del disagio che i miei colleghi vivevano, gran parte dell'incontro è stato occupato dalle loro lamentele, TUTTI gli alunni venivano deformati nei loro racconti e paragonati a mostri mitologici privi di sentimenti e capaci di ogni nefandezza.
Durante il collegio, quando ho provato a prendere le difese di qualche alunno che stava attraversando un momento difficile e aveva bisogno di una maggiore attenzione da parte nostra, sono stata criticata per un eccesso di ingenuità.
Una collega che insegna da tanti anni, con il tono di chi la sa lunga, mi ha detto <<Eh! Tu sei giovane, devi stare con gli occhi aperti, questi ti fanno credere che sono in un modo ed invece...>>.
Corazze!
Insegnanti bravi e capaci, induriti da anni di abbandono, di solitudine e da quella brutta abitudine che si è ufficializzata nelle scuole ad incontrarci e a discutere fra noi solo quando è successo l'irreparabile, solo quando dobbiamo sospendere, solo quando qualcuno si comporta male.

Quando a lezione abbiamo parlato dell'articolo "Stare sul positivo" mi sono riconosciuta nella situazione descritta, ne ho stampato 10 copie e le ho messe nei cassetti dei miei colleghi con un post-it con su scritto "Tu che ne pensi?".
Già il giorno dopo molti di loro mi hanno fermata nei corridoi, avevano voglia di parlarne, si erano riconosciuti in quella descrizione e mettevano in campo i loro pensieri con più spontaneità e meno rigidità.
Ne stavamo parlando!

Questa per me può essere considerata già un'importante conquista. Oltre a un momento di scambio e confronto avuto con i colleghi, ci siamo fermati a riflettere tutti insieme su una modalità di comunicazione ormai diventata prassi tra noi insegnanti e che andrebbe riformulata.
Non è facile portare questo atteggiamento in sedi più ufficiali come i consigli di classe, le brutte abitudini sono dure a morire. Ma il ghiaccio è stato rotto e ogni tanto nei collegi qualche collega, strizzandomi l'occhio, prende l'iniziativa e prova a raccontare un successo ottenuto con qualche ragazzo.

di Mariangela Buscetti,
docente di lettere e sostegno
studente al corso di specializzazione per il sostegno Università del "Foro Italico" - Roma (docente prof.ssa Patrizia Ruggiero)
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