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Numero: 7-marzo 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 16 Dicembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'Stare sul positivo'  >>>
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Stare sul positivo
È davvero un'ardua impresa!
di Ruggiero Patrizia - Organizzazione Scolastica
Stare sul positivo: sembra scontato, ovvio, addirittura banale parlarne.
Ma non è così.
E in questi giorni due episodi piuttosto eclatanti me lo hanno confermato e mi hanno portato a riflettere.
Durante il racconto di una osservazione diretta, ad un corso di aggiornamento che sto frequentando, una collega diceva: "la classe è stranamente tranquilla, pare che non ci sono lamentele, sono tutti predisposti all'ascolto, eppure quel bambino.. " come incredula, scettica, rispetto ad una armonia possibile e in effetti, peraltro, evidente.
Il giorno prima, in un consiglio di classe, che io come al solito attendevo con ansia, non si è parlato di un grandissimo risultato raggiunto da un ragazzo per il quale stiamo attuando un programma di aiuto (sei al compito di italiano e otto all'interrogazione di storia, rispetto al nulla precedente) ma di come "tutti (non alcuni) oggi erano irrequieti e si lanciavano cartoccetti e quindi stanno regredendo".
In questa ultima situazione sono rimasta in silenzio, prima in attesa e poi sempre più sbalordita. Non ho parlato anche perché poteva essere controproducente: sembra che voglia portare per forza acqua al mio mulino.
Poi, quando incredulità, rabbia e anche sconforto e un po' di disperazione mi stavano prendendo -ma perché, ma come è possibile!!!- per cercare di capire, quasi inconsciamente, mi è scattato un piccolo "processo di empatia". Mi sono messa nei panni di questi colleghi e "magicamente" mi sono rivista al corso di counseling.

Mi sono ricordata di quanto era difficile per tutti, anche in quel contesto, nell'affrontare situazioni problematiche, stare sul positivo, evidenziare quello che andava bene piuttosto che parlare delle cose che non andavano o di cui non eravamo contenti, elaborare piccoli passi da compiere anzicchè confermarsi in immobilità, elencare quello che c'è rispetto a quello che manca. Eppure, anche se molto vario, quell'ambiente era formato da persone di una certa sensibilità verso queste tematiche, professionisti in diversi settori che avevano già esperienze di lavoro su di sé e fatto terapie personali.
Mi sono ricordata dell'atteggiamento dell'agevolatore di turno che non ascoltava, non rispondeva, ai vari sì ma... sì però..., oppure suggeriva una e cercando di orientare ad una elaborazione in aggiunta e non in contrapposizione.
Mi sono ricordata di quanto mi ha colpito, all'inizio, il comportamento di alcuni insegnanti, quelli più importanti, i big, questo lo facevano soltanto loro: quando arrivava un ma o un però cambiavano, addirittura, interlocutore.

Allora, non è così facile e scontato stare sul positivo!
È un operazione mentale, non immediata da raggiungere, che necessita consapevolezza, allenamento, attenzione e cura costanti, che va coltivata e implementata. Una ricerca e un riconoscimento che deve partire da noi stessi, dalle positività che ci attribuiamo profondamente, dalla nostra percezione intima. Se non è affatto così scontato riconoscerle in noi, figuriamoci negli altri!

Eppure, quanto ci potrebbe aiutare a scuola!
Immaginate come sarebbe bello e forse anche più facile se ci raccontassimo i piccoli successi dei nostri alunni ha fatto.. è riuscito... ha portato...ha saputo...anzichè le solite sconfitte! Come usciremmo più soddisfatte dai nostri confronti se riconoscessimo quello che noi siamo riusciti a fare, i risultati raggiunti, anche piccoli, con i nostri sforzi! Anche perché, è vero, ne facciamo di fatica, ci impegniamo e, pure a volte ci riusciamo!
Se, nel brevissimo tempo che abbiamo, provassimo a considerare le opportunità invece degli impedimenti delle situazioni che ci troviamo ad affrontare, i pregi anzichè i difetti dei nostri alunni, se parlassimo di talenti e competenze anche microscopiche, come sarebbe più leggero il nostro lavoro!
È più facile orientare i ragazzi in questo senso, anche se all'inizio li obbligo a ricercare una positività nel compagno riescono quasi sempre in poco tempo a stare con spontaneità in questa ottica.
A pensarci bene potrebbe essere una modalità da trasferire anche ai consigli di classe: stare solo sulle positività almeno fino a quando non riusciamo a diventare costruttivi.

E intanto mentre facevo queste riflessioni, proprio ieri, una cara collega mi ha detto che sempre quell'alunno, che fino a qualche mese fa non portava niente se non la cartella vuota, ieri aveva il dizionario di inglese e anche i compagni ne sono rimasti favorevolmente colpiti: era lui che dava alla classe qualcosa.

Patrizia Ruggiero Docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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Sono presenti 8 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 05/11/2017 ore 21:40 da Giovanna Santirocchi
"Stare sul positivo", avere la consapevolezza di creare qualcosa di buono con i bambini, disporli al dialogo, alla loro crescita, metterli nella condizione di adattarsi a nuovi stimoli. Lo scorso anno ho lavorato in una prima, erano iscritti 4 bambini rom. Con le colleghe si era creato un clima sereno e positivo. Arrivavano a scuola felici e partecipavano a ogni attività con entusiasmo. Quest' anno frequentano la seconda non hanno abbandonato.. hanno imparato a leggere e a scrivere.
inserito venerdì 03/11/2017 ore 11:40 da GIOVANNI SANTI
Stare sul positivo....Se ne parla tanto e siamo tutti molto bravi a dichiararlo. E' facile consigliarlo e se mi osservo da fuori credo che sia lo sforzo costante che faccio. A volte è facile farsi prendere dallo scoramento e dalla frustrazione, ma cerco sempre di astrarmi un po' dal problema contingente, di non rimanere invischiato in una dinamica che non porta a niente di costruttivo, di fare un cambiamento di prospettiva dentro di me, guardando il bambino per quello che è, un bambino appunto, che osserva e percepisce il mondo in una maniera completamente differente da me. Centrarsi sul bambino e non su me stesso. Soprattutto utilizzando un linguaggio che non lo descriva negativamente (...."non capisci... sbagli in continuazione...è irrecuperabile..") perché, da quello che vedo e sento, tra gli insegnanti è facile cadere in questa trappola. Di conseguenza, credo, con un cambio di prospettiva, cioè guardando il bambino per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse, saremo portati a utilizzare parole che lo aiutino positivamente nel suo percorso e stimolino noi adulti a vedere come sta crescendo il bambino.
inserito giovedì 02/11/2017 ore 17:02 da Francesca Pandolfo
Anch'io sono d'accordo che non è per niente facile "stare sul positivo". Ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo sarebbe facile e inutile per la crescita personale per ciascuno di noi. Sono le sfide più difficili che ci gratificano e ci fortificano. La consapevolezza di aver fatto tutto ciò che era possibile, con impegno, tenacia e attenzione , anche il più piccolo dei risultati raggiunto è un grande traguardo che ci può fare pensare che siamo sulla strada dello "stare sul positivo".
inserito domenica 29/10/2017 ore 19:13 da donatella censullo
"Stare sul positivo"! ribaltare completamente un modo di vedere del docente che giudica, valuta, esprime idee e opinioni con la sicurezza che non ci siano alternative! gli stessi genitori temono quando sono chiamati perché sanno che c'è qualcosa che non va e questo rende il rapporto scuola famiglia sempre più complicato. La consapevolezza che il nostro non è un lavoro facile, con risultati immediati dovrebbe spingerci ad attuarlo con più LEGGEREZZA, come diceva Calvino, sapendo che, quando meno ce lo aspettiamo, i nostri alunni dimostrano di aver pienamente compreso i messaggi. Vedere la gioia nei loro occhi per essere riusciti in qualcosa che sembrava, fino a poco prima, inattuabile è la carica positiva che mi spinge ad andare avanti insieme alla certezza che lavorare in team con colleghi che si interrogano come te su come vivere positivamente il tuo lavoro è di enorme e indispensabile aiuto.
inserito domenica 29/10/2017 ore 14:45 da Sabrina Sciarrotta
Se entriamo ogni giorno in classe con un umore negativo sicuramente trasmetteremmo ai nostri alunni l'idea di trovarsi in un ambiente poco accogliente, con un insegnante privo di entusiasmo che non ha la minima fiducia nei propri alunni e loro, come per la legge della simmetria, comincerebbero ad assumere un atteggiamento di resa, di rinuncia, di disinteresse, di svogliatezza e mancanza di fiducia sia in se stesso che nei confronti del mondo scolastico. Per questo la prima cosa che ogni docente può fare è pensare positivo, credere che i piccolissimi miglioramenti dei bambini siano il preludio di un percorso di crescita costruttivo, partire dal presupposto che una situazione "non è impossibile da gestire" ma " gestibile se..." . L'atteggiamento positivo trasmesso ai ragazzi li incentiverebbe a fare sempre meglio, ad impegnarsi perché anche l'ultimo sbaglio non venga concepito come errore ed "orrore" , ma un punto da cui partire e riflettere per fare meglio. Chiaramente non è facile! Se lavoriamo con i bambini piccoli possiamo cominciare con il "gioco della felicità " dal libro di "Pollyanna" e fare di esso una regola!
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