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n 75 settembre 2017
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Sui migranti e sul Mediterraneo
Riflessioni estive su flussi migratori, politiche dell'accoglienza ed educazione all'Europa
di Presutti Serenella - Intercultura
installazione di Ai WeiWei, Firenze 2016 ( Mostra
installazione di Ai WeiWei, Firenze 2016 ( Mostra "Ai WeiWei Libero")
Questa ultima "bella stagione" non è stata tra le migliori dell'ultimo decennio: un giudizio grave che è risuonato nelle cronache drammatiche del nostro tormentato mondo, in particolare della nostra U.E., negli ultimi due mesi, infuocati dal caldo eccezionale.

Nel ricercare spazi e tempi di riposo, dopo le fatiche invernali procrastinate anche per un tratto nella calura estiva, ho riflettutto molto su alcuni fatti, a mio avviso molto gravi, che hanno posto e pongono interrogativi importanti e difficili, anche in contraddizione con principi etici e pedagogici che ci riguardano da vicino nel mondo della scuola e dell'educazione.
Vorrei condividere con voi, attraverso questo articolo, alcune riflessioni.

Sono una di quelle persone "di scuola", molto semplicemente perché nell'ambiente ci sto da più di 30 anni, ricoprendo diversi ruoli: dall'insegnante alla psicopedagogista, fino a diventare dirigente scolastico.
In tutti i passaggi, si sono verificati cambiamenti; credo di aver affrontato con spirito di educatrice, ma anche con quello di servizio, molti di questi, impegnandomi anche quando qualcosa non mi convinceva, magari cercando di mantenere alto il senso critico e il pensiero democratico, attraverso l'ascolto e il confronto.
Siamo in molti nella scuola ad insegnare, almeno per principio, anche solo a parole, ad essere solidali e caritatevoli verso i più deboli, i più sfortunati e gli esclusi, verso i poveri del mondo.
Non sono cattolica osservante, ma sul fatto che alle nuove generazioni sia giusto insegnare la pace, la solidarietà verso chi è meno fortunato di noi, mi trovo d'accordo; si sono costruite fortissime condivisioni, nel mondo occidentale-europeo, al di là delle convinzioni religiose e politiche, all'interno della rappresentanza democratica.
Essere solidali è un "must" che ha attraversato il tempo, acquisendo contorni politici spesso di diverso colore, ma che nessuno mai ha messo in discussione come principio-base.

I miei genitori (non cattolici osservanti) me lo hanno insegnato, io l'ho insegnato a mia figlia e ai miei alunni.
Le vicende di questo ultimo anno riguardo il ruolo svolto dalle ONG e i salvataggi dei migranti in fuga o imbarcati in Libia, poi sfociate in tristissime (e non provate) polemiche e infamanti sospetti, mi pongono interrogativi professionali, oltre che di cittadinanza.
La scuola è da sempre luogo di ricerca, di sperimentazione e di incontro tra le diverse abitudini, conoscenze, e ha segnato il cammino dell'educazione interculturale.
La scuola è stata baluardo storicamente avverso ai regimi totalitari, e ancora ora, non a caso, gli insegnanti, gli educatori sono tra i primi perseguitati da questi governi (vedi il recente esempio della Turchia).
Ho sentito affermare da uomini di una certa levatura sociale e culturale che il fenomeno migratorio nel Mediterraneo ci pone il dovere di una scelta: si sta con lo Stato e le regole, riferendosi alla firma del codice per le ONG, posto dal nostro Ministero dell'Interno, o con gli scafisti; i commenti più diffusi sono poi dell'idea di una sorta di "aiuto a distanza" (cosa già esistente per altro), altrimenti comunque "non possiamo salvarli tutti".
Mi chiedo: noi a scuola cosa dobbiamo insegnare, dopo tanti anni spesi a presentare e anche a sostenere con i ragazzi il volontariato nelle sue più multiformi espressioni, addirittura riconoscendo crediti formativi a chi ha prestato opera volontaria proprio presso una delle ONG ora sotto accusa?
Posto che il rispetto delle regole è un tema portante e irrinunciabile, come spiegare che sta crescendo un importante conflitto tra diritto internazionale, tra la tutela dei diritti umani e le indicazioni dei governi?
Dovremmo tornare indietro rispetto agli insegnamenti sulle varie convenzioni dei diritti (quella del fanciullo viene celebrata a novembre con varie attività in tutti gli istituti) e dire che ci siamo sbagliati? Dovremmo cancellare tutti i progetti che sostengono l'intercultura e la costruzione del pensiero di pace, messi in atto, con finanziamenti ministeriali, regionali ed europei (penso a recentissimi PON, dove le scuole sono state invitate a presentare le loro proposte progettuali)?

Come spiegare, in buona sostanza, che la solidarietà è diventato un valore "a tempo", a scadenza, secondo i numeri dei flussi migratori?
Queste e tante altre domande mi assalgono e mi preoccupano ma so che non un passo indietro va fatto. Rimaniamo umani ed insegniamo ad esserlo ai nostri ragazzi, se vogliamo qualche speranza di pace.
Aggiungo, a conclusione di quanto esposto, l'intervento del grande e compianto Zygmunt Bauman, studioso del problema delle migrazioni, che con grandissima autorevolezza ci invita ad approfondire le nostre osservazioni e riflessioni sui fatti e, soprattutto, sulla loro rappresentazione:

"E' dall'inizio della modernità che alla porta dei popoli bussano profughi in fuga dalla bestialità delle guerre e dei dispotismi o dalla ferocia di una vita la cui unica prospettiva è la fame. Per chi vive dietro quella porta i profughi sono stati sempre stranieri. Solo che oggi è stato scatenato un vero e proprio attacco di "panico morale", il timore che un qualche male minacci il benessere della società. Quei nomadi- non per scelta, ma per il verdetto di un destino inclemente- ci ricordano in modo irritante, esasperante e raccapricciante quanto vulnerabile sia la nostra posizione nella società e fragile il nostro benessere. Dovremmo soffermarci e intendere le parole di papa Francesco: "Cancelliamo ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c'è nel mondo, in noi, e chiediamoci: chi ha pianto? Chi ha pianto oggi nel mondo?"

Serenella Presutti, psicopedagogista, counsellor della Gestalt psicosociale, Dirigente scolastico, IC "via Padre Semeria" di Roma
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"stranieri alle porte"
 

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