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n.39 gennaio 2014
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Tempo d'iscrizioni scolastiche: una questione di "numeri"?
quali parametri per una scelta responsabile e adeguata ?
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
...una questione di numeri?...
...una questione di numeri?...
Eccoci di nuovo immersi nella fase "numero uno" di ogni realtà scolastica...le iscrizioni.
La quantità delle richieste di frequenza da parte delle famiglie e degli studenti determinerà praticamente tutto il destino futuro di ogni scuola: gli organici, docenti e Ata, i finanziamenti ministeriali, il "grado " di complessità e quindi tutti gli annessi e i connessi....queste le regole del gioco nel Sistema italiano.
I parametri quantitativi hanno certamente la loro rilevanza: non credo si possa mettere in discussione che faccia la differenza gestire 600 o 1200 alunni, ma credo anche che non sia solo "il numero" il criterio che possa garantire una corretta ed esaustiva lettura dei bisogni formativi di una determinata utenza di un determinato contesto: la realtà è molto più complessa e sfaccettata.

Qualcuno potrebbe obiettare "ma poi c'è l'assegnazione del sostegno!"....
Sicuramente va preso atto degli sforzi fatti dall'Amministrazione, centrale e periferica, nell' accogliere le modificazioni culturali e le nuove scoperte tecnico-scientifiche nella normativa e nelle modalità gestionali proposte e da proporre alle scuole in relazione all'integrazione e all'inclusione, ma è ancora assente una concreta visione di insieme, che si possa realmente definire "organico funzionale" d'istituto.

Già ....l'organico funzionale....una delle chimere legata all'autonomia (mai acquisita per intero) funzionale, educativa e didattica acquisita dagli Istituti scolastici per norma, ma non solo, all'alba degli anni 2000.
Sono convinta che l'organico, le risorse umane di una scuola, dovrebbe sempre essere "funzionale a...." una interminabile lista di situazioni:
➢ funzionale agli alunni e ai loro bisogni
➢ funzionale al progetto didattico di quella scuola (e di quel contesto territoriale)
➢ funzionale al team di classe e di istituto, tanto per fare qualche esempio

Ma è una misura organizzativa che non è decollata e non decolla...perchè?
Dopo il passare di così tanto tempo è leggittimo pensare che non ci sia un reale e concreto interesse che si compia il processo di autonomia delle scuole, come del resto di nessun'altra autonomia locale( la vicenda del "Titolo V" è esemplificativa della cultura politica del nostro paese a riguardo).

Torniamo ai parametri numerici....i numeri innanzitutto dunque....
Ma i numeri, abbiamo detto, non risolvono i problemi da soli; aiutano a dare la misura delle cose, le dimensioni di un fenomeno, ma non interpretano per questo la realtà.

Dovremmo anzi porre tutta la nostra attenzione e maneggiare con cura proprio queste modalità di misurazione quantitative; potremmo infatti ritrovarci ad utilizzare "metri uguali" per misurare cose molto diseguali tra loro.

Armatya Sen, filosofo-economista premio Nobel nel 1998, è d'altro canto convinto, e ci ha dimostrato la fondatezza di tale convinzione, che la misurazione della disuguaglianza dipenda dalla variabile focale (felicità, reddito, ricchezza, ecc) attraverso cui si fanno i confronti: la misurazione della disuguaglianza dipende cioè dai parametri assunti per definirla

Come per la misurazione del PIL di una Nazione, che misura il benessere economico con parametri che tutto rilevano meno che la "felicità" delle persone, le modalità di misurazione dei bisogni di una scuola risultano almeno obsoleti ed inadeguati alle nuove realtà scolastiche e territoriali, e lontani dall' essere equi e funzionali per una società complessa come la nostra.

Come fare quindi per dare risposte alle innumerevoli domande aperte che le famiglie e gli studenti pongono?
Cosa fa veramente scegliere una scuola invece di un'altra?
Viene esercitata davvero l'autonomia educativo didattica o tutto si risolve nella competizione e nel marketing scolastico?
La "verità" degli Istituti scolastici: quali parole chiave alla base di un buon funzionamento e garanzia di un'offerta didattica e formativa coerente e congruente?
Come rassicurare ed accompagnare verso una scelta davvero adeguata e giusta per quello specifico bambino o ragazzo ?

La scelta della scuola è uno di quei momenti difficili per i genitori di un bambino o di un ragazzo, che vorrebbe solitamente il meglio per il proprio figlio/ figlia; in alcuni paesi, come per esempio negli Stati Uniti, una scelta ritenuta sbagliata, per la percezione e per le convinzioni comuni di un gruppo sociale, riuscirà a condizionare le future relazioni sociali dell'intero gruppo famigliare, con fenomeni di inclusione/esclusione anche feroci nei contesti di vita significativi, al di là dei risultati sull'apprendimento e il profitto scolastico.

Nelle nostre società occidentali globalizzate anche questo ambito è stato aggredito dalle logiche del consumismo....ma parliamo soprattutto di Scuole non direttamente finanziate dallo Stato, in buona sostanza, non ci riferiamo al Sistema Pubblico di Istruzione, per cui risulta in questo caso maggiormente comprensibile, anche se non completamente condivisibile, il forte senso di competizione in atto tra istituti.
Certamente un pò di "sana" competizione tra Istituti non può che favorire alcuni processi di crescita e di sviluppo, ma la storia e la tradizione del nostro Sistema ha sperimentato modelli pedagogici e organizzativi diversi, incentrati anche sul concetto di appartenenza territoriale e sull'implemento della collaborazione( vedi l'esperienza delle reti scolastiche)

Oggi forse dovremmo guardare con più interesse proprio a questi modelli e ripensare alla "funzionalità" didattica e organizzativa di Sistemi territoriali, più aderenti ai bisogni formativi di determinati contesti, piuttosto che continuare a riproporre modelli centralistici di gestione asfittici e obsoleti.

Alle famiglie dico: affidatevi all'esperienza e alla professionalità presenti nelle scuole piuttosto che alla "tendenza" diffusa del momento (purtroppo esiste anche una "moda" pedagogica!), si potrebbero fare scelte non adeguate se non addirittura sbagliate.

Alle Istituzioni competenti raccomando: costruiamo e rafforziamo insieme queste alleanze per il futuro della nostra Scuola Pubblica, utilizzando la "forza dei numeri" insieme a quella del "pensiero emotivo".....avremo maggiore successo!

LA STATISTICA di Trilussa
Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

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Serenella Presutti
Dirigente scolastico dell'I.C. via Frignani - Roma -
Psicopedagogista e counselor



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