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n.16 ottobre 2011
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Teniamo in considerazione il tempo
La programmazione con cui mandiamo in onda la scuola
di Rosci Manuela - Editoriali
Qualche giorno fa sono stata invitata a partecipare ad una trasmissione televisiva su un canale che va in onda sul digitale per affrontare il tema dei genitori troppo apprensivi. Il tema è certamente di interesse e materiale a riguardo più che ampio, oltre che riflessioni che possono essere sviluppate insieme in un talk show. Tre ospiti nelle sede di Milano, da dove si trasmetteva, e due a Roma, io e la dott.ssa Maria Rita Parsi, molto più nota di me al pubblico delle reti televisive. In diretta poi le telefonate di tre ascoltatrici - madri alle prese con i dubbi circa il loro "operare" con i figli- e un video che ha raccontato come i genitori ingaggiano un investigatore privato per controllare i figli. Dimenticavo, tre interruzioni per pubblicità.
Dove è il problema? Esperti di diversa natura (psicologi, psicoterapeuti, pediatra, sociologa, scrittori) a confronto per rispondere ... a cosa?

Il tema che riguarda il campo educativo è certamente ampio e può intersecare altri aspetti della vita che riguardano, ad esempio, la fragilità dell'adulto nel "negoziare" con i figli o nel sentirsi adeguato/non adeguato nel prendere decisioni, e così via.
E' certo che quando si è "ospiti" di qualcuno, il padrone di casa ha pensato all'organizzazione dell'incontro, ha costruito nella sua mente la "scaletta" di ciò che dovrebbe accadere e, nella migliore delle ipotesi, sa dove vuole "condurre" il discorso. Nulla di strano in tutto ciò tranne che lo sviluppo di questo progetto risente inevitabilmente di una variabile cara a tutti noi: IL TEMPO.

Se tutto ciò che vi ho descritto sopra, il coinvolgimento di esperti e interventi di altro genere in una trasmissione che affronta un tema importante si fosse affrontato in tre ore di incontro, probabilmente QUALCOSA DI PIU' INTERESSANTE PER CHI ASCOLTA sarebbe venuto fuori. E invece il tutto si è "consumato" nell'arco di un'ora di tempo, lasciando amaro in bocca a chi, curiosamente, si era prestato a partecipare. Non solo, la ben più nota dottoressa Parsi ha anche lei lamentato l'inopportunità di partecipare a trasmissioni che non sono effettivamente utili per affrontare l'argomento se non per dare qualche ricetta educativa, sollecitata dal conduttore.

Ma come tutte le esperienze, è possibile cercare l'aspetto "interessante" o meglio, la riflessione conseguente all'incontro.

Certamente il talk show si inserisce nella PIANIFICAZIONE del palinsesto televisivo e l'argomento scelto per la puntata è dentro la PROGRAMMAZIONE complessiva di tutto il programma che si chiama Primo Tempo. La SCELTA degli ospiti probabilmente è per conoscenza diretta, per competenza riconosciuta, per fama televisiva, e, come nel mio caso, per essere autrice di un libro diretto ai genitori, facilmente reperibile anche su internet. L'OBIETTIVO della puntata è certamente individuato prima che il conduttore scenda in campo con le sue DOMANDE/RICHIESTE/PROVOCAZIONI, senz'altro in linea con lo SCOPO di tutto il talk show.
Il successo "televisivo" di tale pianificazione-programmazione e di tutto ciò che consegue è in parte determinato da quanto il conduttore sia capace di condurre gli ospiti dentro il gioco. In termini di MISURAZIONE del risultato -per sapere se è andato bene oppure no- il mezzo televisivo utilizza in genere i dati dello share.

Nel mio ruolo di "ospite" io non so se quella puntata è stata di successo per gli addetti ai lavori, se ha funzionato e se ha risposto alle attese degli obiettivi della programmazione del talk show.
Posso dire, però, che da "esperto dell'argomento trattato" considero di scarso valore il messaggio che può essere giunto ad un ascoltatore (fruitore dell'azione svolta) anche se attento, perché l'argomento trattato -genitori troppo apprensivi- è risultato essere generico, superficiale, ad effetto istantaneo (ma il motorino si deve comprare o no?). La mia valutazione poco positiva è determinata soprattutto, ed esclusivamente direi, dal TEMPO INSUFFICIENTE rapportato all'argomento proposto perché i "pochi" interventi degli ospiti sono stati tutti sensati, di sicuro limitati e contratti rispetto al loro potenziale.

Rientro a scuola e alle pratiche scolastiche. Una su tutte: la PROGRAMMAZIONE. E' lo strumento primario che serve a pianificare la messa in onda delle attività scolastiche, proprio come avviene anche per la pianificazione televisiva. Non a caso abbiamo scelto questo tema come ARGOMENTO del MESE e troverete in questo numero della rivista molti articoli che la trattano, sia a livello teorico, psico-pedagogico, che attuativo, cosa faccio per gli alunni e con gli alunni.

La mia riflessione riguarda la variabile TEMPO. A volte ci stupiamo che qualcosa non ci venga bene e soprattutto viviamo con l'angoscia che ... manca il tempo per fare.
A differenza del talk show che si organizza dentro un tempo fisso, rigido -un'ora, né un minuto di più né uno di meno- l'attività di programmazione della scuola parte dagli obiettivi educativi, per delineare gli obiettivi di apprendimento e disciplinari e dichiarare quelle che vorremmo essere (o dovrebbero essere) le competenze da raggiungere a fine anno.
E' ovvio che anche la scuola ha una sua SCANSIONE TEMPORALE ANNUALE (settembre- giugno e comunque non meno di 200 giorni per anno scolastico), SETTIMANALE (dalle 27 alle 40 ore a seconda del tempo scuola, su 5 o 6 giorni), GIORNALIERA (dalle 5 alle 8 ore quotidiane), DISCIPLINARE: ogni disciplina/materia ha una sua dotazione di tempo, istituita per legge (ad esempio, 9h di italiano alla scuola superiore di primo grado e 2h di tecnologia o educazione musicale) oppure legata alle ore del docente (22 + 2 le ore del docente di scuola primaria e 18 per la secondaria).

Eppure QUESTI TEMPI non trovano sempre spazio nella programmazione scolastica, come se fossero una variabile di fondo ma a sé stante, non interagente con la declinazione di obiettivi con cui viene rappresentata e tradotta poi la programmazione per ogni classe.

La sensazione, quindi, è che il tempo viaggi per conto suo e corra sempre più veloce di quanto noi riusciamo ad imbrigliarlo per fare tutto ciò che abbiamo pianificato, lasciando quel senso di angoscia, di mancanza, di perdita che ... attanaglia un po' tutti nel mondo della scuola (ma anche all'esterno!).

Tornando al talk show: la mia valutazione (condivisa con la dott.ssa Parsi) è che non c'è stata una adeguata programmazione tra tempo a disposizione (un'ora) e interventi previsti (cinque ospiti, un video, tre telefonate in diretta, quattro stacchi pubblicitari ). E' ovvio che si tratti di una valutazione "di parte", cioè di chi ha l'idea di trattare l'argomento in maniera approfondita e adeguata; è probabile che "l'altra parte", cioè chi ha programmato l'incontro sia stato invece soddisfatto di come è andata la trasmissione, il suo valore divulgativo.

Anche questo è da considerare: chi programma un intervento è spesso diverso da colui/colei che "subisce" l'intervento programmato. La conseguenza spesso è che entrambe le parti possono sentirsi "fuori tempo": chi ha programmato di perseguire un obiettivo (nel nostro caso è il DOCENTE) sente che gli alunni (alcuni, se non tutti) sono "indietro" circa le attese dei risultati per andare avanti con il programma; coloro che devono seguire la proposta didattica programmata (nel nostro caso gli ALUNNI) percepiscono (anche se non tutti) che il docente "corre sempre" verso qualcosa di differente da ciò che è stato appena raggiunto (ovvio, altrimenti non ci sarebbe apprendimento) ma non sempre sono al corrente di DOVE LI PORTERÀ QUESTA CORSA CONTRO IL TEMPO.

Un suggerimento: teniamo in giusta considerazione il nostro tempo -è LA NOSTRA VITA- e organizziamo le attività, di qualsiasi natura esse siano, permettendo che tutti i soggetti coinvolti sappiano qual è la corsa da fare insieme, quale energie sono richieste e quale la meta da raggiungere.
L'articolo di Simonetta Rossini ci racconta che è possibile farlo già con i più piccoli.
Sono certa che molti docenti programmano proprio così!

Manuela Rosci
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