|
|
| Tra il dire e il fare ... c'è di mezzo il mare |
| I temi dell'educazione non fanno notizia |
| di Rosci Manuela - Editoriali |
Tocco con mano quanto spesso viene detto: l'informazione può essere arricchita, manipolata, stravolta, impoverita, resa incompleta o disorganizzata. Comunque ciò di cui parliamo, ciò che raccontiamo è "influenzato" dal nostro modo di percepire la realtà, dalla nostra intenzionalità, da ciò che vogliamo mettere in risalto, dalla finalità per cui scriviamo. E tanto altro.
Ho toccato con mano la differenza che esiste tra un giornalista che scrive per mestiere, che cerca la notizia soltanto se ha una rilevanza per i più, che cerca di fare colpo anche mixando le informazioni che le sono arrivate, e le persone che scrivono su una rivista ad esempio come questa, gratuita, che non cerca lo scoop sebbene cerchi di mettere in risalto alcuni aspetti importanti della vita scolastica e intorno alla scuola, che cerca di fare notizia raccontando ciò che accade piuttosto che limare la realtà e adattarla alla necessità del momento.
Penso allora che dobbiamo distinguere tra una notizia che informa e l'informazione che fa notizia. Non è la stessa cosa. La notizia è un contenuto, un racconto, una sostanza che deve passare da chi scrive (o ha raccolto la notizia, si è documentato) a un pubblico che crediamo possa essere interessato proprio al suo contenuto. L'informazione che tende a fare notizia sembra essere invece più attenta all'effetto che può produrre un determinato contenuto/argomento: il contenuto allora deve essere "montato" in modo convincente e coinvolgente affinché il lettore sia catturato dalla notizia/informazione, in primis dal titolo e poi da ciò che segue.
Il primo intento sembra essere più legato alla sostanza, alla capacità che il contenuto dichiarato possa produrre qualcosa, possa essere utilizzato da altri, i lettori, come approfondimento, come conoscenza, come spunto per riflettere, come elemento aggiuntivo che prima non era dentro di noi, oppure era presente ma con un punto di vista diverso dal nostro, per esempio.
L'informazione che fa notizia invece svolge la funzione di attrarci, di suscitare quella immediata curiosità e voglia di sapere cosa seguirà a quel titolo così accattivante che preannuncia interessanti rivelazioni.
Nel primo caso abbiamo maggiori possibilità che ciò che leggiamo rimanga in noi per una qualche utilità; nella seconda situazione invece è possibile che l'informazione sia da noi trattenuta per il tempo necessario e poi cada nel dimenticatoio appena terminato di leggere.
Perché ho voluto precisare quanto sopra? Vi spiego.
Sabato 26 marzo abbiamo organizzato il Convegno "I Nativi Digitali e la nuova sfida per docenti e genitori" come avevamo preannunciato nel numero di febbraio. L'intento è stato quello di chiarirci un po' le idee su chi sono questi nuovi soggetti che frequentano le nostre scuole e le nostre case -i nativi digitali- per capire se averne paura oppure poterne apprezzare il valore, il potenziale che esprimono. La sfida quindi è indirizzata a noi adulti, docenti e genitori, per scoprire se dobbiamo inventare nuovi modi per educare i figli e gli alunni; se il mondo tecnologico in cui loro sono nati e immersi è qualcosa "di male" o possiamo sfruttarne le opportunità proprio dal punto di vista educativo; se la necessità di condivisione e partecipazione in rete -oggi sempre più accentuata dall'impiego dei social network- sia da combattere o semplicemente sta rispondendo ad una nuova esigenza esistenziale delle giovani generazioni; se l'essere "multitasking" (fare più cose contemporaneamente!) deve sollecitare le nostre preoccupazioni oppure comprendere che la plasticità del cervello permette oggi di funzionare diversamente. Quindi l'intento dell'incontro è certamente ... educativo. Questa la notizia.
Peccato invece che la giornalista del Tempo, che ha scritto l'articolo sull'incontro, abbia dato enfasi soprattutto all'informazione (contenuto parziale dell'incontro) per fare notizia. Certamente la realizzazione del primo social network Netpupils -per ragazzini dalla quarta elementare alla terza media- è una bella notizia, interessante, attraente, incuriosisce, stimola l'attenzione .... Ma rischia di finire tutto là, nello scoop che affianca al più noto facebook la soluzione per bambini e ragazzi che non dovrebbero stare ... su facebook. Proprio questa la differenza: l'informazione che fa notizia pone l'accento sull'idea del social network per i piccoli; la notizia che dà sostanza concentra l'attenzione sul perché è importante educare all'uso dei social network, perché si passa un messaggio "di illegalità" concedendo ai ragazzi al di sotto dei tredici anni di stare su facebook (è vietato!), perché è importante che genitori e docenti sappiano accompagnare e mediare l'utilizzo di questi nuovi sistemi di comunicazione...
Siamo alle solite: i temi dell'educazione non fanno notizia se non quando le informazioni diventano accattivanti o raccapriccianti. Il quotidiano lavoro educativo di noi genitori e noi docenti, alle prese con dubbi e perplessità ... rimane notizia per pochi.
Per ovviare a questa distrazione della stampa "maggiore", noi "piccoli" autori della scuola possibile proviamo a dare notizie che possono servire, che possono aiutare a riflettere e a pensare alle soluzioni educative, senza per questo trascurare di raccontare le esperienze entusiasmanti come quelle del progetto Netpupils (leggete gli articoli che trovate su questo numero!!).
Manuela Rosci
|
|
|