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n 71 marzo 2017
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Articolo 'Tra realtà e illusione'  >>>
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Tra realtà e illusione
Come potenziare la comunicazione nella madrelingua
di Calcagni Maria - Orizzonte scuola
La "Comunicazione nella madrelingua" è una delle otto competenze chiave europee riportate nelle certificazioni che la scuola del primo ciclo rilascia al termine della primaria e della secondaria di primo grado. Oltre a riferirsi al saper utilizzare il patrimonio lessicale ed espressivo della lingua italiana in ogni contesto della vita personale, sociale e professionale, il termine "comunicazione" racchiude significati profondi e articolati. Mediante la comunicazione è possibile entrare in relazione con l'altro. Dare vita a relazioni significative è uno dei bisogni primari dell'essere umano. John Bowlby con la sua "Teoria dell'Attaccamento" sostiene che le relazioni interpersonali sono essenziali per lo sviluppo dell'individuo e che il legame di attaccamento è un bisogno innato, perciò quando la comunicazione inizia a diventare difficile la relazione ne risente con conseguente ricaduta sul benessere psicologico. Stare bene con l'altro è quindi fondamentale per il benessere personale, eppure in molti momenti della vita comunichiamo male, per mancanza di ascolto reciproco o altro; è come se non riuscissimo ad utilizzare al meglio le potenzialità che il linguaggio ci offre.
A volte capita di concentrarci più del dovuto su quello che stiamo dicendo e sulle parole che stiamo usando, dimenticando la nostra posizione nella relazione e la qualità della nostra comunicazione, innescando così quello che viene definito un conflitto relazionale (Lusso, 2013).
La difficoltà di gestire emozioni, la scarsa motivazione e la mancanza stessa di consapevolezza sono tra le componenti che possono interferire sulla capacità di comunicare. Investire energie e risorse sul potenziamento di tale capacità significa promuovere al meglio la competenza "Comunicazione nella madrelingua".
La scuola, in quanto ambiente di relazione, è esposta a conflitti sia interni che esterni. Genitori, alunni, insegnanti e non, sono tutti principalmente persone, esseri umani con bisogni, aspettative diverse e pertanto predisposti a conflitti generati a volte da semplici fraintendimenti, dovuti ad una diversa percezione della realtà e da diversi pensieri.
La percezione della realtà esteriore avviene attraverso i canali sensoriali: vista, udito, tatto, olfatto, gusto. Questi ultimi tre formano un unico canale sensoriale: il cenestesico. La presenza continua di stimoli cenestesici, endogeni ed esogeni, aggiorna l'elaborazione delle sensazioni visive ed uditive, condizionandole nella valutazione e nelle scelte di accettazione o negazione. Questi sono elementi che i docenti sanno bene.
Spesso succede che il nostro cervello interpreta l'immagine che sta guardando in modo diverso rispetto agli altri o alla realtà stessa e ciò genera equivoci, malintesi che condizionano le relazioni e alimentano conflitti.
Per ampliare nei miei alunni di seconda primaria la capacità di leggere, andando oltre ciò che vedono, ho preparato dei bigliettini e mostrato loro l'immagine che introduce l'articolo. Dopo averla osservata attentamente "come dei piccoli investigatori", dovevano scrivere in gran segreto nel proprio foglietto quel che avevano visto e leggerlo ai compagni, con la serenità che ogni idea sarebbe stata giusta. In questo gioco c'è chi vedeva una giovane con la piuma, chi una vecchia con la pelliccia, chi una signora con il velo o ancora una signora e una signorina.
Il dibattito che ne è scaturito ha fatto sì che i bambini riflettessero sulla possibilità dell'esistenza di punti di vista diversi, senza per questo doversi sentire in difficoltà ad esprimerli.

Può anche capitare di essere convinti di qualcosa che in realtà non esiste e questo è il caso della seconda immagine sottoposta. L'elefante sembra avere cinque gambe perché il nostro cervello interpreta in modo sbagliato l'immagine che stiamo guardando e l'illusione inganna il nostro occhio. Un'illusione ottica si verifica quando ci sembra di vedere qualcosa che non esiste nella realtà; questa è anche una delle motivazioni principali di conflitti nati in ambito scolastico e non solo. Punti di vista diversi, percezioni diverse della stessa realtà alimentano nelle classi opposizioni, contese il più delle volte inutili e distruttive.
La scuola, quale ambiente di relazione, educazione e apprendimento dovrebbe essere il luogo dove sperimentare modi alternativi di pensare, un laboratorio dove modificare gli schemi abituali, per imparare a conoscersi e a gestire la comunicazione nel modo più costruttivo possibile. Un comportamento appropriato implica pertanto l'apertura all'ascolto, al colloquio e l'interesse a interagire con l'altro, portatore di punti di vista diversi ma egualmente giusti. Ed è proprio la consapevolezza dell'impatto che la Lingua ha sugli altri e il suo uso responsabile che ci rendono davvero competenti.


Maria Calcagni, docente dell'I.C. "Alfieri - Lante della Rovere", Roma
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