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n.70 febbraio 2017
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Oggi è il giorno:24 Maggio 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Tutti "sei", tutto sei
La valutazione dal punto di vista dello studente
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola
In queste fase dell'anno già molto concitata, si stanno profilando nuovi cambiamenti a livello nazionale che investiranno i processi futuri di valutazione degli alunni.
Alcune delle deleghe alla legge 107 toccano direttamente il tema della valutazione, in alcuni casi riguardano principi e terminologie, solo in apparenza nuovi, in altri delineano ambiti di azione, per cui è necessaria un'analisi più attenta.
Entrando nelle specifico di ogni grado, si possono evidenziare le seguenti proposte di aggiornamento del sistema valutativo attuale:

-nella scuola primaria si parla di eliminare la "bocciatura", tranne che in casi straordinari;
-nella scuola secondaria di primo grado, la prova INVALSI non sarà più prova di esame;
-nella scuola secondaria di secondo grado, è possibile accedere all'esame di maturità pur non avendo la sufficienza in ogni disciplina.

Sono solo alcune delle proposte, ma è su queste che vorrei soffermarmi e vorrei riflettere.
Chiarendo il fatto che nella scuola primaria le bocciature negli ultimi anni sono risultate numericamente basse, relative a quei casi straordinari di cui si parla e a cui si giunge dopo percorsi progettati e condivisi tra scuola e famiglia, mi sembra però importante ribadire che, in una fase della vita scolastica in cui l'esperienza formativa è globale ed è vissuta nel pieno dell'accoglienza e del rispetto del singolo, viene da sé che la scelta di far ripetere un anno si svuota di significato, tranne nei casi in cui sussistono motivazioni che hanno come obiettivo il benessere dell'alunno.
Permangono ancora forti perplessità sull'utilizzo del voto in decimi (a cui si sta mettendo comunque mano) e sulla somministrazione della prova Invalsi, i cui risultati, nonostante il rispetto delle casistiche, non rappresentano la realtà delle classi eterogenee, di cui l'Italia si fa vanto in Europa. Si diversifica per uno o più anni e poi alla fine si standardizza il tutto, tranne per alcuni accorgimenti o comunque esclusioni.
Nella scuola secondaria di primo grado si sta provvedendo a rendere tale prova non d'esame, ma comunque rientrante tra quelle che determinano il profitto in vista della licenza.
Le prove Invalsi sono per natura e per scopo livellanti e dunque non fedeli ai percorsi che il singolo alunno compie per e su stesso. La certificazione delle competenze, che contempla i livelli più che i gradi scalari del metro decimale, integra i documenti di valutazione già esistenti.
La decisione che in questi giorni sta sollevando le maggiori polemiche riguarda l'ammissione all'esame di maturità con la media del "sei"; oltre che ad intendere la parola come cifra, in fase di valutazione, inviterei a considerarla come seconda persona singolare del presente indicativo del verbo essere, in quanto, a volte, ci si preoccupa più del numero che della persona.
A questo punto mi pongo una serie di domande:
E' giusto che un alunno con voti buoni in molte discipline debba essere escluso dagli esami finali, se in una o due non ha raggiunto quella soglia di sopravvivenza?
Come si sposa tale visione della valutazione con la certificazione delle competenze?
Se le discipline godono di una dignità propria e sono legate tra loro, perché bisogna ragionare a compartimenti stagni?
Cosa accade quando lo stesso alunno raggiunge voti buoni in alcune discipline e in altre, a volte anche affini o insegnate dallo stesso docente, stenta a raggiungere la sufficienza?
Perché alcune discipline ancora continuano ad essere subalterne rispetto ad altre, se la didattica per competenze ci invita a valorizzare aspetti dell'apprendimento trasversali e riguardanti la vita dell'alunno nella sua interezza?
Se si continua a giudicare la scuola e chi la frequenta in base all'importanza assegnata ad alcune discipline dalla storia e dalla tradizione culturale, molti discenti saranno sempre e a priori tagliati fuori. Negli ultimi anni, l'istruzione secondaria superiore è cambiata e si è evoluta, dando vita a percorsi misti; ciò ha fatto tremare i polsi al laudator temporis acti di turno ma ha reso, a mio parere, l'esperienza formativa più complessa, in cui anche le discipline "minori" possono consentire allo studente di esprimersi, apprendere, acquisire abilità spendibili per la vita, manifestare quelle potenzialità che potrebbero portarlo al successo personale.
Un otto in musica o in educazione fisica vale meno di un otto in italiano? E' per caso il numero delle ore a determinare tali differenze? Nelle attività musicali o in educazione fisica sono rintracciabili contenuti e aspetti delle altre discipline e viceversa.

Ogni decisione porta con sé critiche e punti di ombra ma è anche foriera di occasioni per riflettere e per condividere, anche laddove i tempi e le modalità non ce lo permettono, o ce lo consentono in minima parte. Sempre nella secondaria di secondo grado, verrà riconosciuta all'alternanza scuola-lavoro una fetta importante all'interno del quadro valutativo e anche questo orienta il discorso verso un modello di istruzione che cerca di creare sempre più agganci con i progetti di vita, qualunque essi siano. Che piaccia o no, l'Italia aderisce a protocolli europei, e l'Europa è sempre più vicina alle nuove generazioni, purtroppo e per fortuna, considerando i tassi di occupazione interni e i livelli di riconoscimento economico del nostro lavoro. Opporsi ai cambiamenti non conviene, mai, in termini di possibilità e prospettive future, dunque allo stato attuale è preferibile cogliere quanto c'è o ci sarà di buono e trarre il meglio da situazioni sicuramente perfettibili ma su cui si sta già investendo molto.


Marco Pellegrino, insegnante di sostegno e formatore, I.C. "Maria Montessori" di Roma
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