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n.35 settembre 2013
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Tutti a scuola per conoscersi
Come costruire un percorso didattico meta cognitivo e meta emozionale di inclusione, integrazione e interazione di sé e dell'altro
di Infantino Aminta Patrizia - Didattica Laboratoriale
Nelle mie classi ogni ragazzo possiede una sua cartellina che lo accompagna nell'arco del triennio dove conserva tutto ciò che percepisce su se stesso e sull'altro durante il percorso di conoscenza e consapevolezza che svolge durante il tempo dedicato allo spazio di integrazione, inclusione e interazione.
Il lavoro consiste nel guidare i ragazzi verso l'acquisizione di una meta conoscenza di sé che gli permette di comprendere meglio se stesso e gli altri. In pratica getto le basi per incoraggiare una crescita più coscienziosa, conducendo il ragazzo sia verso una conoscenza metacognitiva in cui si esplora in gruppo la conoscenza, lo studio e la comprensione del proprio stile di apprendimento, del particolare tipo di intelligenza nella quale si rispecchia, nel metodo di studio che maggiormente gli si addice; sia incoraggiando e guidando verso una conoscenza metaemozionale che gli permette di perlustrare e riconoscere i consueti sentimenti, stati d'animo e sensazioni, con i conflitti e i risentiti che muovono e smuovono le proprie azioni imparando a contestualizzarle nel rispetto di sé e dell'altro.
Non è facile esprimere e condividere ciò che si ha dentro e parlare di sé stessi. Manca la consapevolezza di ciò che si è e di ciò che si prova soprattutto in fase di crescita. Non si hanno le idee chiare e figuriamoci le emozioni.
Lo strumento della scrittura su di sé è utile per far emergere le differenze individuali che permettono di acquisire consapevolezza della propria storia personale; personalizzare la direzione che nella vita si vuole intraprendere; chiarirsi su come le esperienze vissute in passato hanno influenzano le scelte prese e decidere se è nella nostra volontà apportare delle modifiche o meno; differenziarci dagli altri scoprendo la nostra unicità; scoprire il piacere di conoscere l'altro acquisendo il valore dell'empatia. Imparare a vedere i propri limiti, accettare che nessuno è perfetto, ammettere di avere degli handicap è un percorso per imparare ad essere se stessi e a trovare il proprio posto nella società.
Ammettendo le nostre imperfezioni ci prepariamo ad accogliere meglio l'altro e la nostra zona d'ombra che, troppo spesso, preferiamo non vedere ma che l'altro ci rimanda come uno specchio.
Un lavoro, semplice, pulito, incoraggiante e mai svalorizzante o giudicante in cui ognuno scopre le attitudini proprie e del compagno, il valore proprio e del compagno, le diverse possibilità di reagire emotivamente alle situazione, impara a gestire le proprie competenze, a esporre il proprio punto di vista conversando e ascoltando, acquisisce abilità di coping elaborando giuste strategie di comportamento per gestire l'ansia e lo stress che determinano disagio, acquisisce l' abilità di resilienza, raggiunge un adeguato livello di conoscenze metacognitive che gli permettono di orientarsi nella scelta formativa e lavorativa. Il tutto stimolando le risorse personali e rafforzando il livello dell'autostima, l'autocontrollo e la fiducia in se stesso e nelle proprie possibilità.

La parola ai ragazzi della prima media: Alla fine dell'anno chiedo ai ragazzi di una prima media di relazionare il lavoro svolto. Vi faccio dono di qualche frase estrapolata dalla loro attività:
Ripercorri con il pensiero l'attività svolta fino ad ora e descrivi come ti sei "visto".
Simone: attraverso questo lavoro ho visto in me delle qualità che non sapevo di avere, ho scoperto dei veri punti di forza, sono onesto, simpatico, intelligente, gentile, tranquillo e determinato.

Carlotta: ho scoperto che per essere mio amico devi essere sincero, confidente e simpatico e poi puoi avere anche qualche difetto! Io mi sono scoperta allegra e spontanea e mi sono stupita di riuscire ad essere così spontanea con la classe. Le ore di integrazione sono state molto belle, mi hanno permesso di confidarmi con la mia classe. Uno dei miei conflitti che provo ogni giorno è l'ansia per la paura di una sgridata dai genitori o dalle Prof.

Anna: ho scoperto di avere molti conflitti tra cui la paura del buio, dei ladri, dei cani molto grandi e dei vaccini. Ho scoperto che il mio punto di forza è la sincerità e mi è molto piaciuta l'idea di farne uno slogan. I vari circle time che abbiamo fatto mi sono piaciuti perchè ci siamo uniti tanto stando faccia a faccia e confidandoci anche le cose che ci fanno male. Ho scoperto che sono una persona sensibile perché a sentire i racconti degli altri mi veniva da piangere e pensavo "se quella cosa fosse capitato a me..." e ho capito che piangere non è una cosa brutta e se uno piange non c'è niente di male. Ho scoperto che sono molto ansiosa. Vorrei poter continuare questo percorso per scoprire ancora tante cose insieme ai miei compagni.

Andrea: questa esperienza che ho vissuto durante l'attività svolta per l'integrazione mi ha fatto capire molte cose su di me e mi ha fatto un po' cambiare, ero molto timido però ora mi confido con tutti e mi vergogno di meno. Questa attività mi ha fatto scoprire molto di me, sono intelligente, diligente ma anche spesso nervoso.

Eleonora: quante qualità i miei compagni mi hanno fatto scoprire di me!!! Simpatia, generosità, so essere solare, rispettosa verso gli altri, sono gentile e anche bella! Ho scoperto che il mio punto di forza è la determinazione perché riesco sempre nelle mie imprese. Il rispetto è la qualità fondamentale che chiedo a un amico ... e poi ci sono i miei conflitti, la mia ansia e le mie paure con il soprannaturale!!!

Lavinia: con questa utilissima cartellina ho scoperto tante cose di me. Ho scoperto il valore della mia tenacia, sapevo di averla ma ora quando qualcuno mi dice: "ma dai ... molla!" io rispondo: "no, non mollerò mai perché sono tenace!". Poi presentandoci meglio tra noi ho conosciuto nuovi aspetti di persone che magari non mi piacevano e ho capito che mi possono piacere diversi tipi di persone. Con il 'circle time' ho capito che quando abbiamo un problema se ne può parlare e insieme agli altri si vedono anche le soluzioni. Il mio conflitto maggiore è quello che una persona mi lasci. A cosa è servito questo lavoro? A essere più uniti come classe e non vedo l'ora di continuare per scoprire nuove cose su di me e su gli altri.

Patrizia Aminta Infantino, Counselor Olistico Pedagogico, Docente di Sostegno Scuola Superiore di primo grado "Cecco Angiolieri" - Roma
Autrice del libro Alunni Speciali. Apprendere l'inclusione a scuola. Ed La Meridiana 2012
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