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Numero: 1 -settembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 19 Dicembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Tutti insieme, tutti diversi!
L'insegnante di sostegno come risorsa per l'intero gruppo classe...una responsabilità condivisa.
di Ferraccioli Elena - Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola
Vi ricordate la favola di La Fontaine in cui la volpe che aveva invitato a cena la cicogna aveva preparato una minestra, ma gliel' aveva servita su un piatto piano? La cicogna dal becco lungo non aveva potuto assaggiarne nemmeno un po'. Al di là del fatto che poi la cicogna si era vendicata ricambiando l'invito e servendo una pietanza succulenta in un vaso dal collo alto e stretto, credo che questa favola rappresenti la metafora di uno dei temi più importanti nell'ambito del discorso educativo: le modalità didattiche non adatte a determinati soggetti possono compromettere la motivazione e l'apprendimento stesso, a volte anche suscitare reazioni comportamentali poco positive.
"Non basta insegnare agli altri come vorremmo fosse insegnato a noi. Bisogna presentare le informazioni in modo che gli altri le apprendano al meglio".
Penso che noi insegnanti ci dobbiamo sforzare di rispettare le caratteristiche personali dei nostri allievi, senza esimerci comunque dall'offrire loro dei modelli alternativi che possono risultare più efficaci.
Le differenze individuali quindi, le eterocronie, gli stili cognitivi e le strategie d'apprendimento sono tutti temi che stanno alla base del concetto di individualizzazione dell'offerta formativa che pone l'alunno al centro del processo di apprendimento-insegnamento.
Penso che perché il concetto di centralità della persona assuma un significato concreto si debba inevitabilmente passare attraverso un'osservazione attenta degli alunni, di tutti gli alunni, non solo di quelli in difficoltà, e che in questo contesto il ruolo dell'insegnante di sostegno venga a prendere un respiro più ampio, più globale all'interno di un gruppo classe dove non ci sono uno o due diversi ma ciascuno è diverso dall'altro.
L'integrazione è intesa quindi come una disponibilità mentale a ricercare tempi e modi per riconoscere l'altro, il diverso da me sia disabile o meno, sotto qualsiasi forma si presenti, ed operare su di lui e per lui.

Questo comporta ovviamente "tempo", da impiegare per costruire percorsi adatti e ricchi di stimoli non solo per il "bambino certificato", ma anche per gli altri alunni, per raggiungere le intelligenze di ciascuno e per portare nel tempo gli alunni a sviluppare competenze metacognitive che li stimolino a riflettere sulle proprie caratteristiche personali e sulle loro modalità di apprendere.
Credo che l'insegnante di sostegno rivesta troppo spesso un ruolo secondario nell'economia della programmazione e della gestione delle attività della classe, assumendo a volte un atteggiamento quasi passivo nei confronti del team docente e sviluppando al tempo stesso enormi abilità di mediazione e di diplomazia nel relazionarsi con i colleghi. In passato io mi sono sentita così, quasi trasparente in alcuni momenti, assillata dalla pressante richiesta che il bambino disabile non "infastidisse" e se a volte ho provato a "spingere" un po' per poter dare un contributo più attivo e personale all'interno del gruppo classe, mi è stato fatto chiaramente capire che più di due galli in un pollaio non ci possono stare.

Lo scorso anno ha rappresentato per me una svolta notevolissima, al di là dell'assegnazione del ruolo in sé. La formazione di un team nuovo è stata faticosa ma per certi aspetti esaltante. Camminando di pari passo con i bambini di classe prima che cercavano di costruire un gruppo, così anche noi docenti ci siamo confrontati ogni giorno gli uni con gli altri in una situazione di completa parità per cui l'opinione di ciascuno pesava tanto quanto quella dell'altro. Ho vissuto la relazione con tutti i colleghi in generale e con la mia collega di italiano Angela in particolare, come una sorta di cantiere che andava via via costruendo fondamenta sempre più solide, scandito da un costante reciproco arricchimento sia professionale che umano. Con Angela c'era bastato poco per capire che parlavamo la stessa lingua. L'idea di base è che l'insegnamento non è soltanto programmazione, progettazione, razionalizzazione delle attività, ma anche impatto quotidiano con gli allievi, con gli altri insegnanti tenendo conto che l'educazione si svolge sempre su un doppio versante, quello dell'informazione, che coinvolge i processi cognitivi, sui quali e con i quali si attivano le conoscenze e quello della formazione che coinvolge quei processi per i quali le conoscenze vengono socializzate, condivise e utilizzate per produrne di nuove . Eravamo assolutamente d'accordo sulla necessità di dedicare tempo alla formazione del gruppo classe valorizzando le specificità proprie dei singoli alunni. Mi sono sempre sentita libera di intervenire con gli alunni senza il timore che la mia collega potesse interrompere tutto dicendo: "Ma cosa stai facendo! Così stiamo perdendo un sacco di tempo! Dai che oggi dobbiamo fare MB e MP!", ma credetemi, non è così frequente! Questa sicurezza è passata attraverso momenti di conoscenza, di confronto, di approfondimento, di comunione di intenti, di definizione degli obiettivi, di voglia di mettersi in gioco per spogliarsi del proprio ruolo per vestirne velocemente un altro e viceversa, di una grande flessibilità nei passaggi dalla gestione del gruppo classe al piccolo gruppo, nella totale consapevolezza che ci si occupava tutti di tutti al di là di casi difficili o con handicap condividendo pienamente la responsabilità del progetto educativo pensato per i nostri alunni.
Mi auguro di non perdere tutto questo anzi "lotterò" per affermarlo sempre di più con tutti coloro che incontrerò sul mio cammino!

Elena Ferraccioli Docente di sostegno 196° Circolo Didattico via Perazzi 46 - Roma
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