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Numero: 10- giugno 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 19 Settembre 2018

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Tutti sappiamo che abbiamo due menti, una che pensa l'altra che sente!
L'attenzione di Maria Montessori per i bambini
di D'Angiò Giovanni - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
"The most interesting woman in Europe" , così il New York Times definiva nel 1913 Maria Montessori, una donna fuori dall'ordinario che osò sfidare l'ortodossia dei suoi tempi proponendo un metodo di insegnamento radicalmente diverso da quelli tradizionali, basato sulla centralità della persona del bambino e sulla necessità di predisporre un contesto didattico che ne favorisca l'apprendimento, adattandosi alle straordinarie potenzialità della sua "mente assorbente".
Il metodo Montessori basato sul principio della libertà dell'allievo e sulla collaborazione, utilizza uno speciale materiale didattico di riferimento, per consentire la migliore educazione sensoriale e motoria del bambino.

Tutti sappiamo che abbiamo due menti, una che pensa l'altra che sente. Queste due modalità della conoscenza, così fondamentalmente diverse, interagiscono per costruire la nostra vita mentale. La loro sintesi ha una particolare importanza in diversi ambiti: nella relazione di aiuto, nell'impegno educativo e didattico, nel lavoro sociale e psicologico, nell'organizzazione del lavoro, perché il soggetto che si vuole coinvolgere è fatto di pensiero e di sentimento, di intelligenza e di affettività, e va sollecitato in maniera globale ed integrata in relazione a qualsiasi obiettivo di crescita, che si intende raggiungere.
La dicotomia emozionale - razionale è simile alla popolare distinzione fra cuore e mente. Quando sappiamo che qualcosa è giusto con il cuore, la nostra convinzione è di ordine diverso: in qualche modo è una certezza più profonda di quando pensiamo la stessa cosa con la mente razionale.
Il processo educativo non può essere un fatto intellettualistico, né all'opposto un fatto istintivo ed immediatistico; deve essere al contrario un processo capace di evitare queste due polarità, facendo interagire nel soggetto che educa così come nel soggetto da educare l'interazione tra intelligenza ed emotività.
Se noi consideriamo l'importanza che hanno avuto le emozioni da un punto di vista della storia dell'umanità, ci rendiamo conto che esse hanno assunto un ruolo fondamentale: la nostra specie non sarebbe sopravvissuta se di fronte a situazioni di pericolo si fosse fermata a pensare. Pertanto l'emozione è immediata: basti pensare alla paura. Per capire come mai il sentimento e la ragione entrino in conflitto tanto facilmente, bisogna pensare al modo in cui si è evoluto il cervello umano. Molto prima che esistesse la mente razionale esisteva quella emozionale. Il modello scientifico della mente emozionale, emerso in anni recenti, spiega come le nostre azioni siano in gran parte determinate dalle emozioni e in che senso le emozioni hanno la loro logica e le loro ragioni.

Fino a pochi decenni fa i genitori discutevano spesso dello stile educativo da adottare con i loro figli. Ad esempio, se essere più o meno severi, o fino a che punto assecondare le richieste di oggetti inutili da parte del bambino. Oggi è sempre più raro trovare genitori che discutono sullo stile educativo da seguire, e sempre più spesso emerge il discorso su "come sono i bambini di oggi". E' come se il comportamento dei bambini fosse diventato sempre più difficile da comprendere e gli interventi educativi fossero sempre meno efficaci.
Perché i genitori si sentono sempre più impotenti verso i comportamenti, talvolta molto aggressivi, dei loro figli?
Cosa è cambiato in questi ultimi decenni, che ha reso sempre più insicuri i genitori?
Cosa ha creato così tanta distanza fra bambini e genitori?

Oggi le famiglie sono sempre più smarrite fra problemi economici e le pressioni dei bambini all'acquisto di oggetti inutili o di cibi non sani. Il bambino non ha più spazi per correre, per giocare con i coetanei o per conoscere e sperimentare direttamente il mondo della natura. La maggior parte dei bambini trascorre tempo a scuola o davanti alla Tv. Negli ultimi decenni è aumentata la quantità di tempo che il bambino trascorre davanti alla Tv. Per molti genitori il tempo che il bambino trascorre guardando la Tv equivale semplicemente ad un momento di svago o di divertimento. Il bambino che guarda lo schermo televisivo per alcune ore al giorno, riduce l'attività motoria e cognitiva. E' indotto ad alterare la propria percezione della realtà, in quanto egli non è ancora capace di considerare i programmi televisivi come pura finzione. La realtà virtuale dello schermo è per lui una pericolosa intrusione, da cui non sa difendersi. Chi accende la televisione spegne il bambino.

La Tv colpisce la fantasia del bambino e il suo senso del magico, ma lo fa ponendogli dei limiti e costringendolo a provare emozioni spiacevoli. La crescita emotiva del bambino dipende dalla sua capacità di accettare i limiti che la realtà impone e di conoscere le sue risorse sociali, intellettive e creative. Senza una crescita emotiva e affettiva il bambino non potrà sentire la soddisfazione interiore necessaria a sopportare e ad elaborare la sofferenza. Mentre in passato le sue insicurezze e paure erano interne alla sua stessa psiche e trovavano negli adulti la giusta rassicurazione per elaborarle, oggi il bambino si trova nel labirinto di paure create artificialmente, e dagli adulti non ha il necessario apporto emotivo per poterle risolvere. Molti bambini cercheranno di tenere quanto più in profondità nella psiche le loro paure, perché incapaci di affrontarle. Tale repressione crea una situazione di potenziale pericolo per il loro equilibrio.
La nostra civiltà, che vuole definirsi "della comunicazione", in realtà ci vuole poco comunicativi, poco capaci di trasmettere agli altri parte dei nostri vissuti più profondi. Ci vuole divisi e coperti da una maschera protettiva che ci difenda dalle nostre stesse paure. Bambini sempre più soli, sempre più assorbiti, in mancanza di meglio, bambini che percepiscono gli adulti a loro vicini come esseri sempre più distanti, indifferenti, sconosciuti e che, per forza di cose, finiscono per confondersi con i vari modelli esibiti dai media- di fronte - grazie ai media basati sull'immagine - ad una profonda trasformazione antropologica, che si abbatte sulle strutture della conoscenza: sul nostro modo di esperire il mondo, di concepirlo, di descriverlo.

La vita emotiva del bambino rischia di diventare sempre più arida e focalizzata sugli oggetti materiali o sulla competizione. Il bambino sperimenta con maggiore pericolosità la doppiezza della cultura in cui vive. I genitori gli vietano l'aggressività, che egli assorbe copiosamente. Il bambino di età inferiore agli otto anni ha fantasie di onnipotenza e per questo percepisce con fastidio i divieti genitoriali. Di conseguenza egli sarà indotto ad avvicinarsi maggiormente al mezzo televisivo, per l'inconscia ribellione alle regole che gli vengono imposte.
Le ambiguità culturali fanno si che il bambino assuma una 'maschera', che gli consenta di essere socialmente quello che la società gli chiede di essere, cioè reprime le proprie pulsioni. Tuttavia, essendo tali pulsioni sovrastimolate, ed essendo ostacolato il suo progresso emotivo, egli è pericolosamente esposto ad agire negativamente le proprie pulsioni, qualora le situazioni glielo consentissero.
In particolare, quando si sentirà protetto dal gruppo il bambino non ha ancora un senso di sé adeguato, e oscilla fra il sentirsi narcisisticamente al centro dell'universo e il sentirsi sopraffatto da forze esterne.
"Sono attivati l'emisfero destro e alcune regioni bilaterali, le stesse che intervengono quando viene percepita una minaccia". In tal modo il bambino sperimenta e interiorizza la violenza, che produce in lui almeno tre effetti: paura, assuefazione alla violenza e aggressività. Ma può anche produrre senso di insicurezza e difficoltà ad affrontare esperienze di vita reali. I vecchi cartoni come Pippi Calzelunghe, Nonna Abelarda, i Puffi ecc., sono stati soppiantati da produzioni in cui molti personaggi non sono né umani né animaleschi. Si tratta di mostri con poteri altamente distruttivi e imprevedibili.

La mente umana è incline a tenere nascosti nell'inconscio gli aspetti della realtà più inquietanti, come la morte e la distruzione, ma quando essi appaiono prepotentemente e frequentemente sotto gli occhi, elabora una serie di difese per desensibilizzarsi, o fa emergere bisogni sostitutivi, che dovrebbero sopperire alle paure evocate. Tale potere può essere definito come un "monopolio di fatto sulla formazione dei cervelli di una parte cospicua della popolazione".
Il controllo della mente dei bambini e del loro comportamento avviene attraverso l'evocazione di paure e il conseguente incitarsi dei processi emotivi e affettivi. Rendere loro difficile l'elaborazione dei vissuti dolorosi e la possibilità di vivere adeguatamente le emozioni significa costringerli ad essere diversi da ciò che vorrebbero o potrebbero essere. Significa privarli della loro reale energia vitale, per indurli a vivere all'interno degli aspetti più superficiali dell'esistenza, abituandoli a considerarli come gli unici. Il problema dei bambini cosiddetti "psico-programmati" va inserito nel contesto di una realtà in cui gli aspetti umani della cooperazione, dell'altruismo o della vera emotività vengono oppressi o distrutti da un modus vivendi che non appartiene all'essenza umana.
Ci sono anche tecniche più subdole che mirano a 'inoculare', nella mente di bambini e ragazzi, insicurezza e insoddisfazione nel caso in cui non riescano a venire in possesso di un determinato prodotto. I genitori, spesso non molto presenti emotivamente nella vita dei bambini, trovano un modo per sopperire alle loro mancanze attraverso l'acquisto di un oggetto richiesto dal bambino. In tali situazioni, sia il bambino che l'adulto rimangono inappagati e frustrati. Il bambino rimane frustrato perché dentro di sé riconosce che l'adulto ha ceduto per farsi perdonare una mancanza, e l'adulto perché sa di non poter dare affetto e sostegno emotivo attraverso l'acquisto di un oggetto. Una società di soggetti incapaci di veri rapporti umani, motivati dal proprio universo interiore, ormai gravido di orpelli fittizi.
Una società in cui trovare se stessi diventa sempre più difficile.

Prof. Giovanni D'Angiò Psicologo-psicoterapeuta docente di psicologia dell'orientamento professionale, Dott. ssa Arianna Recco Psicologa Clinica cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale, Dott.ssa Paola Ottobre Sociologa cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale, Micillo L. (dottoressa in scienze dell'educazione UNIVERSITA' DI CASSINO - POLO DIDATTICO DI SORA - FACOLTA' SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

Bibliografia
- Ausubel David P., Educazione e processi cognitivi, Milano, Franco Angeli
- Vygotskij L.S. ( 1980 ), Il processo cognitivo, Torino, Boringhieri
- Emozioni per crescere. Come educare l'emotività 2008, Cervi M. e Bonesso C.
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