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n. 77 novembre 2017
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Tutto per gioco nulla per gioco
Umorismo e didattica: il ruolo educativo dell'ironia
di Parisi Roberta - Didattica Laboratoriale
Giocare con le parole, con le situazioni, proporre paradossi per portare alla luce l'aspetto ironico che sicuramente è in ciascuno di noi, compresi i nostri alunni: parte del mio lavoro di maestra è proprio indirizzato a fornire gli strumenti per sviluppare questo aspetto della personalità dei miei piccoli allievi.
Mi sono accorta, con il passare del tempo, che indirizzare i bambini ad essere ironici ha degli effetti positivi incredibili anche sulla loro maturazione, sul linguaggio oltre che sulle capacità critiche, infatti si creano possibilità di un dialogo più paritario con i nostri alunni dal momento che spesso a metterci nel sacco sono loro con gli incredibili no-sense e le geniali trovate ricche di humor surreale...i ruoli si possono ribaltare con umorismo.
Ironia e autoironia fanno bene al clima della classe, in quanto consentono di sdrammatizzare piccole tensioni, di apportare la giusta dose di creatività nelle situazioni di apprendimento, anche le più noiose, di creare curiosità sulle possibilità logico-linguistiche, di suscitare risate sincere e benefiche pur esprimendo scherzose critiche che vengono accettate proprio perché espresse con benevolenza, in un clima di condivisione dove tutti sono dentro la situazione e lontani dal dannoso sarcasmo.
Secondo la mia modesta esperienza, con il tempo ho osservato che i ragazzi, allenati in un certo senso all'ironia, sono più attrezzati contro il bullismo, contro la presa in giro deleteria, sono maggiormente propensi al rispetto, all'inclusione, più disponibili a supportare il più debole proprio in quanto hanno sviluppato la competenza ad instaurare relazioni interpersonali positive ed autentiche.
A tal proposito Amos Oz, scrittore israeliano, nella sua analisi sul conflitto israelo-palestinese, arriva a dire come contro il fanatismo l'antidoto sia proprio l'umorismo.
A confortare la scelta di educare all'ironia è anche una ricerca canadese pubblicata sul British Journal of Developmental Psychology secondo la quale i bambini sono in grado di usare l'ironia già a partire dai quattro anni. Ma come fare?
Molte situazioni che accadono casualmente in classe possono essere utilizzate a tal proposito come spunto di riflessione per tutta la classe: durante una comprensione del testo i miei alunni di seconda dovevano cimentarsi ad inventare il titolo più adatto per la storia appena letta: tra le varie alternative fece la sua comparsa, tra le risate generali, "Il mostro mutande".
Dopo i primi attimi di imbarazzo, il piccolo responsabile dello scambio di consonante, a causa del quale aveva visto il suo temibile "mostro mutante" declassato ad un innocuo mostro in déshabillé, è divenuto l'ispiratore di innumerevoli storie surreali e divertenti. Ovviamente non mancava occasione che vantasse la paternità di tale trovata.
O come quella volta che i bambini di prima dovevano colorare dei paesaggi; colorare per alcuni non è un'attività così piacevole e ne ho avuto la prova quando uno di loro mi consegnò un foglio quasi tutto bianco. Fu grande il mio stupore...ma come? "Candida", posso ben dirlo, ma simpaticissima fu la spiegazione: si trattava di un paesaggio invernale coperto di neve, nonostante le farfalle ed i fiori.
Ecco, non bisogna lasciar andare le innumerevoli occasioni di questo tipo per sviluppare riflessioni sull'argomento "ironia".
Tra i miei materiali non posso trascurare la "Grammatica della fantasia" di G. Rodari ed un libricino che non manca mai di suscitare l'entusiasmo dei piccoli alunni e l'immenso desiderio di lasciarsi andare a strane ed apparentemente illogiche congetture, proprio per questo cariche di senso dell'umorismo, dove comportamenti adeguati in certe situazioni divengono inadeguati, assurdi e quindi comici al cambiare di alcuni elementi del contesto.
Si tratta di "La mia piccola officina delle storie"; la breve presentazione del libro cita:

"A scuola la maestra di Violetta disegna la carta geografica
in fondo al mare lo squalo divora tre piccole sardine
tutti i giovedì una farfalla vola sopra il mio naso
nella foresta il temporale annaffia le foglie secche
a scuola lo squalo annaffia il mio naso
tutti i giovedì la maestra violetta vola sopra la carta geografica"
.

Giocando con le 21 brevi frasi di Bruno Gibert potrete creare 19.481 storie: storie assurde, poetiche, surreali; storie brevi da costruire da soli, basta girare le alette e combinare in modo diverso ogni volta soggetto, luogo e azione. È un "libro che aiuta a gustare il meraviglioso potere evocativo della parola".


Roberta Parisi, docente dell'IC di Riano, Roma
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