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n.16 ottobre 2011
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Uguali e diversi
Lo statuto epistemologico della didattica speciale (II parte)
di Bevar Ernesta Angela - Integrazione Scolastica
Gli Stati riconoscono il diritto delle persone con disabilità all'istruzione.
Allo scopo di realizzare questo diritto senza discriminazioni e su una base
di eguaglianza di opportunità, gli Stati faranno in modo che il sistema
educativo preveda la loro integrazione scolastica a tutti i
livelli e offra, nel corso dell'intera vita, possibilità di istruzione.

Articolo 24 - Istruzione comma 1 La Convenzione O.N.U. sul diritto alle Persone con disabilità

"Che cosa è normale? Niente. Chi è normale? Nessuno. Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla ma di negarla. E lo si fa cominciando a negare la normalità. La normalità non esiste. Il lessico che la riguarda diventa a un tratto reticente, ammiccante, vagamente sarcastico. Si usano, nel linguaggio orale, i segni di quello scritto. 'I normali tra virgolette'. Oppure i 'cosiddetti normali'. La normalità sottoposta ad analisi aggressive non meno che la diversità rivela incrinature, crepe, deficienze, ritardi funzionali, intermittenze, anomalie. Tutto diventa eccezione e il bisogno della norma, allontanato dalla porta, si riaffaccia ancor più temibile alla finestra. Si finisce così per rafforzarlo, come un virus reso invulnerabile dalle cure per sopprimerlo. Non è negando le differenze che lo si combatte, ma modificando l'immagine della norma". (G. Pontiggia, Nati due volte, Mondadori, 2002.)

Ecco che diventa sempre più urgente, nella pratica scolastica, individualizzare e progettare in base ai bisogni precisi di ogni soggetto, conoscere la persona e le sue abilità potenziali per tener conto delle esigenze, del contesto di riferimento, delle specificità individuali. Niente è normale2 in una relazione unica, speciale e irripetibile. "Il concetto di normalità possiede una pluralità di significati che riflettono una precisa considerazione antropologica della vita. ... In educazione però è opportuno considerare non tanto la normalità ideale, quanto quella funzionale, più rispondente ai fini stessi dell'agire educativo che coinvolgono in modo decisivo il bisogno che ogni educando possa mettere in luce tutte le sue potenzialità". (Luigi D'Alonzo, Disabilità e potenziale educativo, Editrice La Scuola, Brescia, 2002, pp. 96-97).

Non esiste un viaggio già segnato, degli standard rigidi da replicare, dei protocolli, una ricetta.
La relazione di apprendimento è un viaggio di scoperta, di esplorazione, in cui ci si mette in gioco completamente e dal primo sguardo. Un viaggio con i suoi rischi e i suoi ostacoli da superare, un viaggio in cui si incontra l'altro in tutta la sua complessità.
Occorre mutare prospettiva e cominciare, pertanto, a considerare come normale quella condizione soggettiva, personale, individuale che è appropriata a un individuo rispetto a quello che è il suo obiettivo, le sue capacità, le sue abilità.

Nel percorso la vicinanza dell'insegnante di sostegno è quella di un tutor che supporta, stimola e accompagna la ricerca di vie nuove, di modalità differenti attraverso le quali poter esprimere se stessi, le proprie inclinazioni e i propri desideri; un mediatore e un facilitatore che reperisce e attiva le risorse specialistiche necessarie alla costruzione di un progetto di vita più ampio di cui l'itinerario formativo fa parte. Pertanto è necessario che la didattica quotidiana divenga "speciale", cioè in grado di trattare tutte le diversità: osservando e ricercando, dando risposte non stereotipate ai vari bisogni e prestando sempre attenzione alle differenze.

Il docente di sostegno è colui che cura l'apprendimento e che, soprattutto, cerca di alimentare la motivazione e l'autostima battendosi per fare in modo che nessuno si sostituisca al proprio allievo in quegli obiettivi che egli può raggiungere in autonomia e sostenendo il percorso con pratiche didattiche alternative laddove si riscontri necessario sperimentare altre modalità di apprendimento.
Tutte le potenzialità inespresse hanno bisogno della creazione di opportunità e di sfide-stimoli alle quali non sottrarsi a priori. La fiducia e il sostegno nello slancio possono aprire nuovi orizzonti, diversamente laddove l'ambiente scolastico diventa un luogo di accudimento privo di stimoli e senza incoraggiamenti, un luogo dove si evitano situazioni nuove o si costruiscono muri rigidi di definizioni che stigmatizzano, isolano e confinano.

"L'esperienza ottimale è uno stato di coscienza positivo e complesso caratterizzato principalmente dalla percezione di un bilanciamento tra elevate opportunità d'azione ambientali (challenges) ed elevate capacità personali (skills) nel farvi fronte. Gli individui descrivono inoltre elevata concentrazione, coinvolgimento, controllo della situazione, chiare idee sull'andamento dell'attività, stato affettivo positivo, e motivazione intrinseca, ossia indipendenza da ricompense esterne. ... In virtù delle caratteristiche positive e gratificanti dell'esperienza ottimale, gli individui tenderanno a replicare preferenzialmente le attività associate.
Questo processo, definito selezione psicologica, plasma il tema di vita individuale, ossia l'insieme di attività, interessi ed obiettivi che ogni persona coltiva selettivamente nella propria vita. Le attività associate all'esperienza ottimale variano ampiamente e sono in stretta relazione sia con le caratteristiche individuali, sia con i contenuti del sistema culturale cui l'individuo appartiene". (Dispense della prof.ssa Bassi corso Silsis per il Sostegno 2008-2009 Università degli studi di Milano)

L'apprendimento procede con maggiore facilità in un ambiente che promuove relazioni interpersonali e interazioni, piacevolezza e ordine, e nel quale chi apprende si sente apprezzato, riconosciuto, rispettato e valorizzato.
Una scuola allegra, calda e accogliente in cui gli insegnanti e gli amministratori si riuniscono per condividere senza ansia le proprie riflessioni anche quando ci sono in discussione problemi gravi diventa un contesto produttivo, un ambiente sereno in cui poter crescere.
Quando i docenti sanno collaborare produttivamente e progettare insieme alcune azioni, quando si impara a collaborare anche tra docenti di sostegno e si crea la giusta sinergia con tutti gli operatori scolastici, l'ambiente può divenire una cornice ideale per la cura dell'integrazione e il benessere di chi lo abita quotidianamente.

Ernesta Angela Bevar, docente di sostegno presso IM Agnesi di Milano
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