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n.70 febbraio 2017
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Oggi è il giorno:21 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Un carico di energia'  >>>
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Un carico di energia
Esporsi alla formazione fa bene
di Rosci Manuela - Editoriali
Reduce dal convegno "In classe ho un bambino che ..." organizzato da Giunti Scuola, a cui ho partecipato con un nutrito gruppo degli autori di questa rivista, sento di confermare che l'esposizione alla formazione fa bene, anche quella somministrata in dose unica (20h in due giorni) perché fornisce al binomio mente-corpo una sferzata di energia, dà vigore, e permette così di continuare ad affrontare una stagione (quella scolastica) sempre ricca di imprevisti e capovolgimenti climatici.

Le due giornate sono state ricche di input che hanno permesso di confermare e ampliare la visione della scuola, soprattutto l'importanza dell'insegnamento e le conseguenze positive o negative, a seconda di come si gestisce "il potere" in classe.
Apparentemente inappropriata -la parola "potere" sembra contrastare con la visione svalutata della professione docente nel nostro Paese- è stata utilizzata per illustrare come sia sottile la linea di confine che divide i concetti di PARTECIPAZIONE e CONTROLLO esercitati in classe: non può esserci partecipazione attiva degli alunni se l'insegnante mantiene altro il controllo e la gestione unidirezionale di quanto accade nel gruppo. Gli schemi rappresentativi delle diverse relazioni all'interno della classe (il primo "a raggiera, con il docente al centro di un sole che emana raggi verso i discenti; il secondo "a rete", con scambi che avvengono tra tutti senza necessariamente passare per il docente) connotano dunque l'insegnante artefice del ben-essere a scuola (e purtroppo anche del mal-essere!). Potenziare il senso di responsabilità e di autonomia degli alunni, far sì che diventino veri attori del loro percorso formativo, valorizzare la diversità nella classe non come elemento di differenziazione negativa ma come varietà di risorse presenti nel gruppo, sollecitare la collaborazione e lo scambio tra pari, sono solo alcuni dei punti che rappresentano il focus della SOCIALIZZAZIONE considerata una delle competenze base, fondamentale e trasversale, in linea con quanto sollecitato dalle Indicazioni nazionali (2012), come ha ben argomentato la prof.ssa Luisa Molinari dell'Università di Parma. Solo una lettura sistemica restituisce alla scuola e alle sue componenti gli elementi per individuare alcuni aspetti che vanno esplicitati per essere meglio compresi: il principio di INTERDIPENDENZA, per cui gli elementi del sistema sono in stretta relazione (come in tutti i sistemi, la famiglia in primis) e si influenzano reciprocamente; i PROCESSI EVOLUTIVI che caratterizzano un sistema devono tenere in equilibrio la necessità di cambiamento/evoluzione con la "continuità" del sistema a cui si appartiene e che fornisce l'ancoraggio alla stabilità. Cambiamento e continuità, dunque, aspetti di uno stesso vissuto che caratterizza la scuola oggi come non mai e la consapevolezza che una diversa gestione delle relazioni in classe è fondamentale per produrre ben-essere e apprendimento significativo. Inoltre, la qualità delle relazioni sociali è indice predittivo della qualità dell'apprendimento. La capacità di "leggere" gli altri per capire cosa gli altri pensano (Teora della Mente) è una abilità socio-cognitiva fondamentale, che va promossa e sviluppata negli allievi perché ha ripercussioni sociali -sono più popolari e cercati dagli altri- e ripercussioni cognitive -aiutare gli studenti a riflettere sul funzionamento della mente-. perché capire e tener conto ad esempio della critica dell'insegnante, della sua vera INTENZIONE COMUNICATIVA, si raccorda con la capacità metacognitiva ed è predittore del successo scolastico (prof.ssa Serena Lecce, Università di Pavia).

L'intervento dirompente dal punto di vista emotivo, oltreché cognitivo, è stato quello della prof.ssa Daniela Lucangeli dell'Università di Padova. Nota per la sua capacità di "illuminare", questa volta ha picchiato sodo, ha tirato le orecchie agli insegnanti che non si rendono conto di essere a volte loro stessi artefici del mal-essere degli alunni. La stretta relazione tra emozione e cervello -lei stessa ha ammesso di averla sottovalutata nella prima parte della sua carriera di ricercatore- evidenzia come l'attivazione emotiva favorisca la memorizzazione di informazioni. Tuttavia, se l'informazione appresa si lega ad una emozione negativa (senso di colpa, vergogna, paura ...), quando si recupera l'informazione riaffiora anche il sentimento vissuto. "Ogni volta che dovrò recuperare le informazioni che ho appreso sentendomi in colpa, oppure vergognandomi della mia prestazione o ancora avendo paura di ciò che può succedere, si riattiveranno non soltanto le conoscenze apprese, ma anche queste emozioni negative. Se questo meccanismo persiste lo studente metterà in atto dei meccanismi di difesa e cercherà di evitare tutti gli apprendimenti che riattivano anche emozioni sgradevoli. In questo modo si può incorrere nel rischio di un allontanamento dall'apprendimento".

Difficile riportare quanto altro di fondamentale è stato detto ma, soprattutto, quanto ogni intervento abbia offerto l'occasione per ulteriori riflessioni che andranno certamente a influenzare il modo di lavorare nel presente e nel futuro. Come sempre la consapevolezza non evita di compiere errori ma ti fa capire quando li compi, così la possibilità di scegliere se cambiare oppure no è semplicemente mia (e di ognuno di noi): quella responsabilità che io definisco "rischio pedagogico" che deve essere assunto da chi si interfaccia con persone da educare (docenti e genitori).
Quello che mi sono portata via da questa "due giorni" è stata anche l'idea rinforzata, rinvigorita dalle sollecitazioni culturali offerte da tutti i relatori, che nella SCUOLA POSSIBILE -quella che sperimentiamo nelle nostre classi di scuola pubblica e che, in punta di piedi, cerchiamo di raccontare sulle pagine della rivista, con la collaborazione di tutti coloro che credono in una scuola attiva, in una scuola che promuove competenze per la vita- il "vero potere" dell'insegnante sta nel saper ORCHESTRARE contenuti e abilità con la capacità relazionale, con la capacità metacognitiva che permette di attivare una continua riflessione su come funziona la mente (sia nostra che degli alunni) alle prese con l'impegno più grande e forse ancora troppo sottovalutato: accompagnare e affiancare con discrezione e competenza la persona che cresce nell'ottica che se io cresco anche lui/lei cresce e viceversa perché NEL SISTEMA SCUOLA SI CRESCE INSIEME.


Manuela Rosci
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito martedì 28/02/2017 ore 19:19 da Maria Anna Davoli
Gentile Manuela, ho seguito il tuo corso " didattica per competenze", lo scorso giugno e già mi ero sentita in sintonia con il tuo modo di relazionarti a noi insegnanti, non come "l'esperta", ma come una collega che, ricercando e sperimentando, poteva suggerire una nuova via da percorrere. Oggi leggendo il tuo editoriale sono contenta di non aver ceduto alla paura di essere giudicata per il mio modo di stare in classe, accanto a tutti i bambini e di aver cercato sempre, con semplicità, di far passare questo modo di essere insegnante. Grazie e buon lavoro.
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