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n.86 ottobre 2018
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Oggi è il giorno:21 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Chi si diverte contamina'  >>>
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Chi si diverte contamina
Un docente vincente deve sintonizzarsi con la classe
di Riccardi Barbara - L'intervista
Quando si dice: "Non fermarsi all'apparenza".
Anna Contessini è docente presso l'Istituto Superiore "Leonardo da Vinci" di Roma ed è tante altre cose: free lance presso "L' Eco" di Bergamo e per le riviste "Nigrizia" e "Amici di Follereau". Inoltre è Formatrice ANSPS, "Lega per i Diritti dei popoli" di Roma ed esperta in integrazione e socializzazione di gruppi eterogenei e discordanti.
Anna Contessini è da sempre antropologa "sul campo" (in Africa) e formatrice in diritti umani per insegnanti, educatori e addetti ai lavori. Si può dire che sia un esempio di come le tante esperienze vissute in campo personale e professionale possano fare la differenza all'interno delle nostre scuole. A trarne beneficio sono gli studenti e le studentesse che imparano da una docente che si diverte e contamina.

Quando hai iniziato a capire che volevi fare l'insegnante?
L'ho deciso a 22 anni, subito dopo la laurea, ero già sposata e mamma. Avrei avuto la possibilità di entrare in banca, e con una bimba di 4 mesi mi avrebbe fatto un gran comodo, lo stipendio era buono. Ci pensai, ma non troppo.
Dentro di me avevo scelto già di fare l'insegnante. Dalle Medie all'Università mi ero imbattuta in docenti poco carismatici, soporiferi e disinteressati agli alunni.
Mi proposi di fare l'esatto contrario di quel che era stato offerto a me.

Cosa rende un docente ricercato dai ragazzi?
Se l'insegnante ama il suo lavoro, che io chiamo "missione", e si diverte, i ragazzi lo intuiscono, e ci si diverte insieme. Questo per quanto attiene alla propria disciplina di insegnamento. Ma è riduttivo e superficiale attenersi soltanto all'insegnare bene.
Le emergenze degli studenti sono sia in campo educativo che in quello sociale, familiare. Bisogna allora sintonizzarsi con la classe, dedicarsi pienamente a loro, far passare il messaggio che "io sono con te e per te". Ciò vale per ogni alunno, che ne abbia bisogno e lo richieda, o che si chiuda e celi il suo disagio. Anche chi è in armonia col mondo intero, in età adolescenziale non è in armonia col proprio corpo e con se stesso. Ai giovani mancano le guide e i punti fermi di riferimento.
Nessun adulto gradisce responsabilità, grattacapi, seccature, ma quando si ha a che fare con i ragazzi, esseri umani più indifesi di noi grandi, ci si rimbocca le maniche e bisogna immergersi nella loro realtà, ascoltarli senza guardare l'orologio, fare il possibile con empatia e accoglienza. Ecco allora che un "bravo" insegnante intuisce le difficoltà, capta i segni, percepisce le mezze frasi, coglie atteggiamenti che rimandano ad una qualche necessità dell'altro.
Non si deve solo istruire, bensì educare i propri alunni, introdurli alla vita che verrà, alle difficoltà che potranno incontrare, renderli forti e incoraggiarli, far fruttare il peculiare valore che ognuno di loro possiede, dare ali per volare in modo sicuro.
Questo rende un docente unico: se i suoi alunni sanno che su di lui possono contare.


Qual è il motore che spinge una docente delle superiori ad iniziare progettualità umanitarie per costruire relazioni di scambio?
Opporsi ad un mondo egoista, esibizionista e superficiale è stata la spinta che mi ha invogliato verso il sociale e alla conoscenza del "diverso", coinvolgendo sempre le persone a me più vicine e quindi soprattutto gli studenti. Ho scoperto che anche i temi lontani da loro, più sconosciuti e scomodi, possono far scaturire un interesse, sia esso solamente culturale o fattivo e umanitario. È in tal modo che spesso è germogliato in alcuni di loro un attivismo sociale altrimenti sottaciuto.
Il mio desiderio è sempre stato la sensibilizzazione dei giovani ai problemi, per aiutarli a diventare cittadini responsabili e generosi. Condividendo o anche solo conoscendo gravi situazioni di emergenza, ci si lasciano alle spalle passività, rassegnazione, paure
.

Quali sono gli ingredienti fondamentali in una scuola che motivano allo studio e alla cultura? Quali sono i progetti di maggior spicco che suscitano più interesse nei ragazzi?
Le esperienze dalle quali la nostra comunità scolastica ha tratto i suoi maggiori risultati sono diverse: "Giochiamo alla Pari contro gli stereotipi", con il quale abbiamo vinto un concorso del MIUR sulle Pari Opportunità. La parità di genere continua a trovare ostacoli, malgrado l'affermarsi delle donne in tutti i campi, da quello istituzionale a quello culturale. La violenza contro le donne chiama in causa il ruolo dell'uomo e della sua responsabilità nello scenario delle relazioni tra i generi. L'uguaglianza dei diritti, le pari opportunità diventano così un'occasione per tutti. Condividiamo la voglia di superare la cultura della violenza, il bisogno di mettere in discussione gli stereotipi, per non restare in silenzio di fronte alle disuguaglianze.
Altro progetto calato sui bisogni dei ragazzi è "Il mondo giovanile, tra stati d'animo, timori e speranze". La solitudine dei giovani si esaspera nell'illusione della folla dei social. E' stato realizzato un percorso per alfabetizzare i ragazzi ai sentimenti, alle emozioni, agli stati d'animo che derivano anche dalle relazioni; è stato un cammino per non accontentarsi del solo mondo virtuale in cui si rintanano.
In occasione della "Giornata internazionale della donna" abbiamo organizzato un evento legato alla figura di Maria Montessori che si diplomò nel nostro Istituto. Le testimonianze raccolte hanno mostrato quanto dell'insegnamento e dell'esempio della Montessori ispiri tuttora il movimento di emancipazione e liberazione delle donne.


Qual è un suo ricordo di quando andava a scuola? Com'era il suo rendimento?
Purtroppo ricordo alcune sensazioni spiacevoli, fin dalle elementari. Ero cagionevole di salute e per di più la mia mamma pensò di mandarmi a scuola privata un anno prima dei fatidici 6 anni. Mi sono sempre sentita emarginata e dalle Medie fino al Liceo Classico ho faticato: i mie professori erano tutti severi o inadeguati.
Dopo il '68, epoca che non ho vissuto, le occupazioni nel mio Liceo, "rosso", borghesissimo e alla moda, furono molte; la trasgressione si palpava, l'autorità dei docenti era svuotata, e la scuola convenzionale e classica, quella dei miei genitori, cedeva il passo ad una nuova maniera di insegnare e di apprendere. La mia famiglia però, e tutti i miei docenti, purtroppo, credevano ancora nella scuola meritocratica, severa e tradizionale, nell'impegno sulle sudate carte, nell'importanza di portare il grembiule anche a 14 anni, ed altre amenità del genere. Mi sembrarono anni da incubo quelli trascorsi, con frustrazione, al Liceo Classico. Avrei voluto iscrivermi all'Artistico, ma era "poco serio", allora. Difficile è stato districarmi tra la nuova realtà che si respirava nell'aria, con i nuovi modi di opporsi e di lottare, con le manifestazioni di piazza, le assemblee, i dibattiti, i collettivi ed una realtà sorpassata e stantia che vigeva ancora nei "matusa"...
Come andavo a scuola? Dal punto di vista disciplinare ero una "peste", non mi sono mai rassegnata alla passiva accettazione, né al conformismo, ma me lo potevo permettere avendo un bel rendimento scolastico, anche se solo nelle discipline a me più congeniali e per fortuna corrispondenti a quelle caratterizzanti l'indirizzo.
Reputavo, e ancora oggi lo ritengo basilare, che lo studente non è un vaso da riempire con nozioni e saperi, ma una persona ricca di esperienze personali e di entusiasmo.


Quando ho conosciuto Anna Contessini mi sono arrivate subito la sua energia e simpatia. E' uscito tempo fa un inserto sull'Espresso sul grave problema della dispersione scolastica e c'è da chiedersi che cosa stiamo facendo per ovviare a questo. Docenti come Anna possono certamente essere da esempio per trarre le giuste modalità di intervento educativo fatto di passione e coinvolgimento.
Chi si diverte contamina, chi si diverte insegnando fa divertire imparando.

Barbara Riccardi, docente dell' IC "Padre Semeria" di Roma, Global Teacher Prize, counsellor della Gestalt Psicosociale e Giornalista pubblicista
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