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n.21 marzo 2012
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Un'esperienza da vendere... e da acquistare
Integrazione è uguale a unione
di Nucera Roberto - Long Life Learning
C'è o non c'è la crisi? Non si parla di altro in questi ultimi mesi e coloro che ci governano, cercano attraverso i quotidiani e i media di declinare le problematiche di un paese, di una società che disorientata circumnaviga in mezzo al mare della gente passando sopra la loro continua richiesta di aiuto o semplicemente quella di avere una pista da seguire per affrontare una quotidianità sempre più gravosa.

Eccoli lì, i soliti, a comandare la nave e a gridare dall'alto cosa bisogna fare per risolvere le cose, e gridano, urlano, tutti insieme senza rendersi conto, intanto, che quel mezzo pesante che li sostiene e li protegge, investe e travolge persone. Persone uguali a loro in termini di umanità, figli dello stesso cielo, persone diverse da loro per "sostanza" ed esperienza di vita.

È un po' quello che succede in molti ambienti, nelle famiglie, nelle scuole, tra amici, ovunque vi sia presenza di vita.

L'uomo ha preso su di sé, mediamente "obbligato", quella responsabilità che dai tempi gli piombò addosso: la sopravvivenza della specie. E ci riuscì... si riprodusse! E in effetti è quello che stanno continuando a fare gli uomini e donne di oggi, stanno contribuendo alla conservazione della "loro" specie, spesso fatta di superficialità e inconsistenza, che ha poco da raccontare e tanto da discutere. E poi ci sono gli altri, i diversi, che dall'altra parte fanno leva su valori e talenti dimenticati, su quelli non riconosciuti, spesso infossati che tentano di opporsi ad un'arbitraria e continua presa di potere.

Chiunque si distingue da una massa, per qualsiasi tipologia, caratteriale, fisica, intellettuale, modaiola è sempre preso di mira, quasi all'unisono, perché rappresenta il sassolino nella scarpa, il pisello sotto la pila di materassi della principessa, rompe uno pseudo-equilibrio già di per sé precario. La tendenza è sottolineare il "disease" (dall'inglese disuso in senso di malattia), cioè quello che non va e andrebbe eliminato, insolito, proprio quello che facevano i comandanti della nave o lo stile dell'uomo-custode attuale i quali, invece di vedere oltre l'apparenza, di comprenderne il contenuto, di mettersi in ascolto, i primi parlavano dei problemi senza cercare la soluzione e i secondi procedevano ad una selezione, più che naturale, ad - loro - personam.

Ma i diversi, gli altri, la gente, che crede ancora nella metamorfosi di una collettività "degente" pur essendo una minoranza (è quello che vorrebbero farci credere) sembra essere messa da parte. Noi, però, non dobbiamo nemmeno essere sempre arrendevoli e indulgenti ad una situazione che sappiamo malsana, piuttosto agguerriti e affrontare non la profetica fine di un mondo fisico dove tutti potremmo fare veramente poco, bensì impedire il disfacimento di un mondo valoriale e virtuoso attraverso armi come la conoscenza, la competenza, la volontà, la determinazione, la condivisione e il bene comune.
Ma chi sono i custodi delle "armi"?

Facendo una riflessione sulla mia esperienza scolastica, che seppur breve per una questione meramente anagrafica, ma credo anche molto significativa grazie a tutte le persone incontrate sul mio cammino, alcuni mesi fa ho avuto modo di frequentare e conoscere persone, professioniste, le quali, attraverso la condivisione e il confronto, hanno sempre cercato di mettersi in g...uerra (passatemi il termine). Parlo del corso ICARE della rete del IV e V municipio di Roma, dei validi rappresentanti che ne curavano il percorso, di tutti coloro che ne hanno fatto parte, con i quali si è tentato di mettere insieme, di integrare, soggetti diversi e opinioni diverse e trovare soluzioni comuni a problematiche, magari anche diverse, ma facenti parte dello stesso nucleo: il cambiamento... "in-naturale", dove per quest'ultimo intendo una discrepanza tra crescita (in senso di maturazione "controllata", normale, fisiologica) dell'individuo e velocità di stimoli ricevuti e richieste (che sfuggono al controllo, non adeguati a, forzati).

La sfida è continua e richiede impegno e dedizione, determinazione e rottura di equilibri, a volte prese di posizioni, dovute o meno, magari non sostenute, ma certamente condivisibili.

È quello che in questi ultimi mesi ho sperimentato nell'eterogeneità del gruppo di docenti dei quali facevo parte e con i quali, insieme, abbiamo provato a rispondere alle richieste, più o meno espresse, presentate nel nostro quotidiano, a quelle ambigue proposte fra le righe, altre derivanti da qualche disappunto delle persone che ci stavano intorno, fino ad arrivare a quelle silenti che non si osavano dire.
La bellezza di trovarsi intorno ad un tavolo, pur non essendo rotondo, non stava nella pretesa di trovare ad ogni costo la soluzione pronta e servita, bensì nella voglia di guardare e guardarsi con gli occhi della realtà, dalla più triste e infelice a quella possibile ed efficace, e dire e dirsi cosa si poteva fare e si può fare, come si poteva e si può agire, quanto si poteva e si deve dare.

La guerra di cui parlo è quella della divisione, della separazione di accordi, che solo attraverso una integrazione possibile e possibilista di persone adulte può essere affrontata. Parlo di soggetti adulti in termini di dare risposte, genitori, insegnanti, politici e altri che si assumono le responsabilità proprie del loro ruolo nella società, che non delegano sempre e comunque e non contribuiscono al "non regolare" accrescimento della persona.

Quello a cui si deve tendere è l'integrazione di buone prassi, che derivano da soggetti diversi con punti di vista diversi, problematiche diverse, ma che guardano, tutti assieme, La LUNA ANZICHE' IL DITO. È l'orientamento che deve essere comune: l'orizzonte della crescita sana di un individuo che è diverso, ma è pari in dignità e occupazione dello spazio terrestre, è pari in opportunità, è che deve essere innanzitutto (accettato e) integrato in un contesto e progetto di vita.

L'esperienza vissuta con i miei colleghi è stata proprio quella dell'integrazione, da uno a tanti, rappresentanti delle scuole della rete e che si potrebbe allargare a macchia d'olio; una rete che non vuole mietere "vittime" di chi passa da quelle parti, come una potenziale preda nella tela del ragno ma, per il principio imprescindibile della libertà personale, fatta di persone che decidono di farne parte con volontà, con disponibilità, a braccia aperte e pronte ad accogliere.
L'integrazione che intendo io è l'unione continua di persone "volenterose", che affrontano insieme le intemperie di un sistema e gioiscono del bel tempo, che si contorcono, si smuovono, ma rimangono saldi l'uno con l'altro, che a volte fanno la ola e altre proteggono e soccorrono quello che opportunamente reputano giusto.

L'esperienza dell'integrazione, è un'esperienza da fare, da acquistare, provare e poi rivenderla, senza scopo di lucro, ai migliori acquirenti, quelli che spesso non riescono a farsi sentire, quelli che a volte non hanno le risorse necessarie, quelli che non pagano per un servizio che dovrebbe essere loro sempre riconosciuto e che le persone capaci (e fortunate) dovrebbero e devono loro concedere.

Roberto Nucera, docente di sostegno scuola secondaria I grado, IC Carlo Levi - Roma
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