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n.10 febbraio 2011
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Un gioco pericoloso
Il gioco del bambino che non c'è
di Rossini Simonetta - Organizzazione Scolastica
A tavola, con la mia terza, pochi giorni fa. Posti assegnati: si inizia a mangiare. Quando mi alzo per controllare che abbiano finito il primo, mi accorgo che N. sta piangendo...così forte che non riesce nemmeno a spiegarmi il motivo della sua disperazione. Lo fanno i bambini del tavolo: le sue vicine di posto stanno facendo un gioco in cui fingono che lei non ci sia, non esista.

"Qui non c'è nessuno...questo posto è vuoto....la sedia è libera...".

Mi è immediatamente venuto in mente il film " La famiglia" di E. Scola: stesso gioco da parte di un adulto...stessa disperazione del bambino che insisteva nel cercare di farsi vedere, che continuava a dire "Eccomi, sono qui...sono qui!".

Ho sentito un pugno allo stomaco: in tre anni non avevo mai visto N. così disperata. Mille sensazioni mille pensieri ma uno su tutti: quante volte la scuola fa questo gioco con i bambini? Quante volte fa finta di non vedere chi ha davanti?

Tante, troppe... e se accadesse anche una sola volta ...sarebbe sempre troppo: un alunno ignorato è un alunno perso. Avrei tanti esempi da fare, purtroppo. Uno per tutti: A. che, lasciato da parte dalle insegnanti perché, in terza elementare, non sapeva fare niente, non capiva... ha lasciato l'abito del bambino che non c'era e ha indossato quello del provocatore, del violento, dell'atleta che si arrampicava e usciva dalla finestra.

Quando l'hanno bocciato è finito in classe mia: ero la "seconda scelta" perché in quella dove era stato iscritto, dopo l'accoglienza della collega, non era voluto entrare...nonostante le botte della madre; era entrato i giorni successivi....ma si era sistemato il banco in modo di avere la faccia rivolta al muro.

Quando me l'hanno portato, dentro di me ero terrorizzata ma dalla mia faccia non è trapelato niente. Gli ho detto che ero contenta di averlo con me ma gli ho pure detto che se entrava le condizioni erano chiare: si rispettavano le mie regole e si lavorava mettendo in gioco quello che sapeva fare. Ho visto tutte le difficoltà che aveva, l'ho accompagnato pezzetto per pezzetto lungo un percorso tutto in salita per lui: la chiave dei successi ottenuti poi è stata quella di non ignorare né le sue difficoltà né il suo essere un bambino con una realtà difficile. E' stato fondamentale farlo sentire "dentro" il gruppo classe e "dentro" il mio riconoscimento.

Spesso non sono solo gli alunni difficili come A. ad essere ignorati: la stessa sorte capita a quelli più insicuri, ai meno brillanti, a quelli con più difficoltà... a quelli che comportano più lavoro.Triste, purtroppo, ma alcuni insegnanti talvolta ignorano le richieste di aiuto di questi alunni che "vogliono " esseri visti. Vanno avanti con il loro lavoro e anzi assumono loro il ruolo di incompresi; alcuni si limitano a piangersi addosso, a lamentarsi senza pensare a come fare per... e continuano con il gioco che ha ferito N.

Riflettiamo però. C'è chi, se ignorato, si mette a piangere come la mia alunna e chi decide di farsi vedere: a modo suo però...come A.

E questo non serve e non fa bene a nessuno.

Rossini Simonetta, Docente I.C. Via Perazzi - Roma
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