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n. 32 aprile 2013
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Un gruppo-classe è un gruppo di lavoro non un gruppo di ascolto
La necessità di una rivoluzione didattica e culturale
di Comberiati Nicola - Orizzonte scuola
Parto da una premessa che sintetizzo in due punti
1. Ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.

2. E' necessario elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni con BES attraverso un Piano Personalizzato, che serva come strumento di lavoro in itinere e abbia la funzione di documentare alle famiglie le strategie di intervento programmato.

Tutto questo implica una vera e propria rivoluzione didattica e culturale che superi due criticità:
a. Una Scuola ancorata al Cognitivismo e al Gentilismo: con la formula spiegazione-interrogazione-voto in cinque o sei ore di lezione che stigmatizzano il tempo della scuola come tempo di attenzione e di ascolto.
b. Il ritorno alla tradizione umanistica e rinascimentale che si rifaceva a Leonardo, Bruno e Galileo, che interrogava le "sensate esperienze" per arrivare alle "necessarie dimostrazioni".


1) Un nuovo modo di concepire la classe e di far cultura
Un gruppo-classe è un gruppo di lavoro non un gruppo di ascolto. Come tale si riunisce per costruire un sapere dietro le suggestioni del docente. Si dà regole, si prefigge compiti, stabilisce degli obiettivi, fa delle prove di convivenza e di amicizia né più né meno dei gruppi sportivi o teatrali o di lavoro.
I gruppi vanno formati secondo i livelli di apprendimento, di motivazione, di interessi del soggetto, che manifesta spiccate originalità verso percorsi che gli sono congeniali o ritardi e apatie ancora inspiegabili. Se le neuro scienze dimostrano (Gardner) che la chiave di ingresso nella cultura è antropologica e diversa da soggetto a soggetto solo la prassi potrà far emergere in ognuno quel desiderio che lo realizzerà come uomo dell' "intelligenza (teoria) e della mano (prassi) - secondo la geniale definizione di Anassagora e di Bruno.

La scuola "attiva" parlava di centri di interessi , di nuclei forti di esperienza su cui costruire il sapere suggestionata dalla "teoria dell'indagine" di Dewey e dal suo "learning by doing" ; Claparède insisteva su una "scuola su misura" ritenendo una " mostruosità psicologica" somministrare a tutti i ragazzi la stessa nozione e pretendere risultati uguali per tutti. Era il 1921 e lo studioso, vivace sostenitore del principio di individualizzazione dell'insegnamento, si cimentava in un'organizzazione scolastica che prevedeva classi omogenee e classi mobili, sezioni parallele ed il sistema delle opzioni.
Noi oggi parliamo di gruppi di partecipazione responsabile scelti per saggiare i propri orientamenti, ma anche per essere centri cittadini di incisività produttrice e culturale. Una rivista gestita da insegnanti e alunni può assurgere a centro di informazione e a palestra letteraria, l'organizzazione di un cineforum aperto al pubblico sviluppa dialettiche politiche e fa della scuola un centro di apertura verso linguaggi liberi, così come l'organizzazione di mostre, incontri con autori, rappresentazioni teatrali in lingua, creazione di reti informatiche, centri statistici e commerciali... I tempi certo non possono essere cronometrati, essi richiedono una progettazione della scuola autonoma, che sa valorizzare i tempi estivi per le lingue o per tirocini di lavoro o per manifestazioni culturali varie.


2) Una nuova figura di docente: analista di un gruppo attraverso la Parola programmata
Punto di riferimento di un processo di trasmissione di saperi disciplinari (scienza, arte, letteratura, matematica, economia...) su cui si basa il mantenimento di valori culturali, ma anche di cura delle proprie dimensioni negative (superficialità, qualunquismo, aggressività...).
Il gruppo-classe è il primo luogo della cittadinanza e il docente è l'indicatore delle vie di conoscenza (il perfetto sorriso di Siddharta di Hermann Hesse).
Il docente-analista della Parola quotidiana deve aver lavorato su se stesso per acquisire: capacità di sopportare i conflitti del gruppo, dialogo attivo, progettazione flessibile, generosità nel dare conoscenza e interesse, fermezza nell'esigere risposte, rifiuto delle dimensioni negative (frustrazione-interesse e non falso giudizio), carisma professionale riconosciuto come identità culturale.
L'insegnante non è un "trasmettitore di nozioni", ma uno stimolatore di interessi e un "organizzatore di situazioni di apprendimento".


3) Metodo galileiano dell'apprendimento
Osservazione sistematica: diagnostica e progettuale (consente di valutare le esigenze dell'alunno e di riequilibrare l'adeguatezza della proposta educativa); di documentazione (tempi, spazi, durata, organizzazione, agganci con altre discipline, atteggiamento degli insegnanti).
Ipotesi: che è il vero e proprio motore della ricerca. Non basta guardare la realtà, occorre saperla guardare. Il sapere vero e proprio nasce come problema da risolvere, quando gli interrogativi sono resi interiori e vogliono ricevere una risposta. Questo richiede studio, applicazione, confronto.
Organizzazione del sapere secondo le regole logiche del pensiero, quella che Galilei chiamava legge fisica. Il tutto si è ridotto in funzioni semplici che possono essere espresse attraverso una equazione matematica, una legge economica, la grammatica della lingua, un'espressione artistica.
La verifica del processo cognitivo è la sua espressione linguistica, scientifica o artistica (cimento). Se il pensiero è linguaggio solo la produzione culturale verifica il possesso pieno delle strategie cognitive e delle sue trasparenze interne. Come si può notare la verifica è interna al processo formativo. E' la produzione culturale che rende ragione del pieno possesso della comprensione.


4) Tempo e apprendimento
Tutti possono arrivare all'appropriazione di una disciplina, cambiano però i tempi di apprendimento. Il che vuol dire che nessun apprendimento può prescindere dall'essere individualizzato, fatto su misura per il singolo, ma nello stesso tempo esso si confronta con un livello di maturazione del gruppo che è anche un livello del sapere raggiunto.

Il vero problema è quello di conciliare l'attenzione al singolo e nello stesso tempo innalzare il livello del gruppo.

Un invito: "Coloro ai quali è affidato il compito dell'educazione dovrebbero prestare una particolare attenzione alle doti e alle inclinazioni dei giovani dei quali sono chiamati a occuparsi" (Gardner)


Prof. Nicola Comberiati, Dirigente Scolastico e psicologo - Roma

Leggi dello stesso autore:"la scuola luogo delle differenze" in questo numero
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